Grexit

In caso di Grexit, la commissione Ue sta valutando che tipo di aiuti umanitari fornire al popolo greco. Questo, purtroppo, sta a significare due cose: 1) l’ipotesi dell’uscita della Grecia dalla zona euro è diventata concreta; 2) le sue conseguenze appaiono drammatiche soprattutto per i greci che le sentiranno direttamente sulla propria pelle.

Perché questo è il risultato della “hybris” dei leader greci, ovvero della tracotanza che nella tradizione omerica gli dei consideravano la peggiore offesa nei loro confronti e quindi non esitavano a punire duramente. Il più arrogante di tutti, l’ ex ministro Varouphakis, si è poi autolicenziato, col benestare del suo capo Tsipras perennemente sorridente come un “Puer aeternus”, appunto, visto che si era reso completamente inaffidabile per i suoi colleghi dell’ eurogruppo.

Tsipras ha pensato di dover consumare il rito della “perfetta” democrazia col referendum (lo stesso che in Italia Grillo e Salvini non si stancano di evocare, e che a suo tempo amava usare anche Napoleone e prima ancora gli imperatori romani con i plebis scita), senza capire che il confine tra la democrazia e la demagogia è sottile, per cui è facilissimo passare da Pericle ad Alcibiade, dall’ essere un leader democratico a un “capo popolo” che, una volta conquistato il potere, se ne frega delle regole e del principio di realtà.

Il referendum, così fortemente voluto, poi caricato di significati simbolici ai limiti della psicologia degli archetipi in lotta ( Puer contro Senex) e alla fine in-gloriosamente vinto, non solo ha reso ancora più distanti e rigide le parti (creditori internazionali versus Grecia debitrice), non ha neppure prodotto alcun risultato concreto, nessuna proposta da parte dei negoziatori greci, nessun passo avanti verso la soluzione del dramma.

Tsipras, al Parlamento europeo dove ha parlato mercoledì, non ha elencato le possibili riforme da fare, ma si è limitato alla solita generica condanna dell’ austerity che non ha funzionato in Grecia e poi ha sostanzialmente allungato la mano e chiesto un ulteriore prestito-ponte di sette miliardi. Eppure noi sappiamo che con l’austerity e un programma serio di modernizzazione il Portogallo, la Spagna, l’ Irlanda per non dire la Lettonia e la Lituania hanno compiuto passi da gigante: come potrebbero oggi quei popoli accettare di aver fatto grandi sacrifici e sapere che ai greci verranno saldati i debiti solo in nome della solidarietà e senza che essi realizzino le riforme indispensabili per cambiare e andare verso la crescita? Concedere tutto al’arroganza di Tsipras oggi, significherebbe creare un precedente molto pericoloso per il futuro della Ue. La Grecia può essere salvata, ma solo all’interno di certi parametri economici e regole europee condivise.

Il secondo tempo della tragedia greca è appena iniziato.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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