E se facessimo come l’ India?

Narenda Modi, il premier indiano, è da poco rientrato da un viaggio in Cina, dove ha siglato contratti per investimenti e prestiti cinesi che si aggirano sui 22 miliardi di dollari. Naturalmente, con i vertici della Repubblica popolare ha discusso anche del contenzioso che riguarda le frontiere tra i due paesi, ma soprattutto ha parlato di affari.

A Shangai,davanti agli investitori istituzionali e privati, ha spiegato come l’ India abbia imboccato la strada di uno sviluppo crescente che potrebbe persino superare quello cinese (attualmente al 7% ), pur altissimo se lo confrontiamo ai tassi europei ed italiano in particolare.

La Cina ha bisogno di un nuovo grande mercato dove vendere i prodotti delle sue industrie e l’ India, che necessita in primo luogo di infrastrutture, si candida ad essere quel mercato.

Ma cos’è successo in quel paese che fino a pochi anni fa nella nostra percezione di occidentali veniva associato soltanto ad immagini di fame e miseria o, nel migliore dei casi, di misticismo?

Il premier Modi l’ha detto chiaramente: la via dello sviluppo è iniziata grazie a privatizzazioni, riforma della tassazione, riduzione della burocrazia, grande impulso alle infrastrutture. Solo nelle ferrovie, il governo indiano prevede di investire ben 137 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

Secondo una importante banca d’affari, Goldman Sachs, in India la crescita nel 2016 arriverà al 6,9% e quindi dovrebbe superare quella cinese, che probabilmente scenderà al 6,8%.

Paragonate a quel misero +0,8% che potrebbe rappresentare nel migliore dei casi la crescita italiana quest’anno, quelle indiane sono percentuali da capogiro, che per noi sembrano un sogno, una meta irraggiungibile. Eppure anche l’ Italia ha conosciuto quel tipo di sviluppo, negli anni del cosiddetto “boom economico”, verso la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del successivo decennio. Allora, anche da noi, le tasse erano basse e gli investimenti privati e pubblici venivano incentivati; il debito pubblico non era ancora cresciuto e la burocrazia, molto più snella dell’attuale, funzionava bene.

Certo non si possono rimettere indietro le lancette della Storia e di conseguenza l’ Italia non potrà tornare ad essere il paese rampante dell’autostrada del Sole e degli elettrodomestici; ma quantomeno dovrebbe guardare a quei paesi che dalla crisi sono usciti e oggi hanno ripreso a crescere, grazie appunto alle privatizzazione, alla riforma della pubblica amministrazione e ad una politica di tipo espansivo.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

1 Comment

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  • Le sue analisi sul boom economico sono da nobel.
    Così come sono di notevole spessore le sue ricette per il rilancio economico italiano.
    Lasci perdere l’economia, non è come commentare una partita di pallone

    syntax error 4 anni ago Reply


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