Family Day

La presenza di migliaia di persone al recente Family day di Roma testimonia che, per fortuna, moltissimi italiani mantengono una concezione del matrimonio di tipo lessicale prima ancora che tradizionale, visto che il dizionario Devoto-Oli lo definisce così: “rapporto di convivenza dell’uomo e della donna in accordo con la prassi civile, ed eventualmente religiosa, volto a garantire la sussistenza morale, civile e giuridica della famiglia”.

Tralasciamo pure la cifra ipotizzata di un milione di manifestanti, cifra che viene sempre irrealisticamente sbandierata ogni volta che in quella magnifica piazza romana c’è un’adunanza sindacale o politica. Che siano stati un milione o centomila, fa poca differenza, perché comunque essi rappresentano un sentimento popolare molto diffuso, che va dunque preso in considerazione, rispettato e non tacciato di oscurantismo medievale come i santoni del movimento Lgbt, tra cui l’on. Scalfarotto, usano fare.

Evidentemente non tutti in Europa la pensano allo stesso modo, e se anche nella cattolicissima Irlanda ha vinto il referendum che apre al matrimonio omosessuale, questo non significa che necessariamente le cose debbano procedere nello stesso modo in Italia.

Ma essere contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso (da cui deriverebbe il loro diritto ad adottare figli o a metterne al mondo tramite la fecondazione eterologa) significa essere omofobi?
Personalmente, io sono a favore del matrimonio inteso solo come vincolo tra un uomo e una donna, ma nutro il massimo rispetto per le scelte sessuali e affettive di tutti, quindi non ho pregiudizi di alcun tipo nei confronti degli omosessuali. Dirò di più: da molti anni ho almeno un paio di amici gay ai quali voglio sinceramente bene ed ai quali auguro tutta la possibile felicità.

Ciò che, invece, mi offende e mi infastidisce profondamente è l’ideologia “gender”, che non dev’essere automaticamente associata all’omosessualità. Noti omosessuali, come gli stilisti Dolce e Gabbana, per esempio, ne hanno pubblicamente preso le distanze. Quella del gender è veramente un’idea pazzesca oltre che pericolosa, perché vorrebbe smontare la natura stessa delle differenze sessuali alla nascita e proporre una nuova pedagogia basata sulla libera scelta delle proprie tendenze. Ora, che un adulto sia libero di scegliere le modalità della sua vita sessuale, questo è sicuramente un principio universalmente riconosciuto o almeno lo è nelle società occidentali e liberali; ma che ai bambini debba essere impartita sin dalle scuole materne l’ educazione gender, come vorrebbero i suoi sostenitori europei ed italiani, mi sembra una vera e propria aberrazione ideologica.

Non c’è alcun dubbio che le unioni civili (non solo quelle di tipo omosessuale) si stanno diffondendo sempre di più e quindi necessitano di un riconoscimento giuridico, come è già avvenuto in Francia e Germania. Si faccia, dunque, una buona legge che vada incontro alle esigenze di tante persone conviventi; non per questo bisogna andare a scardinare il meccanismo naturale sul quale da sempre si basa la vita degli esseri umani e la salute stessa delle nostre società.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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