Un grande Mario

Se la politica seguisse la logica ferrea della matematica e le equazioni algebriche fossero la sua regola, basterebbe fare due più due e avremmo il nome del nuovo Presidente della Repubblica su un piatto d’argento. Perché, infatti, come Obama per sconfiggere la recessione negli USA ha praticato una politica monetaria che ha visto la Federal Reserve stampare dollari a profusione, i cui risultati sono stati la crescita economica del 5% e il dimezzamento del tasso di disoccupazione, così Mario Draghi ha finalmente usato il famoso bazooka del Quantitave easing, grazie al quale la Bce acquisterà titoli di Stato sovrani nei prossimi mesi in modo considerevole, con lo scopo di immettere liquidità nel sistema creditizio e riportare l’inflazione al livello più consono per la ripresa.

Ecco perché l’ autentico golden boy, più titolato di ogni Amato, Veltroni, Fassino, Finocchiaro eccetera, è colui che ormai potrebbe fregiarsi del titolo di salvatore della Patria comune europea e tenere una vero discorso sullo “stato dell’ Unione” in perfetto stile obamiano-keynesiano. E di conseguenza sedersi sul treno, ma anche sul trono, che da Francoforte lo porterebbe a Roma per prendere il posto che in passato fu di Einaudi e poi di Ciampi, e così ricordare ai leader mondiali che anche gli italiani sanno di economia e sanno come produrre ricchezza e non solo debito pubblico. Mentre avere avuto finora ai vertici dello Stato un rispettabilissimo signore troppo ossequioso nei confronti dei diktat germanici ci ha portato in passato un governo Monti che è stato solo l’esecutore materiale dell’austerity, ovvero della cura a base di salassi e sanguisughe per uscire dalla crisi, che ha impoverito la classe media e praticamente distrutto le aspirazioni di un’intera generazione.

Probabilmente non sarà Mario Draghi il nostro prossimo Presidente e noi ci dovremo accontentare di un’altra faccia sepolcrale ma “autorevole” espressione della casta, (non) gradito a tutti e neppure tanto ingombrante come un governatore della Bce che per la prima volta ha cambiato il corso della politica economica comunitaria. Ma in ogni caso, che si tratti di un cattolico o di una donna o di un altro post-comunista, ormai il dado è tratto: il vero grande Mario ha sparato le sue cartucce e passato la palla alla politica, ovvero al governo che c’è o che forse prima o poi si farà. Perché la riforma elettorale, anche se non ci piace, è bella e pronta, grazie al fatto che due leadership in Italia si sono affermate e riaffermate, visto che Renzi ha tracciato un confine netto tra riformisti e conservatori nel Pd, e Berlusconi ha (forse) raggiunto la maggiore età rinunciando alle pose estremiste suggeritegli dai falchi e sta iniziando a ragionare da statista.

Adesso, dunque, è arrivato il momento migliore per realizzare e non più annunciare le riforme. Se Renzi vuole fare sul serio, deve solo cogliere l’ assist di Mario Draghi e persino il placet ricevuto da Angela Merkel in amichevole visita a Firenze; e quindi spingere sull’acceleratore, estendere il bonus degli 80 euro e farlo diventare una vera e propria detrazione fiscale, riformare il mercato del lavoro per tutti e non solo per i neoassunti, tagliare le aliquote sugli utili delle imprese, abbattere i carrozzoni della politica nelle partecipate comunali e regionali.

Certo, contro il cambiamento, c’è tutto un blocco burocratico-sindacale-politico welfarista e statalista che trova nella minoranza del Pd e nella Cgil i suoi rappresentanti più agguerriti. Ma la sonora sconfitta dei dissidenti sull’approvazione dell’ Italicum e la batosta assestata in Liguria a Cofferati (l’ ex-santone della Cgil e oggi ricco poltronista europeo) sono segni evidenti che lasciano ben sperare.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

6 Comments

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  • IL QE è solo maquillage finanziario per il settore finanziario garantito dagli stati. Quindi, in parole povere anzi poverissime, dobbiamo, con le nostre tasche, finanziare e garantire i quattrini alle banche. Non c’è nessuna sicurezza che questi soldi si trasferiscano all’economia reale. In Usa ha funzionato? Si, a vedere il Pil si direbbe di si. A vedere la distribuzione della richezza è andato ai soliti ( multinazionali e banche) tanto che i salari reali Usa si stanno drammaticamente avvicinando a quelli messicani

    Se non vi basta la spiegazione alla buona, evitando cazzari che scrivono su Wikipedia, vi posto un articoli di un autorevole economista (CHE TANTO NON LEGGERETE)

    http://vocidallestero.blogspot.it/2014/05/feldstein-il-quantitative-easing-non.html

    syntax error 5 anni ago Reply


  • Gli strumenti tecnici della politica esistono e si chiamano riforme: in materia fiscale, ristrutturazione del debito e investimenti produttivi. Il QE è solo uno stimolo monetario, al resto devono pensarci gli Stati sovrani. E comunque, giusto per essere chiari, io parlo quanto mi pare e piace, lei è non è obbligato ad ascoltare.

