Quel monsignore fa politica

Se la Cei, per bocca del suo vertice monsignor Nunzio Galantino, chiede maggiori interventi a favore degli immigrati e della loro integrazione, fa semplicemente il suo mestiere che è quello di diffondere il messaggio evangelico di fratellanza universale e amore verso il prossimo?

Sarebbe ( e dovrebbe) essere così, se il vescovo si limitasse a una indicazione di carattere morale, come fanno tutti i precetti cristiani che da duemila anni sono fonte di ispirazione e guida all’interno di quel mondo che chiamiamo Occidente. Ma lui non si è espresso in termini morali, bensì ideologici, quando è entrato in diretta polemica prima con i “piazzisti della politica”, ovvero i leader come Salvini e Grillo che denunciano il business delle cooperative e criticano il metodo dell’accoglienza adottato in Italia, e in seguito persino con l’attuale governo perché sarebbe colpevole di limitarsi a salvare gli immigrati ma non a favorirne anche l’integrazione.

In pratica, giusto per capirsi, è come se un prete durante la predica domenicale, anziché invitare i fedeli ad essere spontaneamente caritatevoli verso i poveri, dichiarasse coram populo che tizio e caio non elargiscono sufficienti elemosine o addirittura fanno del male. La differenza tra la prima e la seconda modalità di comunicazione religiosa è evidente a tutti, a maggior ragione se tizio e caio sono il leader della lega Nord, il leader dei 5stelle e i ministri del governo Renzi.

Ovviamente non è stato solo un errore nella comunicazione quello di monsignor Galantino ed in generale dei vescovi della Cei, si tratta di una vera e propria rottura di quel patto ormai quasi secolare stabilito tra lo Stato italiano e il Vaticano, che traduce nella pratica l’antico motto evangelico del “dare a Cesare quel che è di Cesare”.

Le dichiarazioni specifiche che criticano una legge dello Stato italiano come la vecchia Bossi-Fini, che per altro è stata già superata, sono fortemente irriguardose e quindi inaccettabili se provengono da una istituzione che ha la sua ragion d’essere nel magistero morale e non nella critica politica; inoltre non vanno neppure alla radice del problema dell’immigrazione, che non dipende dall’ inadeguatezza dell’attuale politica di accoglienza, ma dal radicalismo islamico in Medio Oriente e dai regimi dittatoriali in Africa centrale.

Non c’è dubbio che la solidarietà e la pietas siano elementi costitutivi e imprescindibili della nostra società, che vanno sempre richiamati alle coscienze, come fece il Papa nella sua famosa visita a Lampedusa. Ma se poi lo stesso Bergoglio inizia a parlare di “atto di guerra” contro gli immigrati se in Europa si mettono in pratica politiche di difesa dei confini nazionali e i vertici della Cei attaccano i leader politici italiani che sono pienamente legittimati a criticare le modalità finora adottate di accoglienza, evidentemente questo significa che la Chiesa romana sta prendendo una deriva che può essere solo inquadrata nella “teologia della liberazione” e finisce di conseguenza con l’ invadere il campo della politica. Ma la politica, invece, è proprietà di Cesare, dei cittadini e dei partiti che democraticamente li rappresentano.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno, dove ho insegnato per molti anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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