Vincenzino Nibali, padrone del Tour

Questa strana estate (e la chiamano estate) ci ha regalato la visione della Costa Concordia che viene trainata alla velocità di due nodi verso la demolizione finale nei cantieri di Genova e sembra l’ allegoria spietata dell’ Italia ormai sulla via del declino: perché, come il bellissimo piroscafo, è stata guidata da capitani sbruffoni e narcisisti (la politica degli ultimi vent’anni) che l’ hanno portata al disastro (un debito pubblico di duemila miliardi di euro), senza neppure il coraggio estremo di sacrificarsi per i loro passeggeri.

Ma già poco prima avevamo dovuto assistere allo spettacolo indecente della rapida eliminazione degli azzurri dai campionati del mondo brasiliani, dove il nostro bomber multietnico e straviziato, Balotelli, ha dimostrato di essere solo un bamboccione senza personalità e senza palle da mettere in porta; il mister Prandelli, per anni venerato come un santo taumaturgo pur non avendo mai vinto niente, a cinque giorni dalla Caporetto calcistica, nemmeno il tempo di recitare qualche Ave Maria in ginocchio sui ceci, ha già in tasca pronto un contratto milionario coi turchi, leva l’ ancora e chi s’è visto s’è visto; per concludere con il capitano della Nazionale, il gran Buffon portierone, anche lui passato come un razzo dalla moglie Seredova, la famiglia e i figli alla D’ Amico giornalista sportiva, per incollarsi a lei, senza pudore, sul solito yacht extralusso con paparazzi al seguito e relative foto sui giornali.

Sembrava, dunque, un’ estate da archiviare, visti anche gli scherzetti del tempo che ci sta rovinando le vacanze, la noiosissima discussione per la riforma del Senato (ma che gliene frega agli italiani preoccupati di non arrivare a fine mese?) e, soprattutto, le immagini di guerre varie trasmesse in tv.

Ma poi è arrivato lui, Vincenzino Nibali, detto “lo squalo dello Stretto” perché nato a Messina, e allora la musica è cambiata. L’ avete vista o no la 18esima tappa del Tour de France, sui Pirenei? Il nostro campione, a dieci chilometri dall’ arrivo tutti in salita, parte in fuga solitaria e poi letteralmente vola sull’ Hautacam, per cui al traguardo non ha nessuno accanto se non la gente in delirio, allora alza il pugno destro in segno di vittoria e punta l’indice della mano sinistra sul cuore, per dire senza parole ma con un gesto molto eloquente: questo sono io, Nibali, il padrone del Tour.

Per una nave allegorica che va alla rottamazione, uno Schettino che disonora la nostra grande tradizione marinara e un mister che si rifugia ad Istanbul per non sentirsi più in colpa, c’è ancora, grazie a Dio, uno scattista e scalatore di montagne coi quadricipiti d’acciaio e il cuore indomito, a ricordarci di cosa è capace un italiano sincero.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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