Sala d’attesa

Ci sono dei luoghi, come le sale d’attesa, che ormai sono diventati occasione per la gente comune di sfogarsi e di trovare negli altri quantomeno dei sentimenti di solidarietà e reciproca consolazione. Se si sta ad aspettare il proprio turno per una visita dal medico di famiglia, infatti, capita sempre più di frequente che si ascoltino discorsi molto drammatici sulle condizioni di vita e su quanto la realtà venga percepita negativamente.

Probabilmente luoghi come questo e come tantissimi altri (la coda all’ufficio postale, lo scompartimento di un treno per pendolari, la sala colloqui con gli insegnanti della scuola pubblica…) non vengono mai frequentati dai rappresentanti della nostra classe dirigente, che praticamente vivono in una dimensione separata, fatta di altri treni, altri medici, altre scuole, altri ospedali, altri ristoranti eccetera, per cui essi non sanno più come la gente comune pensa e sente.

C’è uno scollamento radicale, una diversità culturale, una lontananza siderale tra la testa della società e le sue gambe, diventatati così profondi che ormai sembra impossibile colmarli. Per questo capita che, mentre la narrazione sul bonus da 80 euro venga trasmessa dai massmedia filogovernativi con toni iperbolici e trionfanti, nella realtà si scopre, attraverso la testimonianza delle persone “normali” in una sala d’attesa, che ad esempio la signora X il bonus non l’ha neppure visto col cannocchiale perché il suo reddito complessivo non arriva a ottomila euro l’anno: in pratica è troppo povera per riceverlo. Oppure si sentono i commenti sempre più indignati e vicini alla rabbia dei pensionati con la minima e l’ acqua alla gola, che non comprendono perché lo Stato trovi tanti soldi da spendere per gli immigrati e i rom, ma non per aumentare la loro pensione.

Giustamente Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera del 20 novembre, ha scritto che la peggiore mancanza del nostro premier Matteo Renzi è quella di non comunicare al popolo italiano un messaggio realistico riguardante la gravità del nostro momento storico, quando invece ci sarebbe la necessità di sottolineare la “drammatica verità” che stiamo vivendo, proprio per indicare il cammino verso un futuro migliore.

Ma fintanto che i toni resteranno quelli dell’ autocompiacimento per i (pochi) risultati ottenuti e dell’ ottimismo giovanilistico, il rischio è che la gente comune, quella che aspetta pazientemente qualche ora per farsi visitare dal suo medico, si senta presa in giro perché non vede quotidianamente niente di nuovo per cui stare allegri. E magari, prima o poi, inizierà a perdere la pazienza, oltre che la fiducia.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

2 Comments

You can post comments in this post.


  • Proprio così sig. Riviello ,la società reale e’ lontana da quello che il governo vorrebbe far credere alla gente . i numeri sono tutti contro la politica delle ” favole ” di Renzi & C. la forte astensione alle regionali e’ l’ ennesima riprova di come lo scollamento tra cittadini e classe dirigente del paese sia lampante. Ma la mia domanda è sig. Riviello : ” quanto ancora questa situazione di crisi potra’ durare” ?

    andrea 5 anni ago Reply


    • Ottima domanda, davvero, ma credo che la risposta lei già la conosca e sia più o meno questa: poco, perché siamo arrivati al limite della sopportazione. Saluti.

      roberto 4 anni ago Reply


Post A Reply