I nostri confini

Se persino la civilissima Inghilterra, culla della democrazia e dello stato liberale nel mondo, pensa di chiudere le frontiere ed abolire nei fatti il trattato di Schengen per mettere un freno all’ultima massiccia ondata migratoria, beh, cosa ne facciamo delle solite accuse di xenofobia di cui i vescovi italiani e la sinistra politically correct si è riempita la bocca nei confronti di chi, nel nostro paese, ha duramente criticato la logica dell’accoglienza?

Evidentemente c’è un altro modo di concepire lo Stato nazionale, di cui i confini sono linee geopolitiche reali e non virtuali, dai tempi della fondazione di Roma e della divinità Terminus che aveva la specifica funzione di proteggere, appunto, i “cum-fines”; ebbene questa visione della sovranità nazionale non è prerogativa dei gruppi di estrema destra o della Lega (come scioccamente i media hanno cercato di farci credere), ma nasce nel filone di pensiero liberale, romantico e risorgimentale di tutto il XIX secolo ed arriva coerentemente ai nostri giorni passando per Churchill, De Gaulle ed Helmut Kohl.

Chi ha violentemente negato l’idea mazziniana di Stato-Nazione, è stato innanzitutto il totalitarismo novecentesco, sia con il progetto nazista del Terzo Reich o della grande Germania, sia con la concezione internazionalista del comunismo sovietico. Ma gli Stati democratici sono usciti vittoriosi dalla seconda guerra mondiale e dalla Guerra Fredda, riaffermando ancora una volta la “sacralità” dei loro confini e allacciando questa alla difesa delle loro forme di governo.

Se poi l’ Unione europea, nata con lo scopo di rendere più forti ed omogenee le diverse entità statuali, sia diventata invece una realtà sovranazionale di carattere prevalentemente tecnico-finanziario che si realizza nelle commissioni di alti burocrati anziché nel parlamento degli eletti dai popoli, questa è la dimostrazione che non solo i totalitarismi ma anche l’utopia del cosmopolitismo e del trattato di Schengen sono una minaccia alla sovranità nazionale.

E’ dunque comprensibilissimo l’allarme lanciato dal ministro dell’Interno inglese Theresa May, che indirettamente punta il dito contro la politica dell’accoglienza messa in pratica dal governo italiano, il quale ha rinunciato a difendere i nostri confini (anche se liquidi, essi sono pur sempre confini) e ha aperto le porte del territorio nazionale a decine di migliaia di immigrati nordafricani irregolari, tra cui i veri e propri profughi aventi diritto all’asilo politico sono solo una piccola minoranza.

Anziché distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani nei porti libici di partenza e schierare la marina militare a proteggere le nostre acque territoriali, come sarebbe stato opportuno fare già prima dell’estate, il governo italiano si è illuso di poter coinvolgere gli altri Stati dell’Unione nella dissennata e dispendiosa politica dell’accoglienza, che nel nostro paese serve principalmente ad arricchire le cooperative rosse e le organizzazioni cattoliche. Ma la risposta negativa è arrivata prima dalla Francia di Hollande e dai paesi dell’ est Europa come la Polonia e l’Ungheria, e ora persino dalla liberale Inghilterra che ha sempre ospitato nel suo territorio un notevole numero di immigrati dalle ex colonie. Evidentemente la misura è colma per tutti. E purtroppo anche i cittadini del paese siciliano di Mineo, dopo l’ultima tragedia tristemente prevedibile dei due anziani massacrati da un immigrato africano, ora lo sanno bene.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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