Posts in: giugno, 2015

Family Day

La presenza di migliaia di persone al recente Family day di Roma testimonia che, per fortuna, moltissimi italiani mantengono una concezione del matrimonio di tipo lessicale prima ancora che tradizionale, visto che il dizionario Devoto-Oli lo definisce così: “rapporto di convivenza dell’uomo e della donna in accordo con la prassi civile, ed eventualmente religiosa, volto a garantire la sussistenza morale, civile e giuridica della famiglia”.

Tralasciamo pure la cifra ipotizzata di un milione di manifestanti, cifra che viene sempre irrealisticamente sbandierata ogni volta che in quella magnifica piazza romana c’è un’adunanza sindacale o politica. Che siano stati un milione o centomila, fa poca differenza, perché comunque essi rappresentano un sentimento popolare molto diffuso, che va dunque preso in considerazione, rispettato e non tacciato di oscurantismo medievale come i santoni


Il Forteto degli orrori condannato

Finalmente si è chiuso a Firenze con una dura condanna ( 17 anni anni e mezzo di carcere a Rodolofo Fiesoli e pene inferiori ad altri suoi 16 fedelissimi) il processo di primo grado contro il fondatore della cooperativa-setta-gulag il Forteto, dove per anni si sono consumati abusi sessuali e violenze di ogni tipo su minori, in nome di una folle ideologia che metteva insieme comunismo, omosessualità e religione.

Nella comunità, per circa trent’anni, sono stati mandati bambini vittime di violenze in famiglia che poi finivano col diventare nuovamente vittime dei loro genitori affidatari, tutti membri della setta e seguaci di Fiesoli, il guru che voleva “liberare” i piccoli dagli oltraggi subiti imponendogli rapporti omosessuali e un puro stile di vita cattocomunista, fatto di interrogatori, confessioni


Ma davvero la scuola non è un’ azienda?

“La scuola non è un’ azienda”: questo è lo slogan che, insieme a quello del “preside-sceriffo”, viene spesso usato dal vasto movimento sindacalizzato degli insegnanti per combattere la riforma governativa della Buona scuola.

A prima vista sembrerebbe un’affermazione sacrosanta, dato che nelle scuole non si producono beni di consumo ma si formano, si istruiscono e si preparano i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Quindi, mentre un’ azienda deve sottostare alle logiche ferree del mercato, innanzitutto il profitto, la scuola sarebbe libera di operare perché ha come fine solo l’educazione e la formazione degli studenti.

Secondo il ragionamento della maggioranza degli insegnanti, le aziende fanno parte di un mondo dominato dal brutale capitalismo, ma le scuole vivono in una realtà parallela, incontaminata e idealizzata: due realtà che più