“La Preghiera dell’ Alpino” non si tocca

Voler censurare la “Preghiera dell’ Alpino” laddove dice “…rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”, non è che l’ultimo maldestro tentativo di “sottomettersi” – come direbbe lo scrittore francese Houllebecq e ripeterebbe certamente la grande Oriana Fallaci se fosse ancora viva – al pensiero unico del multiculturalismo intriso di pacifismo arancione ma tendente al rosso, di cui le Boldrini, le Kyenge, i Vendola, i Vauro eccetera sono ormai diventati i principali tromboni e le grancasse.

Fosse stata la solita sparata di un vecchio terzomondista che un tempo andava in giro alzando le foto di Che Guevara e Arafat, non ci saremmo neppure disturbati a scriverci un post o a pensare “guarda ‘sto scemo che va a prendersela con gli alpini”. Il guaio è che a chiedere di cancellare la frase perché ritenuta guerrafondaia e xenofoba, non è stato il solito marxista ex-rivoluzionario e oggi ultrapacifista, ma un prete, tale padre Francesco Rigobello, che il giorno di Ferragosto, alla messa dell’ Assunzione della Beata Vergine Maria in una chiesetta sul Passo San Boldo, ha chiesto agli alpini della sezione Vittorio Veneto di leggere la tradizionale Preghiera in una versione politically correct, ovvero senza il riferimento diretto alla difesa della patria e della civiltà cristiana.

Per chi conoscesse un po’ la storia e il carattere degli alpini, quei valorosi che in un bel libro lo storico della prima guerra mondiale Luciano Viazzi chiama “I diavoli dell’ Adamello”, sarebbe superfluo precisare quale sia stata la reazione dei soldati in congedo lì presenti; ma forse non tutti hanno letto le storie di eroismo unito a generosità e altruismo di questo corpo, dai tempi della cosiddetta Guerra Bianca e della campagna di Russia fino alla recente loro presenza in Afghanistan.

Beh, a farla breve, gli alpini si sono orgogliosamente rifiutati di togliere anche una sola virgola alla loro Preghiera, che risale ai tempi della seconda guerra mondiale, e l’hanno recitata integralmente fuori dalla chiesetta al termine della messa. In segno di protesta verso un altro rappresentante della Chiesa romana che ha abbracciato l’ideologia multiculturalista: “pacifismo ideologico”, con queste parole l’hanno poi giustamente stigmatizzato i vertici dell’ Associazione nazionale alpini.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno, dove ho insegnato per molti anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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