Posts in: marzo, 2016

A Bruxelles una tragedia annunciata

bruxelles Obama, a Cuba, ha celebrato a modo suo la fine della Guerra Fredda, che in verità era finita già dal 1989 con la caduta del Muro di Berlino e la conseguente sconfitta del comunismo sovietico; per cui andare oggi a stringere la mano di Raul Castro non ha certo lo stesso significato dello storico incontro tra Reagan e Gorbaciov, ma sembra più una visita di cortesia tra vicini di casa che un tempo s’azzuffavano per la pulizia delle scale condominiali. Durante il suo secondo mandato, però, il Presidente democratico ha accelerato il ritiro delle truppe americane dall’ Iraq, lasciando campo libero alla nascita dello Stato islamico (Daesh), e ha contribuito direttamente alla caduta del regime


La lezione romana

campidoglio Prima annunciò alla gran folla del Family day che non si sarebbe candidata a sindaco di Roma perché era incinta; e giù applausi da parte di un pubblico per cui di mamma ce n’è una sola, la maternità è il mestiere più bello che ci sia, meglio la famiglia della carriera… Quel giorno, Giorgia Meloni ebbe un indice di gradimento altissimo, perché, come sanno bene tutti i populisti, chi vuole guadagnare il consenso della folla deve fare una cosa sola: dire ciò che piace alla folla. Mettiamo che allora avesse detto: sono incita e me ne frego, vado a fare la campagna elettorale col pancione e, se vinco le elezioni, mi faccio allestire una nursery in Campidoglio;


Obama si è pentito

gheddafi Vi ricordate quell’agosto del 2010, quando Muhammar Gheddafi arrivò a Roma con tutto il suo circo mediorientale di soldatesse, body-guard, costumi tradizionali e un’autentica tenda beduina da Mille e una notte? Fu allora che Berlusconi andò ad ossequiarlo e persino a baciargli la mano, attirandosi i commenti beffardi di (quasi) tutta la stampa italiana e le critiche durissime degli esponenti dell’opposizione (all’incirca gli stessi che, quando poi è venuto il presidente iraniano Rohani, hanno ordinato di coprire le nudità delle statue del Campidoglio per non turbarlo).

Ebbene, se sorvoliamo sugli aspetti folkloristici e l’indiscutibile caduta di stile del baciamo, quella fu certamente la pagina migliore (una delle poche ben riuscite) del decennio berlusconiano, perché


L’ ultimo stakanovista

reggia Stando all’ art. 1 della Costituzione, l’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma a questo punto il condizionale diventa d’obbligo, visto che il neo direttore della Reggia di Caserta è stato pubblicamente e formalmente accusato dai sindacati locali di lavorare troppo. Eh sì, perché Mauro Felicori, un manager competente che aveva vinto il concorso ed era stato quindi chiamato a dirigere uno dei più importanti monumenti italiani, ha il “vizio” di restare fino a tardi seduto alla sua scrivania, ben oltre l’orario di lavoro previsto, mettendo in crisi tutto quel sistema impiegatizio che finora, con l’assenso delle organizzazioni sindacali del pubblico impiego, ha (mal ) gestito la Reggia.

Addirittura il dott Felicori, che viene