Ha ragione Al Sisi

Finalmente abbiamo quello di cui si sentiva da un pezzo la necessità e che tutti in Europa aspettavamo: che dall’interno del mondo musulmano qualcuno parlasse chiaro e tuonasse contro la jihad. Il generale e presidente dell’ Egitto Abdel Fattah al Sisi, che sempre è stato ostile al partito della Fratellanza musulmana in quanto testa di ponte verso il terrorismo e che nonostante questo è stato finora osteggiato dai governi democratici, è diventato apertamente il nemico numero uno dell’ Isis e quindi il nostro migliore alleato.

Mentre l ‘Onu continua a perdere tempo con i tentativi di condurre al tavolo delle trattative gruppi armati di fondamentalisti che tutto vogliono fuorché la pace, il generale non ha esitato ad inviare i caccia dell’aviazione contro la centrale dell’ Isis in Libia per vendicare la decapitazione degli egiziani copti avvenuta sulla spiaggia della Sirte. E, subito dopo l’intervento dal cielo, ha fatto seguire un coraggioso blitz delle forze speciali egiziane via terra, che ha portato all’eliminazione di molti soldati del Califfato.

Ormai non c’ è dubbio che, se ci troviamo con la minaccia aperta dell’ Isis a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane, la responsabilità va attribuita in toto alla sconsiderata guerra voluta nel 2011 da Sarkozy e Cameron, ai quali si accodarono pur contro voglia Obama e Berlusconi, per abbattere il regime di Mu’ammar Gheddafi. Il motivo di quella guerra non era certo la volontà di “esportare” la democrazia in Libia, ma molto probabilmente a guidarla furono gli interessi anglo-francesi in materia di risorse energetiche e, quindi, la partecipazione dell’ Italia fu un vero e proprio atto di masochismo geopolitico, visto che L’ Eni operava in quell’area da molti anni. Inoltre, come ci ricordiamo benissimo, gli accordi stabiliti con Gheddafi erano volti ad assicurare non solo forniture energetiche al nostro Paese, ma anche il controllo delle coste e il blocco delle partenze dei barconi.

Oggi l’ Italia si trova, purtroppo, di fronte ad una doppia emergenza: l’ Isis che tenta di conquistare tutta la Libia (e, come annunciato, di piantare la bandiera nera del Califfato a Roma); migliaia di immigrati che stanno arrivando e che continueranno ad arrivare, innescando così una vera e propria bomba demografica, senza escludere persino infiltrazioni di terroristi.

Ecco perché il generale Al Sisi è oggi il nostro miglior alleato e , prima o poi, andrà supportato da un intervento dei paesi europei più interessati alla stabilizzazione del nord Africa, Italia in primo luogo. Ha fatto, dunque, benissimo il governo ad inviare in Egitto il sottosegretario Minniti, una persona di provata competenza e lunga esperienza in ambito di intelligence, per manifestare la nostra solidarietà e il nostro impegno nella lotta all’ Isis. Ma certo è che l’ Italia, se vuole realmente salvaguardare la sicurezza dei suoi cittadini, non potrà limitarsi ad esprimere generica solidarietà e attendere gli esiti delle trattative dell’ Onu: intanto deve agire e fare fronte comune con l’Egitto che, per nostra fortuna, oggi è guidato da un grande generale.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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