A’ la guerre comme à la guerre

hollande Perché è giusto ed opportuno bombardare le roccaforti dell’ Isis in Siria come stanno facendo attualmente la Francia e la Russia e, in maniera molto più limitata, gli Stati Uniti?

Innanzitutto per una ragione militare che si richiama al principio della legittima difesa: se i terroristi prendono d’assalto una capitale europea come Parigi e ammazzano i ragazzi che siedono al caffé o ascoltano un concerto, mentre continuano a minacciare l’ Italia e sicuramente a pianificare altri attentati, è bene tentare di fermarli preventivamente in tutti i modi possibili: coordinando i servizi di intelligence alleati, controllando e segnalando chiunque entri in uno dei nostri Paesi, e ovviamente colpendo duramente lo Stato Islamico, il mandante delle stragi.

Ma c’è anche un altro motivo che giustifica quanto Hollande e Putin, facendo rivivere l’ antica Intesa cordiale tra Francia e Russia, portano avanti con determinazione: la necessità di inviare un segnale di forza dell’ Europa verso quella grande parte dell’ Islam che è come una zona grigia, perché non si è schierata con i terroristi ma neppure li condanna apertamente, e sta a guardare, per ora in silenzio, lo svolgimento di questo terribile match.

Gli islamisti radicali, da Al Qaida all’ odierno Isis, hanno sempre accusato l’ Occidente di essere una civiltà in piena decadenza culturale e morale; essi ci vedono e ci descrivono nei loro comunicati un po’ come i Romani del III d. C., guidati da sovrani deboli e corrotti come il famoso Eliogabalo che praticava culti orientali e una sessualità sfrenata, incapaci di reagire e persino di difendere i loro confini (limes). I fondamentalisti hanno voluto, quindi, mostrare a tutto il mondo dell’ Islam che l’ Europa è vulnerabile e può essere facilmente conquistata: è questa la ragione delle stragi di Charlie Hebdo e del Bataclan, che però sono soltanto gli ultimi anelli di una lunga catena di sangue iniziata con l’omicidio del regista olandese Theo Van Gogh e poi proseguita con il militare inglese sgozzato su una strada a Londra, con i nostri turisti massacrati nel museo tunisino eccetera.

Queste dimostrazioni sanguinarie di potenza erano, inoltre, sostenute dalla propaganda dei predicatori di odio all’interno di tante moschee europee che fino a poco tempo fa venivano scarsamente controllate. Ed è così che si sono formati i “foreign fighters” nostrani: credendo nell’ invincibilità dei jihadisti, obbedendo alle indicazioni degli imam radicali e, quindi, andando ad addestrarsi in Siria per poi rientrare in Francia, Belgio, Inghilterra e Italia con i kalashnikov e le cinture esplosive.

Tutto questo è stato possibile perché in Europa (Oriana Fallaci ce lo aveva spiegato benissimo già una decina di anni fa) si era diffusa l’ ideologia buonista del multiculturalismo, per cui agli immigrati islamici era concesso di vivere secondo le loro regole, come la poligamia, l’imposizione del burqa, i matrimoni combinati tra ragazze minorenni e uomini adulti, l’infibulazione e quant’altro. Contemporaneamente, nelle nostre scuole erano spariti i presepi e i canti di Natale per evitare di “offendere” i non cristiani; con l’accusa di islamofobia si era cercato di tacitare ogni critica al pensiero politically correct, e addirittura a Firenze è stata recentemente impedita a una classe di bambini la visita ad una mostra di arte sacra perché le loro maestre “multiculturaliste” probabilmente temevano di irritare i genitori musulmani.

Ma dopo i 129 morti di Parigi, l’ Europa ha finalmente iniziato a risvegliarsi. Anche se alcuni leader si sono defilati (come la Merkel che alza la voce solo quando parla delle nostre economie) e altri un po’ balbettano (come Matteo Renzi che non si è ancora affrancato dalla sua formazione pacifista-lapiriana), l’aria che tira è ora completamente diversa. Il buonismo fino a ieri imperante sta cedendo il passo ad un più sano realismo. I nostri militari con i mitra per le strade e davanti ai monumenti non inquietano più nessuno, anzi sono guardati dalla gente con riconoscenza. Le bandiere arcobaleno sono quasi del tutto sparite persino sui social network e al loro posto sventolano quelle della Francia, che per tutti noi cittadini d’ Europa stanno a rappresentare gli ideali di libertà e fratellanza, ma anche la forza e il coraggio che gettarono le basi della nostra società, dai tempi della Rivoluzione francese alle guerre d’ Indipendenza, fino alla sconfitta del nazi-fascismo nel 1945 e alla più recente demolizione del Muro di Berlino.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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