Il preside e le maestre multiculturaliste

presepe Sembra quasi una gara di stupidità multiculturalista: a Rozzano, nel milanese, un preside vieta i canti natalizi nella sua scuola, mentre in provincia di Roma le maestre di una materna espellono Gesù Bambino dal presepe e sostituiscono i tradizionali Re Magi con figurine di moderni migranti mediorientali.

Ecco due chiarissimi esempi pratici di quello che lo scrittore francese Houellebecq spiegava poco tempo fa nel suo romanzo “Sottomissione”: gli europei sono diventati così sbandati e fragili sul piano della loro identità culturale, da voler rinunciare persino ai simboli più noti ed anche più pacifici (come quelli natalizi), di fronte all’ evidente forza identitaria della presenza islamica nel nostro continente.

Nei casi citati, in verità, c’è anche di più. Non si stratta, infatti, di non voler mostrare i propri simboli per sedare un conflitto in corso; qui addirittura ci si arrende prima che un eventuale quanto improbabile conflitto si manifesti, visto che nessuno aveva protestato per le imminenti celebrazioni natalizie a scuola e che alcuni genitori islamici intervistati in tv hanno poi dichiarato di essere rimasti spiacevolmente sorpresi per la decisione del preside.

Allora è quasi d’obbligo dover ricordare che Oriana Fallaci (citatissima sul web in queste ultime settimane) alcuni anni fa aveva già denunciato nella sua celebre trilogia proprio questo fenomeno di cedimento che è strettamente culturale, prima ancora che di ordine politico o militare. L’ occupazione tout court dei nostri paesi da parte del mondo islamico non avrà mai luogo,ovviamente; il vessillo nero dell’ Isis in piazza San Pietro continuerà a sventolare soltanto nei deliranti video-messaggi del Califfo. Questa è una verità fattuale, vista l’ enorme superiorità tecnologica dell’ Occidente e delle grandi potenze internazionali, Russia compresa. Per cui l’incubo dell’ Eurabia evocato dalla Fallaci resta soltanto un’ allegoria letteraria, che pur tuttavia ha una sua verità se la si colloca sul piano della vita quotidiana e dell’antropologia.

Perché non è l’ Islam radicale a vincere la guerra culturale (quella militare la perderà sicuramente, come in passato è già successo in Afghanistan); ma è l’ Europa multiculturalista che si mostra pronta a perderla, quando rinuncia alla propria storia cristiana e al tempo stesso greco-romana e illuministica, in nome di un errato concetto di integrazione.

Il preside di Rozzano e le maestrine laziali sono evidentemente solo degli ignoranti perché ignorano l’importanza dei simboli e, soprattutto, non hanno capito che educare i bambini alla tolleranza (secondo l’insegnamento di Voltaire) e al rispetto dell’altro presuppone la conoscenza di sé, l’affermazione orgogliosa delle proprie origini e delle proprie tradizioni. In caso contrario non ci sarà mai integrazione, ma sottomissione al più forte.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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