Se la Russia ci aiuta

hollande Il meeting mondiale per la riduzione dell’ inquinamento atmosferico si è appena concluso a Parigi con un accordo che, almeno sulla carta, farebbe ben sperare per la qualità dell’aria che respireremo nei prossimi anni. Sempre che gli accordi verranno rispettati e non lasciati nei cassetti governativi, visto che nessuna sanzione sarà presa in caso che essi vengano disattesi. Per questo fanno bene ad esultare i leader che hanno fortemente voluto questa conferenza, ma hanno ragione anche gli ambientalisti a mantenersi su un piano di maggiore realismo e cautela.

Sanzioni vere e proprie, invece, furono decise in termini di embargo commerciale nei confronti della Russia da parte della UE, su forti pressioni del presidente Obama, in seguito alla crisi scoppiata in Ucraina. In quell’occasione vennero bloccate le esportazioni soprattutto di natura agroalimentare, illudendosi di mettere in ginocchio l’economia russa e di costringere Putin a ritirare il sostegno militare dato agli indipendentisti della Crimea.

Con quali risultati? Che la politica di Putin nei confronti delle popolazione russofile dell’ Ucraina non si è spostata di un millimetro; ma i danni economici ai Paesi esportatori, come l’ Italia che era in prima fila, si contano in miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro svaniti nel nulla.

Quanto fosse autolesionista e completamente inutile la politica delle sanzioni contro la Russia era, dunque, già chiaro a tutto quel comparto economico fatto in gran parte di piccole e medie imprese, che da alcuni anni lavoravano in modo quasi esclusivo con la Russia dell’era Putin, quella cioè dei russi che consumano e, quando possono, amano spendere e comprare i nostri prodotti.

Ma il presidente Obama (e la Merkel lo ha sempre sostenuto) è convinto che siamo entrati in una nuova fase della Guerra Fredda, che pensavamo tutti fosse definitivamente conclusa con la caduta del Muro e la fine del nefasto comunismo sovietico; per questo egli sta ora cercando di allargare le frontiere della NATO sempre più ad est e si oppone all’ egemonia russa nel sud dell’ Ucraina.

Che cosa è successo, però, di recente che ha cambiato radicalmente lo scenario internazionale e, di conseguenza, anche la posizione del governo Renzi sulla questione del rinnovo automatico delle sanzioni alla Russia, previsto per gennaio 2016? E’ accaduto che una banda di terroristi islamici fedeli al Califfo Al Baghdadi, nel giro di un paio di anni, è riuscita prima a conquistare un territorio, a cavallo tra Siria e Iraq, e a farne il suo Stato col nome tristemente noto di Isis; successivamente gli stessi hanno dichiarato guerra ai paesi dell’ Occidente, compiendo una serie di attentati sanguinari in Europa, culminati con la strage del 13 novembre a Parigi. In questa realtà, mentre gli Usa dell’amministrazione Obama hanno sostanzialmente scelto il disimpegno militare o comunque un profilo basso in Medioriente, limitandosi a bombardamenti che non hanno cambiato niente sul campo di battaglia, la Russia di Putin è intervenuta con forze di aria, di mare e di terra a fianco della Francia di Hollande e degli altri paesi della UE che si sono attivati (l’Italia per ora è presente con i suoi Tornado solo sull’ Iraq), e ha addirittura minacciato il Califfo di un possibile, anche se improbabile, uso di armi atomiche.

Ecco come si spiega la mossa, molto coraggiosa in verità, di Matteo Renzi, che qualche giorno fa, al Coreper, la riunione dei 28 ambasciatori dell’ Unione europea, ha chiesto formalmente che le sanzioni contro la Russia non vengano rinnovate automaticamente ma ridiscusse.

Che l’ Italia abbia bisogno di una solida alleanza con la Russia, per motivi economici e commerciali era già noto da un pezzo, eppure, a causa del nostro antico complesso di inferiorità nei confronti degli USA e finanche della Germania, non abbiamo sollevato alcuna obiezione all’embargo; ma oggi la posta in gioco non è più solo la prosperità del settore agroalimentare, oggi si tratta di sicurezza nazionale, visto che l’ Isis sta sempre più espandendosi in Libia, e la Libia confina con le acque della Sicilia. Di conseguenza, chi combatte veramente l’ Isis non può che essere considerato un amico, a maggior ragione se compra i nostri prodotti e d’estate manda i suoi ricchi turisti a spendere in Versilia o sulla Costiera amalfitana.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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