A Fermo, la cronaca nera diventa odio razziale

fermo Che il povero Emmanuel Chidi Namdi avesse tutte le ragioni di questo mondo per incavolarsi e reagire alla bruttissima offesa (“scimmia africana”) rivolta da Amedeo Mancini a sua moglie, è sicuro come due più due fa quattro. Che Amedeo Mancini, l’ assassino, fosse anche un cafone, un bullo da strada nonché un ultrà del calcio, già sottoposto a provvedimenti restrittivi, è un altro dato di fatto indiscutibile.

L’ indagine non è ancora chiusa, ma al momento di certo c’è solo che Emmanuel, nella violenta colluttazione, si è preso un micidiale pugno in faccia, è caduto in terra, sbattendo la testa sul duro marciapiedi, come il medico patologo ha dichiarato, ed ha perso la vita, lasciando la giovane moglie vedova e comprensibilmente distrutta dal dolore.

Se l’ Italia fosse un paese normale, dove prevalesse una cultura giuridica di tipo scientifico e i media facessero seriamente il loro mestiere, cioè informare oggettivamente sui fatti, questa potrebbe essere un’analisi sintetica ma rispondente alla realtà; fermo restando che bisognerà aspettare l’ esito delle indagini per conoscere il tipo di imputazione a carico del “presunto” colpevole (il quale peraltro ha già ammesso il delitto), che potrebbe variare da eccesso di legittima difesa ed omicidio preterintenzionale fino a omicidio volontario con l’aggravante del movente razziale.

Ma noi non siamo una vera e matura società liberale, basata sull’ empirismo e il metodo scientifico, bensì siamo dominati dal moralismo e dalla visione ideologica e distorta della realtà. Così succede che un caso di cronaca nera, come l’ omicidio del povero Emmanuel a Fermo, diventi immediatamente, senza ombra di dubbio, senza alcuna riflessione critica, senza aspettare la fine delle indagini della polizia e del magistrato inquirente, un delitto a sfondo razziale, perpetrato da un fascista-razzista-islamofobo contro una coppia di rifugiati africani; a dimostrazione del fatto che molti italiani sono ancora razzisti, che chiunque scriva mettendo in dubbio la necessità della politica di accoglienza è un istigatore alla violenza e all’ odio, che il responsabile materiale della morte di Emmanuel è sì Amedeo Mancini, ma moralmente la colpa è di Salvini e dei suoi compari leghisti.

Ecco perché a Fermo, nella chiesa madre dell’ arcidiocesi, vanno subito a sfilare e a portare le condoglianze alla vedova tutti i big della politica italiana dell’ accoglienza, da Laura Boldrini a Maria Elena Boschi, all’ eurodeputato David Sassoli e all’ex ministro per l’integrazione Kyenge. Perché i media e i politici progressisti hanno già decretato che a Fermo si è compiuto un delitto razziale, e che il suo colpevole, il Mancini, è un perfetto mostro da sbattere in prima pagina.

Probabilmente, se nei prossimi giorni si continuerà a parlare di lui, la gente si sentirà più bendisposta nei confronti delle migliaia di profughi che continueranno a sbarcare sulle coste del Sud; la maggior parte dei quali non avranno diritto all’asilo politico e, di conseguenza, si trasformeranno in semplici immigrati clandestini che se ne andranno in giro per l’ Italia (anche se in possesso del foglio di via) a vivere di espedienti o a delinquere, ma comunque protetti dalla benedetta ideologia dell’ accoglienza.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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