Il destino comune di Italia ed Israele

Siglato da pochi giorni l’accordo con l’ Iran sul nucleare, Matteo Renzi visita Israele, incontra il premier Netanyahu e tiene un discorso alla Knesset, il parlamento monocamerale.

Renzi ha sostenuto apertamente le ragioni che hanno portato i 5+1 (paesi del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania) a concedere ampio spazio di fiducia all’Iran guidato dagli ayatollah, da sempre finanziatori del terrorismo sciita in tutto il Medio Oriente e soprattutto nemici acerrimi degli israeliani; così ha implicitamente ammesso di non condividere l’ opinione di Netanyahu che vede profilarsi all’orizzonte l’incubo di un olocausto nucleare per il suo popolo.

Ma poi Renzi non ha esitato ad usare un registro elevato quando ha dichiarato che “La sicureza di Israele è anche la sicurezza dell’ Italia e dell’ Europa, abbiamo un destino comune da condividere”. Questo è un passaggio chiave perché indica e giustamente enfatizza il legame prioritario e indissolubile che sia la medesima matrice culturale sia la storia del Novecento hanno stabilito tra i paesi europei (l’Italia innanzi tutti) e lo Stato d’ Israele. Allora le parole “destino comune” non sono una formula retorica, ma rispecchiano la verità fattuale: Israele è oggi l’unica autentica democrazia in Medio Oriente, il più forte presidio contro il totalitarismo islamico declinato nelle diverse modalità e, di conseguenza, la sua sopravvivenza garantisce indirettamente la sicurezza dei paesi mediterranei, il più esposto dei quali al pericolo del terrorismo è ovviamente l’ Italia vista la sua configurazione geografica.

Molto appropriata è stata anche la dura condanna da parte del premier italiano degli assurdi boicottaggi commerciali che sono stati recentemente organizzati in paesi occidentali contro Israele, purtroppo sostenuti persino da alcuni settori dell’establishment intellettuale. “Chi boicotta Israele – ha detto Renzi – non si rende conto di boicottare se stesso, di tradire il proprio futuro”.

Se, dunque, l’abbraccio di Renzi e Netanyhau è stato un gesto sincero di reciproco riconoscimento ideale e non solo di amicizia, chi garantirà nei fatti la sicurezza di Israele nei prossimi anni, visto che l’ Iran avrà presto una maggiore capacità economica di foraggiare il terrorismo antioccidentale e in un futuro non lontano finanche la possibilità di disporre di armamenti nucleari?

Il presidente Obama sta già cercando in qualche modo di rassicurare il suo alleato israeliano con la promessa di finanziamenti per la realizzazione di uno “scudo” antiatomico, ma la prospettiva più realistica è che sarà Israele stesso a preoccuparsi di garantire la sua sicurezza. Perché così è stato in passato per ben due volte, quando nel 1981 l’aviazione israeliana distrusse il reattore di Saddam Hussein e nel 2007 bombardò la centrale nucleare di Assad in Siria, costruita con l’aiuto della Corea del Nord.

Questa è quindi una certezza, da cui tutti i paesi dell’ area mediterranea, che condividono il suo destino, possono trarre vantaggio: Israele non esiterà a lanciare uno “strike” preventivo, se avrà il sentore che in Iran le promesse fatte sull’uso civile del nucleare non saranno mantenute.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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