Lupi solitari

lupi Syed e Tashfeen sono, o meglio, erano due sposini di origine pakistana, integrati benissimo nel sogno americano (lui come ispettore della sanità guadagnava circa seimila dollari al mese), con una bella villetta in un quartiere residenziale californiano dove il sole splende dodici mesi all’anno e, da pochi mesi, anche genitori di un bambino.

Apparentemente tutto normale, dunque, anzi quasi perfetto. Questi non erano due immigrati che vivevano nella miserevole banlieue francese, tra spacciatori e disoccupati. Syed e Tashfeen non erano “poveri” del nord Africa o del Medioriente che, secondo il luogo comune divulgato dai terzomondisti arcobaleno e persino dal papa, si trovano in una condizione di emarginazione che spiegherebbe la loro adesione al terrorismo.

I due giovani pakistani, in apparenza una coppia di cittadini americani musulmani, erano in realtà dei lupi solitari. Nonostante che il giorno dopo la strage di San Bernardino (14 morti e 21 feriti) quasi tutti i media abbiano indicato la pista della motivazione personale, come una lite sul posto del lavoro, un’offesa subita da lavare col sangue o cose del genere, l’ FBI è ormai certa che gli sposini del male erano islamisti, ovvero musulmani fanatici, nemici giurati dell’ Occidente, sostenitori dell’ Isis e seguaci del califfo Al Baghdadi, come la stessa Tashfeen ha scritto sul suo profilo Facebook il giorno della strage.

Qualche segnale della loro radicalizzazione, in verità, c’era stato, lo ha dichiarato il fratello di Syed in un’intervista: lui si era isolato anche dai familiari, si era fatto crescere la barba come fanno quasi tutti i fondamentalisti e passava il suo tempo libero a pregare in moschea; mentre lei portava il burqa persino in casa, quando riceveva le visite dei parenti.

Se i due abbiano preso ordini da una centrale del terrore siriana oppure abbiano agito di loro iniziativa, questo lo diranno le indagini della polizia che sono ancora in corso. Ma, in ogni caso, ora sappiamo che si è trattato di una strage di matrice islamista.

E così si smonta definitivamente la storiella, in qualche modo rassicurante, del legame tra povertà-emarginazione e terrorismo.

Syed e Tasfeen avevano tutto quello che migliaia di nostri giovani desiderano e spesso non riescono ad ottenere: un lavoro ben pagato, una casa, una figlio. Eppure, la mattina di mercoledì 2 dicembre gli sposini hanno consegnato il loro bambino alla nonna, hanno indossato le tute mimetiche e, con armi da guerra e in mente la jihad, sono andati a massacrare tante persone indifese che lavoravano in un centro di assistenza per disabili.

I lupi solitari del terrorismo islamista, dunque, sono tra noi e, prima o poi, potrebbero tornare a colpire. Occorre che i servizi di intelligence europei si coordino molto meglio di quanto hanno fatto finora, occorre che le strade e i luoghi di ritrovo siano protetti dalle forze dell’ordine come già avviene dopo lo strage di Parigi, ma occorre anche che i cittadini normali alzino la soglia della loro attenzione e imparino a tenere gli occhi ben aperti.

Non facciamoci illusioni: il nostro stile di vita, purtroppo, sta già cambiando

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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