Riformare la scuola si può?

“La scuola sarà posta al centro dell’ agenda di governo”: ecco un altro annuncio del formidabile comunicatore Matteo Renzi, che ad oggi si è tradotto solo in (pochi) investimenti per risanare l’ edilizia delle scuole italiane (vedremo quali e quante). Non che imbiancare le pareti e riparare i controsoffitti delle aule sia un’ iniziativa sbagliata, tutt’ altro, a patto che sia solo l’ inizio di un radicale processo di riforma dell’ intero sistema.

Ma l’ impressione è che il Premier ora abbia scelto la via delle riforme istituzionali, mentre le riforme sostanziali come il jobs act (mercato del lavoro), la sburocratizzazione della Pubblica amministrazione, le privatizzazioni eccetera sono destinate a languire ancora per chissà quanto tempo nelle varie commissioni parlamentari. E dai tempi che ci stanno impiegando solo per la prima approvazione della riforma del Senato, con ottomila emendamenti presentati dall’ opposizione ancora da discutere, sembra chiaro a tutti che gli annunci sono purtroppo destinati a restare tali per chissà quanti mesi.

Di quali “lavori” avrebbe urgentemente bisogno l’ edificio della scuola italiana?

Se dovessi fare un elenco, non ho dubbi che metterei al primo posto il tema dell’ autonomia: non quella finta autonomia fino ad oggi sbandierata che in realtà ha creato una doppia dipendenza finanziaria e culturale dei nostri istituti dall’ amministrazione statale e da quella regionale, ma un’ autonomia piena sul modello delle scuole inglesi dopo la riforma del 2000 voluta da Tony Blair.

Che cosa significa autonomia piena? Innanzitutto che i dirigenti siano liberi di assumere, incentivare e licenziare il personale docente, scelto anche al di fuori delle famigerate graduatorie, fermo restando il solo vincolo di retribuzione minima garantita. In secondo luogo che vengano previste delle figure professionali intermedie con compiti quali il tutouraggio dei nuovi insegnanti, il counseling per gli studenti, l’ aggiornamento, l’ auto-valutazione. Fondamentale sarebbe poi che ciascun istituto potesse gestire in modo fortemente autonomo i curricula, l’ offerta formativa, l’ orario delle lezioni, il calendario scolastico (quest’ultimo, oggi, è un altro diktat regionale). Ultimo elemento importantissimo: il Consiglio d’ Istituto dovrebbe diventare un vero e proprio Consiglio di Amministrazione, capace di stabilire relazioni con le istituzioni esterne e il mondo imprenditoriale, in modo da reperire fondi e risorse per migliorare la qualità del servizio.

Insieme a questa riforma sostanziale, bisognerebbe ovviamente continuare con il sistema Invalsi della valutazione esterna, che andrebbe però reso pubblico e trasparente, e infine restituire gli istituti professionali alla funzione per cui erano nati e che per anni hanno svolto egregiamente fino alla disastrosa (contro)riforma del ministro Fioroni.

Ma per quest’ estate dovremo accontentarci di veder riparati i vetri e gli intonaci di un po’ di scuole, almeno si spera.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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