L’ ex sindaco di Roma come Giulio Cesare

cesare giulio A chi pensava Ignazio Marino quando ha detto:” Chi mi ha accoltellato ha 26 nomi e cognomi ed un unico mandante…”? Sicuramente, almeno nella testa dell’ ex sindaco, il mandante morale della congiura che ha portato alla sua cacciata dalla poltrona di primo cittadino romano è stato il premier Renzi e gli accoltellatori (metaforicamente, s’intende ) sono stati i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione che lo hanno sfiduciato, nero su bianco, dimettendosi tutti davanti al notaio.

Ma sembra altrettanto certo che, oltre al riferimento di carattere contemporaneo, ce n’ è un altro, anche se più celato e indiretto, alla storia dell’antica Roma che tutti noi possiamo sicuramente recuperare, con un minimo sforzo, dai ricordi degli studi fatti sui banchi di scuola. Beh, chi altro poteva sentirsi Ignazio Marino, visto che ha parlato di congiura e di coltellate che gli sarebbero state inferte nella sala capitolina chiamata proprio Giulio Cesare, dove svetta un’imponente statua del grande generale che poi assunse il titolo di “Imperator” e di “Pater patriae”, nonché dittatore a vita e amante ufficiale di Cleopatra, e finì con l’essere ucciso il 15 marzo del 44 a. C. (le “Idi” di marzo secondo i romani) da un gruppo di congiurati che lo attirarono in Senato e gli rifilarono ben ventitré coltellate?

Ora, si potrebbe facilmente obiettare che la citazione della morte di Cesare sia un tantino azzardata e frutto di un po’ di megalomania oppure di esagerato vittimismo; ma non è così, perché l’essere sindaco di Roma e quindi poggiare le chiappe su una poltrona che, come dicevamo, sta proprio accanto alla statua del primo imperatore romano, le idee di grandezza le metterebbe in testa a chiunque, finanche a uno che nella sua vita precedente faceva il chirurgo e salvava la vita alle persone. E infatti, prima di lui, a Roma c’era stato un altro sindaco megalomane, che non venne accoltellato ma solo inquisito, un certo Alemanno (oggi non se lo ricorda più nessuno), che fece assumere nelle varie municipalizzate qualche decina di parenti dei suoi amici e amici dei suoi parenti, tutti però con incarichi importanti, grazie ai quali le casse del Comune trassero cospicui vantaggi ( visto che i salassi, si sa, fanno bene alla salute).

Prima ancora c’era stato un altro Princeps Augustus, che aveva voluto fare di Roma la capitale del cinema mondiale e della cultura, tale Walter Veltroni (anche di lui oggi non si hanno più notizie), fregandosene però delle periferie dove, tra campi rom, discariche e microcriminalità, stava iniziando quel degrado urbano che piano piano, col passare degli anni, avrebbe portato a Mafia capitale, a Salvatore Buzzi padrone della più grande cooperativa rossa in combutta con un ex terrorista nero e un noto politico veltroniano addetto allo smistamento degli immigrati, e persino a un clan di delinquenti (i Casamonica) in grado di dettare legge e festeggiare il funerale di un loro boss in pieno centro cittadino, con tanto di banda, cavalli, manifesti e lancio di petali di rose da un elicottero in volo (non si sa da chi) autorizzato.

Insomma, Marino è solo l’ ultimo di una dinastia scellerata di sindaci romani che si reputavano grandi ma che forse, più che ai primi imperatori romani, come Cesare e Ottaviano Agusto, somigliano ad alcuni loro discendenti di minor valore: come quel Gaio, passato poi alla storia col nome di Caligola, che si fece ereggere un tempio e che, per umiliare la classe senatoria, almeno così si dice, nominò senatore il suo cavallo. Inoltre Caligola, come i futuri sindaci romani, riuscì a dissestare le finanze della capitale con la sua politica populistica delle elargizioni e dei giochi circensi, e ovviamente finì vittima di un colpo di Stato. Chissà se anche ai suoi tempi esistevano le municipalizzate dei trasporti e le cooperative…

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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