Il modello Expo ha funzionato

download Ha ragione Crozza che, nella sua divertente imitazione di un turista in coda davanti ai padiglioni dell’ Expo, canta :”Era meglio venire a giugno che ad ottobre”. Ma questo la dice lunga anche sull’indiscutibile successo della manifestazione, visto che le code erano la testimonianza oggettiva (anche se un po’ noiosa) della presenza di tantissimi visitatori che hanno affollato il cardo e il decumano milanesi, dall’inaugurazione fino alle ultime settimane di apertura.

Allora ben venga la solita canzoncina irriverente del comico della tv, ma piantiamola con lo spirito brontolone e pessimista di quanti ancora sostengono il vecchio detto “tanto peggio, tanto meglio”, per cui stanno lì a fare solo pronostici di fallimenti e disgrazie per ogni avvenimento o manifestazione che nasca in Italia, soprattutto se dietro vi sia il coinvolgimento più o meno diretto di Matteo Renzi.

Dell’ Expo milanese avevano predetto: l’insuccesso per le scarse presenze (smentito clamorosamente da venti milioni di biglietti venduti); il fallimento sul piano dell’ immagine del nostro Paese (invece sono venuti i più importanti leader, Putin e Angela Merkel compresi, e ci hanno fatto i complimenti); attentati di matrice terrorista (il servizio d’ordine è stato impeccabile, perché garantito da soldati, carabinieri e guardie private che all’ingresso controllavano ogni singolo visitatore come se salisse su un aereo e che poi erano sempre presenti durante tutto il giorno); l’incapacità degli organizzatori (i tempi di allestimento degli stand e dei servizi sono stati rispettati e tutto ha funzionato bene, dai parcheggi ai bagni chimici) e, per finire, ruberie e tangenti sugli appalti che sono stati rigorosamente monitorati dal gruppo di lavoro del magistrato Raffaele Cantone.

L’ Expo è la dimostrazione che, nonostante Mafia capitale, la corruzione dilagante, la burocrazia inefficiente e tutti i mali dell’ Italia che conosciamo nei dettagli, è possibile comunque mettere su un’organizzazione che ha richiamato milioni di turisti, ha concentrato l’attenzione dei media internazionali sul nostro Paese oltre che sul grande tema dell’alimentazione e, dulcis in fundo, ha offerto la possibilità a centinaia di giovani di trovare un lavoro che, se pur a tempo determinato, resterà impresso positivamente nella loro memoria e soprattutto nel loro curriculum.

Sì, certo, abbiamo fatto lunghe file per entrare nei padiglioni e sicuramente non siamo riusciti a vederli tutti in un giorno o due di visita. Ma abbiamo fatto interminabili code a suo tempo anche per andare sulle cascate artificiali di Gardaland o nella casa di Biancaneve e i Sette nani a Eurodisney, e non ci siamo lamentati perché sapevamo che, quando c’è da divertirsi, arrivano in tanti, grandi e bambini. Eppure i pessimisti preferiscono vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e, persino quando è quasi del tutto pieno, non sperano che di vederlo cadere in terra e rompersi in mille pezzi.

A Milano, purtroppo per loro, i pessimisti (o “gufi” come li chiama qualcuno) sono rimasti delusi, e il successo sotto tutti i punti di vista dell’ Expo made in Italy li farà rodere di rabbia ancora per un bel po’.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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