Lo tsunami era solo un’onda

Quando sono andati a votare per l’ Europa, sapevano bene gli italiani che in realtà la partita si giocava sul terreno della politica nostrana; perché sì certo il Parlamento europeo è molto chic e il futuro presidente della Commissione parlerà correttamente francese, inglese e tedesco e la mattina farà colazione con le uova strapazzate, le salsicce e il caffè annacquato, però quello che alla fin fine ci stava veramente a cuore era decidere se a guidare il bel Paese nei prossimi anni sarebbe stato un ex comico teorico della decrescita felice (felice col piffero) oppure un giovane leader liberale che ragiona di riforme, anche se a volte le spara un po’ grosse, ma poi qualcosa sicuramente raccatta e un risultato concreto lo realizza e lo mette pure in busta paga.

E a confermare che avevano ragione gli italiani, quando hanno premiato Matteo Renzi in primis con un 40% abbondante e la seconda forza di governo, che oggi può continuare a chiamarsi orgogliosamente Nuovo Centrodestra e quindi beffarsi di chi li definiva “diversamente idioti” o peggio ancora “traditori”, avendo superato anche se di un soffio la soglia di sbarramento, è giunta lunedì la chiusura della borsa di Milano, con un bel segno positivo, miglior risultato tra le borse europee. I mercati hanno gradito, dunque, che la via intrapresa delle riforme procederà in Italia sugli stessi binari, e che si continuerà a parlare di flessibilità del mercato del lavoro, di attrarre l’ arrivo dei capitali stranieri per creare occupazione, di fare le riforme istituzionali per snellire e migliorare il funzionamento del Parlamento, di costruire le grandi infrastrutture come l’ Alta velocità e di dare forza alla ricerca e all’innovazione tecnologica.

Gli italiani, che evidentemente scemi non sono come spesso i media e i sociologi vogliono descriverli e che in passato non si sono fatti incantare dalle promesse di una società “perfetta” che provenivano dal Pci, relegandolo sempre sotto la soglia di sicurezza, anche oggi, nonostante la rabbia e il malcontento siano cresciuti a dismisura, hanno tenuto i nervi saldi e contenuto l’ avanzata dello tsnunami anti-sistema di Grillo nei limiti di un’ onda robusta ma non dirompente.

Un dato sembra, comunque, matematicamente certo. Berlusconi ha commesso l’ errore più madornale di tutta la sua carriera e si è praticamente auto-condannato (altro che i servizi sociali inflittigli dalla magistratura), quando uscì dalla maggioranza del governo Letta solo per cercare una scappatoia ai suoi guai giudiziari, provocando così la scissione del Pdl e l’ attuale pesante ridimensionamento di Forza Italia, alla quale non basterebbe certo la successione dinastica all’interno della famiglia per ritrovare la spinta propulsiva del ’93.

Come pure il sogno di ricostruzione di un vasto schieramento di centrodestra sembra ormai tramontato per sempre: la Lega Nord, che ha raccolto un buon risultato grazie soprattutto al cambiamento della sua leadership, potrà più facilmente dialogare con il Movimento 5stelle e con Fratelli d’ Italia, accomunati dal radicalismo euroscettico, che con i liberali moderati del Nuovo Centrodestra e della parte migliore di Forza Italia o di quello che sarà.

Il futuro, quindi, appare fluido, anche se il magma per ora ha trovato il suo assestamento con il governo di Matteo Renzi e la sconfitta di Grillo. Ma c’è ancora quella consistente parte dell’ elettorato che non ha partecipato alle elezioni europee che va conquistata e orientata. Qui si potranno riaprire i giochi, quando si voterà per le politiche, molto probabilmente alla fine della legislatura e con una legge che non sarà più l’Italicum. Se intanto emergesse una nuova leadership e una classe dirigente completamente rinnovata anche nel mondo dei conservatori, la partita potrebbe farsi veramente interessante. Ma per carità, non tirate in ballo Marina e i suoi boys.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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