A Lesbo

lesbo Papa Francesco torna dall’ isola greca di Lesbo con dodici profughi siriani (sei adulti e sei bambini) e, durante il volo, spiega ai giornalisti che si tratta di un intervento legale, oltre che umanitario, perché sono tutti forniti di documenti, scappano da una guerra e hanno quindi diritto all’ asilo politico da parte del Vaticano.

Un ragionamento che non fa una grinza, visto che per i profughi richiedenti asilo esistono norme precise del Diritto internazionale; a patto che siano forniti di documenti validi e non falsificati, identificati alle frontiere, riconosciuti come profughi, appunto, e quindi accolti secondo criteri ragionevoli di tollerabilità socio-economica.

Ecco perché il gesto del papa non può che essere considerato un atto simbolico e non la norma; semplicemente perché tra l’ idealismo e il realismo ci sono di mezzo i Paesi europei con le loro problematiche economiche, come nel caso della Grecia e dell’ Italia, e soprattutto le popolazioni a cui non si può chiedere solo sacrifici su sacrifici, visto che hanno già dato tanto nell’ accoglienza dei migranti di ogni genere, come hanno fatto in particolare greci ed italiani.

Quanti, delle migliaia che stanno sbarcando a Lampedusa in questi giorni e continueranno sicuramente per tutta la bella stagione, sono veri e propri profughi che scappano dalla guerra? Come sappiamo bene, quelli sono in grandissima parte giovani migranti africani in cerca di opportunità di lavoro (rispettabilissima motivazione, s’intende) e non famiglie di siriani perseguitati dall ‘ Isis o messi in pericolo dai bombardamenti della coalizione. E nei campi di raccolta in Grecia, quanti provengono dall’ Afghanistan, dal Pakhistan e non hanno il diritto di essere accolti in Europa, come invece è accaduto almeno fino ad ora, e con le conseguenze che ben conosciamo (vedi, per esempio, la notte degli assalti sessuali a Colonia)?

L’ Austria ha minacciato il governo Italiano di innalzare un muro al Brennero, sull’esempio di quanto hanno già fatto altri paesi europei per fermare la massiccia migrazione. Ma l’ Austria non è governata da un partito neonazista, come certi media ci vorrebbero far credere; il leader austriaco è un socialdemocratico che, giustamente, si preoccupa del benessere dei suoi cittadini/elettori innanzitutto. Questo rischia di fare dell’ Italia un grande campo profughi come la Turchia? Probabilmente sì, ma agli austriaci non possiamo continuare a chiedere il rispetto del trattato di Schenegen sulla libera circolazione, quando noi non siamo in grado o non vogliamo difendere il confine sud dell’ Europa.

Un continente che non ha confini (limes) certi e sicuri è destinato ad essere invaso, anche se pacificamente, e a subire conseguenze devastanti sul piano della sua stabilità politica e civile: la storia della fine dell’ Impero romano la conosciamo tutti, vero?

Papa Francesco ha chiesto un maggiore impegno ai popoli europei nell’ acccoglienza e per questo ha voluto mostrare che non si tratta di un’impresa impossibile. Il Vaticano, dunque, ha accolto ben dodici profughi siriani, che sono sicuramente famiglie di gente perbene, con un buon livello d’istruzione e conoscenza dell’ inglese, pronti ad integrarsi, ai quali auguriamo un futuro sereno in Italia o altrove.

Poi, però, ci sono altre decine di migliaia di migranti, che non sono tutti nuclei familiari, anzi tra loro ci potrebbe essere qualche fanatico sostenitore dell’ Isis e noi difficilmente saremmo in grado di riconoscerlo; la maggior parte di essi sono maschi islamici educati all’ idea dell’ inferiorità delle donne, pronti a considerare ogni ragazza europea che vada in giro da sola una preda sessuale. Moltissimi ne continueranno ad arrivare nei prossimi mesi estivi, e i loro viaggi continueranno ad alimentare i guadagni dei trafficanti stranieri come dei nostri mafiosi locali (pare che le cooperative coinvolte in Mafia capitale continuino a lavorare a pieno ritmo). A tutti questi certamente non penserà il Vaticano, se non nei discorsi domenicali del papa in piazza San Pietro o durante la sua prossima trasferta in Grecia o a Lampedusa.

Fosse ancora vivo il Foscolo, chissà… magari ci scriverebbe sopra un sonetto e lo intitolerebbe “A Lesbo”.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply