Massimo Fini, talebano nostrano

Ha appena pubblicato sul Fatto quotidiano un articolo surreale intitolato “In questa guerra degli orrori io scelgo l’ Isis”, quando sulla rete viene divulgato il video della decapitazione del reporter James Foley ad opera di un boia incappucciato dell’ Isis, appunto.

Tempismo perfetto, quello di Massimo Fini, giornalista e autore di libri impostati sulla linea dell’ antioccidentalismo duro e puro, che guarda caso incrocia idealmente le tesi antiamericane ed antieuropee dei terroristi-macellai-stupratori dell’ esercito fondamentalista attualmente in azione in Iraq.

In verità l’ intellettuale Massimo Fini, che è un signore di una certa età nonostante sul suo sito mantenga la foto di quando aveva vent’anni e i riccioloni, non è nuovo ad esternazioni così suggestive, per non dire macabre, visto che sono vergate mentre i cristiani e gli Yazidi dell’ Iraq vengono perseguitati, e coraggiosi giornalisti sono tenuti in ostaggio o vengono brutalmente assassinati.

Già qualche anno fa aveva scritto un libello dedicato a Mullah Omar, il capo dei talebani afghani, quello che dopo la morte di Osama Bin Laden era diventato il leader del terrorismo islamista, descrivendolo come un eroe partigiano in lotta per la liberazione del suo popolo. Secondo Massimo Fini, il terrorismo non starebbe nel Dna dei talebani, che per indole sono guerrieri leali, ma è un escamotage a cui essi hanno dovuto far ricorso per difendersi dall’ esercito americano e dai suoi alleati (italiani compresi, ovviamente).

E’ un modo bizzarro di argomentare il suo, che praticamente inverte la causa con la conseguenza, perché dimentica di raccontare l’origine della guerra in Afghanistan, che si rese necessaria poiché i talebani erano in combutta con Al Qaeda: questi gentiluomini barbuti non se ne stavano tranquilli a fumare hascisch e pascolare pecore sulle loro montagne, ma partecipavano alla distruzione delle Torri Gemelle e ad una lunga serie di attentati criminali nel mondo, da Madrid a Londra fino all’ isola di Bali.

Sulla scia di un pensatore del calibro di Massimo Fini, abbiamo poi letto la dichiarazione di un parlamentare del Movimento 5stelle, secondo il quale bisognerebbe dialogare coi terroristi dell’ Isis e sforzarsi di comprendere le loro ragioni. Per fortuna nel partito di Grillo ci sono anche persone con la testa sulle spalle (come il sindaco di Parma, Pizzarotti) e quindi la teoria del Di Battista è rimasta una voce isolata, per quanto demenziale. D’altra parte, i più anziani di noi sicuramente ricordano che, durante gli “anni di piombo” che insanguinarono l’ Italia, c’era chi sosteneva tesi simili, e cioè che bisognava capire le cause del terrorismo. Ma poi tutti i partiti democratici votarono insieme leggi speciali contro le Brigate Rosse e gli altri gruppi similari, per cui il generale Dalla Chiesa liberò l’ Italia da quel cancro.

Questa volta probabilmente toccherà alle Nazioni Unite intervenire, ricercando l’ alleanza con i paesi musulmani contrari all’ Isis, come l’ Egitto e la Turchia. Ma intanto, le nostre brave ministre Pinotti e Mogherini hanno già chiesto al Parlamento ed ottenuto l’autorizzazione ad inviare armi ai curdi peshmerga per difendersi dai nazi-islamisti del Califfato.

Perché il terrorismo non va compreso, ma solo combattuto.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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