Un discorso appassionato

Napolitano 2013

Dopo il tradizionale stacchetto musicale sulle note dell’ inno di Mameli, Giorgio Napolitano ha cambiato strada e, per iniziare il discorso di fine anno, ha scelto di far parlare la vox populi attraverso alcune lettere di gente comune che raccontavano benissimo lo spirito del tempo, di questo tempo così difficile.

Il Presidente degli italiani ascolta e interpreta il malessere diffuso ma, a differenza dei leader populisti che soffiano sul fuoco e sulla disperazione, trova parole leopardiane come “fratellanza” e “solidarietà nazionale” per indicare la via che ci porterà fuori dalla crisi.

La crisi che stiamo vivendo è così grave e distruttiva che soltanto attraverso uno sforzo di tutti gli italiani sarà possibile superarla. Come a dire: o ci salviamo tutti insieme o nessuno si salverà.

Napolitano ha poi ripetuto più volte che una tappa obbilgatoria di questo percorso nel 2014 saranno le riforme istituzionali, a partire dalla nuova legge elettorale che ormai non è più riniviabile.

La ricostruzione è l’altro grande tema che si ricollega alla storia dell’ Italia uscita dal disastro della guerra. Quello che fecero negli anni del dopoguerra gli italiani fu uno sforzo straordinario che può e dev’ essere ripetuto: lavoro, impresa, istruzione, rinnovamento tecnologico e competitività sono gli ingredienti indispensabili per tornare a crescere e a combattere la disoccupazione giovanile, il male assoluto di questi anni.

Infine, soltanto una battuta ironica e una scrollata di spalle per coloro che in queste ultime settimane lo hanno accusato di aver allargato i suoi poteri oltre i limiti imposti dalla Costituzione: nessuno può seriamente credere che stia mettendo in atto un piano di tipo eversivo.

Perché lui, questo l’ha detto chiaramente, resterà al suo posto fino a quando le condizioni politiche generali glielo richiederanno (come hanno fatto fortemente all’inizio del secondo mandato) e quelle di salute personale glielo permetteranno.

A quei giornali che il giorno prima aveavano scritto di probabili dimissioni in diretta del Presidente, a questo punto non si può che rispondere: anche se oggi naviga in acque agitate, l’ Italia è una grande nave e un vecchio lupo di mare, grazie a Dio, continuerà ancora a guidarla.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

1 Comment

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  • Caro Roberto,
    Il nostro Presidente della Repubblica ha fatto un gran bel discorso, niente da eccepire.
    Solo che, ha dimenticato, forse una distrazione, di ammonire i politici da mettere nuove tasse e balzelli, e se possibile, perchè è possibile, di levare molti di quegli già esistenti.
    In un paese dove metà, o forse più del PIL lo esige lo Stato, dove chi lavora, chi produce, si vede levare gran parte del proprio reddito, una riduzione delle tasse non solo è obbligatoria, ma necessaria.
    Capisco che chi lavora nel pubblico, o vive di pensioni d’oro, sia allergico a questi discorsi, e che pensi, creda, si illuda che a fare i sacifici devono essere gli altri, che il loro lo abbiamo già dato.
    Ma così facendo, insistendo sul versante fiscale, tutte le attività produttive alle fine chiuderanno, e allora nessuno pagherà più le tasse necessarie per mantenere lo Stato così com’è.

    Ma questo il nostro Presidente della Repubblica non lo dice.
    Ormai piccoli imprenditori, artigiani, professionisti, dipendenti, pensionati, siamo strozzati letteralmente dalle tasse, per pagare burocrati pubblici che lavorano male, e prendono stipendi altissimi, fuori da ogni logica.
    Il nostro capo della Polizia, prende uno stipendio più alto del capo dell’ FBI, i nostri Ambasciatori, il triplo di quegli Francesi.
    Non ne possimo più, abbassate le tasse e le spese faraoniche dello Stato Italiano.
    Altrimenti tutti chiuderemo bottega.

    A noi nessuno paga straordinari o ferie o permessi, lavoriamo tutti i giorni dell’anno, senza risparmiarci e poi il socio oculto, lo Stato, ci prende tutto il frutto del nostro lavoro, lasciandoci con un reddito da dipendente.
    E ci chiama evasori, additandoci come malfattori.

    Ci assuma allora lo Stato, ci faccia fare anche a noi sei ore di presenza giornaliera, non di lavoro, di presenza, ci dia le ferie, gli straordinari, i permessi e tutti i riposi festivi segnati i rosso.

    Questo avrebbe dovuto dire il nostro Presidente Napolitano.
    Vogliamo fatti concreti caro Franco, non novelle.
    Non ce la facciamo più !.

    riccardo 6 anni ago Reply


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