Quella paura dell’ Islam

In un bellissimo editoriale del 28 luglio sul Corriere della Sera, Galli della Loggia, certamente uno dei più lucidi studiosi di storia contemporanea, ha richiamato la nostra attenzione sulla persecuzione dei cristiani che si sta scatenando da qualche anno in varie parti del mondo, dall’ Africa nera all’ Iraq, e soprattutto sulla totale assenza di reazioni da parte della comunità occidentale.

Secondo lo storico, in Europa ormai la tradizione cristiana è stata pressoché oscurata da un laicismo sempre più dominante, per cui non solo nessuna autorità di carattere culturale, politico o religioso si leva a denunciare la strage di cristiani indifesi, ma gli stessi cristiani occidentali sono spinti a nascondere la loro fede e le loro opinioni.

L’ altra questione sollevata nell’ articolo riguarda, ovviamente, il rapporto degli europei con l’ Islam. Chi sono, infatti, i persecutori dei cristiani? Perché, quand’ anche sui media vengono riportate le notizie dei massacri, solo raramente viene detto in modo esplicito che gli assassini sono fondamentalisti islamici? E poi, perché l’opinione pubblica resta così indifferente e sui social-network non si leggono i post di condanna che, invece, vengono scritti a centinaia per la morte dei civili palestinesi nella striscia di Gaza?

Ebbene, Galli della Loggia sostiene che l’ Occidente laicizzato ha ormai sviluppato una vera e propria “paura” nei confronti dell’ Islam, di cui teme sia l’ evidente aggressività dopo gli attacchi terroristici iniziati l’ 11 settembre del 2001, sia la forza economica e finanziaria proveniente dalle ingenti risorse petrolifere dei paesi arabi.

La dimostrazione di quanto sia corretto questo ragionamento l’ abbiamo anche in occasione dell’ attuale guerra a Gaza: la grande maggioranza dei media e dell’ opinione pubblica è tutta schierata a favore del popolo palestinese e quotidianamente lancia urla di condanna contro l’invasione della Striscia da parte dell’ esercito di Israele. Ma, se pur è verissimo che la morte dei civili è una terribile tragedia umanitaria, non si tiene conto di tre fatti oggettivi: 1. Hamas è un’ organizzazione terroristica che ha nel suo statuto la distruzione d’ Israele e non la convivenza pacifica dei due popoli; 2. Hamas ha scatenato la guerra mediante il lancio quotidiano di potenti missili contro i civili e le città israeliane, missili che non hanno provocato migliaia di morti solo grazie alle difese antiaeree saggiamente installate; 3. Hamas ha rotto deliberatamente ogni tentativo di tregua umanitaria che avrebbe permesso di portare aiuti alla gente di Gaza.

Come si spiega, dunque, questa adesione così completa e praticamente acritica degli europei (e degli italiani in particolare) alla causa palestinese, che inoltre si affianca alla loro completa indifferenza nei confronti dei cristiani perseguitati e massacrati al di là del Mediterraneo? Soltanto con la paura nei confronti dell’ Islam?

Mi viene da dire che ci sia anche dell’ altro. Si tratta, infatti, dell’ ideologia terzomondista, che si è diffusa intorno agli anni Settanta negli ambienti del marxismo-leninismo, ma anche in certi settori del mondo cattolico, dando origine a quell’ibrido denominato “catto-comunismo”, che in Toscana poi ha trovato uno dei terreni di coltura più fertili.

Vi ricordate le magliette con le immagini di Che Guevara, di Ho Chi Minh o Arafat (il primo leader dei palestinesi)? Quelle magliette ormai si trovano solo nei negozi vintage, ma quella cultura, per cui gli oppressi erano diventati i popoli del Terzo Mondo che quindi andavano difesi a tutti i costi, oggi è ancora viva tra i nostalgici del ’68, l’ estremismo ambientalista, la sinistra radicale. Addirittura uno dei loro esponenti più qualificati è diventato presidente della Camera, pensate un po’!

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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