Un film politicamente scorretto

Andate a vedere “La bella gente”, il film di Ivano De Matteo, che racconta una storia estremamente attuale senza cadere nella trappola del politically correct, anzi facendoci capire che cosa si può celare talvolta dietro la maschera del buonismo.

Una coppia di ex sessantottini ormai felicemente imborghesiti, ma pur sempre fedeli alla vecchia ideologia della sinistra radicale, trascorrono le vacanze estive nel loro casolare di campagna elegantemente ristrutturato ed arredato, bevendo Chianti d’annata e leggendo buona letteratura. Lei ( la bravissima e sempre affascinante Monica Guerritore) è una psicologa che lavora in un centro d’accoglienza per donne vittime della violenza (ed è proprio questo il tema centrale, la benedetta o dannata accoglienza a seconda dei punti di vista); lui, che era il suo compagno ai tempi delle lotte studentesche e poi è diventato suo marito, ora fa l’architetto, un’ attività che sicuramente gli rende molto bene visto il tenore di vita.

Mentre tornano dal paese, dove fanno la spesa non alla Coop ma solo in botteghe raffinate e certificate da Slow food come tutti gli autentici radical-chic di quella generazione, assistono a una scena raccapricciante: sul bordo della strada una giovanissima prostituta viene schiaffeggiata e malmenata dal suo protettore. Che farà allora la buona e solidale psicologa? Potrà restare impassibile davanti allo sfruttamento e alla violenza subita da una donna indifesa e pure immigrata? No di certo, per cui convince il marito a prelevare la ragazza dalla strada, fingendosi un cliente, e a portarla in casa loro, dove verrà generosamente accolta e salvata.

Per alcuni giorni è tutto un idillio: tra la padrona di casa e la ragazza ucraina si stabilisce quasi un rapporto materno, lei le compra vestiti nuovi, le prospetta un futuro in Italia con tanto di permesso di soggiorno,si impegna persino a trovarle un lavoro una volta tornati in città; il marito è più realistico ma poi, superata l’ iniziale diffidenza, si affeziona a Nadya e le regala un libro di poesie russe, testo in cirillico e traduzione italiana.

Purtroppo, poi arriva il figlio della coppia, studente di economia a Londra, un vero dongiovanni educato da mamma e papà ai principi progressisti del libero amore, fidanzato con una ragazzina ricca e straviziata. E qui finisce l’idillio buonista. Lui molla temporaneamente la fidanzata e per qualche giorno si trastulla con la bionda e sensuale ucraina, che invece s’innamora veramente e pensa di aver trovato l’uomo della sua vita. Il non previsto innamoramento, però, scatena l’ira della psicologa, perché accogliere una ex prostituta in casa va bene fino a un certo punto, ma se poi questa si corica col figlio e si mette anche in testa di diventare sua moglie, beh no,allora è troppo, bisogna correre ai ripari e mettere subito fine all’accoglienza.

Così la ragazza, di punto in bianco, si ritrova con la valigia in mano, una busta con qualche foglio da cento euro e l’indirizzo di un centro per ex prostitute dove dovrebbe andare. E (metaforicamente) un calcio nel sedere.

Alla fine Nadya, mentre attende il treno, si mette i soldi nella borsetta, getta in terra il foglietto con l’indirizzo e si rifa il trucco da prostituta. Perché ha capito come stanno le cose in Italia: qui quasi tutti hanno un cuore d’oro, all’inizio si mostrano generosi e accoglienti, ti salvano, ti ospitano e persino ti coccolano e ti fanno sentire una di famiglia. Ma prima o poi ti lasciano per strada.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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