L’ assoluzione

L’ assoluzione in via definitiva di Berlusconi sulla vicenda Ruby rallegra tutti quelli che hanno a cuore il garantismo e credono ancora nella Giustizia. Da qui a ritenere che l’ assoluzione abbia effetti miracolosi, del tipo acqua di Lourdes, sulla sua capacità di rientrare in gioco e pretendere di giocare da centravanti-federatore dopo aver portato Forza Italia sulla soglia del 13 per cento, suo minimo storico, beh ce ne corre. Per cui va bene che si siano stappate bottiglie di spumante e si siano abbracciati tutti, da Verdini a Brunetta, ovvero coloro che sono contro e coloro che ancora sostengono il patto del Nazareno, l’ euforia è davvero un bel sentimento che affratella ed unisce, ma poi bisogna pur analizzare la realtà dei fatti, una volta passata la sbornia.

E i fatti parlano chiaramente: il grande federatore del 1994 aveva vinto perché innanzitutto aveva offerto una proposta credibile ai moderati italiani; inoltre aveva giocato di sponda con un’ Alleanza Nazionale che voleva togliersi di dosso il cliché del partito neo fascista e con la Lega di Bossi che era federalista e autonomista, non certo nazionalista e antieuropa come l’ attuale Lega di Salvini. E poi, non dimentichiamocelo, la Sinistra di allora era ancora l’ erede del vecchio Pci di cui conservava perfettamente gli ideali statalisti e la mentalità assistenzialista.

Adesso, invece, i players sono sostanzialmente cambiati: il Pd a guida Renzi è diventato un partito riformista che ha sposato molte battaglie liberali, come la riforma del mercato del lavoro e della giustizia, mettendo in un angolo le varie minoranze post comuniste e conquistandosi così sempre più spazio tra l’elettorato di centro; il centrodestra si è praticamente scisso in una Destra più forte ma di ispirazione xenofoba, il cui leader indiscusso è Salvini, in un centro assai minoritario che ormai è stato praticamente assorbito nella galassia renziana e in un partito praticamente anarchico, Forza Italia, che ha smarrito la sua originaria identità, per cui oscilla tra la posizione nazarena e quella oltranzista, e quindi non può realisticamente aspirare ad attrarre né l’elettorato moderato, affascinato dal giovane Matteo Renzi, né quello estremista, tutto in mano all’ altro Matteo della politica italiana.

Che cosa augurarsi a questo punto? Che il Cavaliere, assolto e in pace con il mondo, faccia oggi quello che non seppe fare al tempo della scissione con Ncd. Ovvero che prepari il terreno e lasci giocare la nuova generazione. Solo così, attraverso il naturale meccanismo della competizione, potrà emergere una nuova leadership (Fitto, Tosi, Meloni, Alfano, i nomi certo non mancano) che ricostituisca l’area del centrodestra in una forma moderna e di stampo europeo. E questo sarebbe un bene per la democrazia italiana nel suo complesso: perché, se in un paese non esiste la prospettiva (anche lontana) dell’alternanza, allora è la morte della democrazia.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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