Bergoglio nella Casa degli uomini liberi

A quelli che in Italia hanno impropriamente fantasticato di fondare un partito di Sinistra, Ecologia e Vaticano, vedendo in Bergoglio il loro nuovo leader, dopo che per anni avevano osannato le gesta di dittatori marxisti come Fidel Castro o guerriglieri di professione come Che Guevara, il discorso che il papa ha tenuto davanti al Congresso USA in seduta plenaria non sarà certamente piaciuto, soprattutto nel passaggio iniziale che salutava “la Terra della libertà e la Casa del coraggio”, citando le parole dell’inno nazionale americano.

Nella visita che si è conclusa con la partecipazione al family day di Filadelfia e che lo ha visto parlare non solo ai rappresentanti del popolo ma anche nel Palazzo di Vetro dell’ ONU, nonché visitare la scuola di un quartiere abitato da ispanici e neri, e raccogliersi in preghiera a Ground Zero in ricordo delle vittime dell’ 11 settembre, papa Francesco ha certamente deluso le aspettative di chi immaginava discorsi anticapitalisti e sperava in toni decisamente antiamericani.

Beh, niente di tutto questo: Bergoglio è entrato nell’aula del Congresso a Washington con passo felpato, mostrando verso quel luogo tutto il rispetto dovuto a una storia e una tradizione che, a partire dalla Dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776 e dai dieci emendamenti alla Costituzione del 1791 sui diritti fondamentali dei cittadini, ha sempre costituito un baluardo mondiale in difesa della libertà di tutti gli uomini contro le più brutali forme di dittatura.

E’ soprattutto grazie a quella Casa e a quel popolo coraggioso che l’ Europa è stata liberata dal cancro del nazifascismo e di conseguenza l’ Italia ha potuto festeggiare la fine di un regime liberticida durato vent’anni. Ed è stato grazie alla presenza militare degli USA attraverso la Nato che il comunismo sovietico è stato fermato nella sua espansione al di qua del Muro. Quando infatti J.F. Kennedy, nel 1963, volò a Berlino e tenne il suo celebre discorso a Rudolph Platz sul futuro del popolo tedesco, disse che in quel momento si sentiva un berlinese ( “Ich bin ein Berliner”), proprio per esprimere non una generica solidarietà ma il preciso impegno a difendere nei fatti la Germania dell’ ovest e il suo sistema democratico, nell’attesa di quell’evento epocale che lui non avrebbe potuto vedere, ma che poi si realizzò il 9 novembre 1989 con la caduta del Muro e la successiva fine del comunismo sovietico.

Chi dunque sperava in un papa anti USA o chi, dall’altra parte, l’aveva accusato di essere un po’ comunista evidentemente si sbagliava. Bergoglio è in verità un papa peronista e, ovviamente, francescano (come il suo nome già indica), che continuerà a porre l’accento sulle questioni fondamentali della povertà, della guerra e dell’ambiente; questioni che i paesi occidentali devono necessariamente impegnarsi a risolvere nell’immediato futuro, se vogliono essi stessi sopravvivere. Per questo è indispensabile una forte politica mediterranea dell’ Europa, che sia volta a stabilizzare le aree dove sono attualmente accesi terribili focolai di guerra e ad offrire nuovi strumenti di sviluppo alle popolazioni africane nei loro territori.

Ma tutto ciò sarà possibile solo mediante una stretta collaborazione con l’ alleato americano (che però cerchi non di isolare ma di coinvolgere anche la Russia di Putin nella lotta contro l’ Isis), nella comune convinzione che il benessere e la pace sono possibili, come la storia del Novecento ci insegna, grazie a sistemi liberali e ad economie di mercato. Probabilmente questo lo sa bene papa Francesco, anche quando auspica una forma di capitalismo più attento ai bisogni degli ultimi e uno sviluppo secondo modelli sostenibili.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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