Muti lascia il Teatro dell’ Opera

Il più celebre direttore d’orchestra italiano, Riccardo Muti, si è arreso dinanzi al sindacalismo senza freni che ormai governa persino sugli orchestrali del Teatro dell’ Opera di Roma, di cui era stato nominato “direttore a vita”. E si è dimesso, perché è impossibile fare musica ad altissimo livello, offrendo prestigio al nostro paese dinanzi a un pubblico internazionale, se prima di tutto vengono poste le questioni dei contratti, delle ferie, dei turni e delle pause, come se si trattasse di lavorare in un normale cantiere edile o in una fabbrica metalmeccannica.

Già quest’ estate era successo un episodio gravissimo che aveva mostrato a tutto il mondo come (non ) vanno le cose qui da noi, ed il Maestro aveva subito per questo un vero colpo basso: nello scenario suggestivo di Caracalla doveva esserci la prima della Bohème, alla presenza di moltissimi turisti stranieri che si erano prenotati da mesi, avendo pagato il biglietto dello spettacolo e naturalmente del volo aereo; ma lo spettacolo non c’è stato, semplicemente perché gli orchestrali non si sono presentati, essendo in sciopero.E più o meno nello stesso periodo, a Pompei, una lunga coda di turisti restava ad aspettare per diverse ore dinanzi al cancello d’ingresso, sotto il sole cocente, la fine di un’ assemblea sindacale.

Il Maestro Muti lascia, dunque, la direzione dell’orchestra del Teatro dell’ Opera, stanco di dover subire le continue pressioni e le lamentele di chi, pur facendo il più bel lavoro al mondo, ragiona e si comporta secondo le modalità di una cultura sindacale ormai vetusta e fuori dalla realtà.

Probabilmente, qualcuno ricorda un bellissimo film di Federico Fellini, Prova d’ orchestra, che raccontava un episodio simile, immaginato nel contesto del ’68. Ne è passato di tempo da allora, ma per il sindacato rosso la storia si è fermata.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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