    Roberto 5 anni ago Reply


    • Certo che si può parlare ci mancherebbe. Si può parlare a vanvera chi lo nega. A volte conviene tacere si fa miglior figura ma tant’è. Le cosidette riforme accennate non hanno nulla ma proprio nulla a che vedere con “il QE è un’opportunità che adesso la politica può e deve sfruttare” parole sua. A vanvera ma sua. Di nuovo quali sono esattamente gli strumenti tecnici perchè il QE e non altro ma il QE possa e debba essere sfruttato dalla politica? Se non li conosce lo dica non c’è nulla di male a non sapere.

      A vanvera 5 anni ago Reply


  • Senza patrioti non andremo da nessuna parte, questo è poco ma sicuro. Che la Merkel faccia il suo gioco, non è una novità. Ma il QE è un’opportunità che adesso la politica può e deve sfruttare, a favore dell’impresa e del lavoro, non delle banche. Negli States ha funzionato, è certificato. Potrebbe, dico potrebbe, funzionare anche qui. Sono un patriota, e me lo auguro. La flessibilità è un bene se è flexsecurity, e il jobs act va in questa direzione, come spiega il prof Ichino a chi lo voglia leggere. Io, quindi, non temo la flessibilità, ben venga anche nella PA… purché ci rinnovino i contratti e ci trattino civilmente. La saluto anch’io, Syntax.

    Roberto 5 anni ago Reply


    • QE, lo sappiamo, sta per Quantitative Easing, ovvero “alleggerimento quantitativo“. Il significato, in realtà, è relativamente semplice: la Banca Centrale Europea si impegna ad acquistare titoli di Stato emessi dai Paesi membri, e titoli di agenzie sovrannazionali dell’eurozona. Per l’esattezza, il programma prevede 60 miliardi di euro di acquisti ogni mese, da marzo 2015 sino a settembre 2016. Che questo possa avere, in linea teorica, una ricaduta sulle famiglie e sulle inprese è appunto un’ipotesi. Quando si parla di materie di cui si ignora sostalnzialmente il vero significato e la reale portata si rischiano affermazioni a dir poco azzardate: “la politica può e deve sfruttare, a favore dell’impresa e del lavoro, non delle banche. Negli States ha funzionato, è certificato. Potrebbe, dico potrebbe, funzionare anche qui”. Non si possono sommare le pere con le mele, non si può paragonare la FED con la BCE. La politica può e deve? E con quli strumenti tecnici può far ciò? A volte conviene tacere.

      alleggerimento? 5 anni ago Reply


  • Ci risiamo Prof,
    andiamo con ordine, commenterò capoverso per capoverso:

    1. il programma appena varato non servirà a nulla. Sebbene si parli di cifre astronomiche non smuveranno di una virgola l’attuale situazione. Il target di inflazione al 2% sarà ancora una volta disatteso perchè l’unico modo sarebbe quello della monetizzazione del debito publico da parte dello Stato, ovvero a finanziare opere, infrastrutture ecc ecc. Il QE sarà soltanto destinato a regolare gli aspetti legati ai sistemi bancari e finanziari.

    2. che vuol dire produrre ricchezza e non debito pubblico? Il debito publico, ovvero quanto spende lo Sato per finanziare la spesa corrente(tra cui il suo stipendio) e pagare gli interessi, è componente positiva per la determinazione del PIL.
    Inoltre in economia ad un debito corrisponde sempre un credito, si è mai chiesto perchè non se ne parla mai? E di chi è questo credito?
    Infine il debito pubblico italiano era, fino al 2009, perfettamente sostenibile ( Studi OCSE e FMI)

    3 La Merkel ha dato il suo placet perchè la costruzione del QE è proporzionale alle quote detenute nella BCE stessa dai vari Stati, ovviamente in primis la Germania, ed è subordinato a serie regole che vanno fino al commissariamento degli stati. Infine, visto che non vuole il debito, gli acquisiti di bond tramite QE sono garantiti dalla banche centrali degli stati membri. Quindi che abbiamo fatto? Il giochino delle 3 carte, avvantaggiando ancora una volta Berlino firmando assurde clausole.
    Inoltre, fossi in lei, non farei tanto il tifo per le riforme del mercato del lavoro, perchè se non lo sa, siamo il 2° paese dopo il Regno Unito come flessibilità del lavoro. Infatti il settore privato (tutto) è già belllo che sistemato. Ora toccherebbe solo a voi della PA.

    Infine, come ammise Vitor Constancio (vicegovernatore BCE) siamo in crisi di DEBITO PRIVATO e più precisamente di INDEBITAMENTO PROVATO ESTERO. Agli stati e quindi anche a me e a lei, è sato chiesto di rimetterci i soldi per parare il culo a questa manica di criminali.
    La saluto ricordandole che nè l’UE nè la Germania fanno il nostro interesse. E come in economia tutti sanno, rinunciando alla gestione diretta della politica monetaria di una paese ti ritrovi SEMPRE nella cacca fino al collo.

    Veda lei quali potrebbero essere le soluzioni. Per questo paese servono patrioti non vermi ( e ovviamente non sto dicendo a lei)

    syntax error 5 anni ago Reply


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