Prossime invasioni barbariche

L’ uccisione del soldato canadese, davanti al parlamento di Ottawa, da parte di un terrorista islamico seguace dell’ Isis ha dimostrato la vulnerabilità di tutti i paesi occidentali, completamenti impreparati ad affrontare la nuova forma in cui il virus della Jiad si è modificato. Perché Isis non è la sigla di un gruppo o di un’ organizzazione come poteva essere Al Qaeda, ma il nome di uno stato, appunto lo Stato islamico dell’ Iraq e del Levante, con tutte le caratteristiche tipiche dei totalitarismi, tra cui una politica estera aggressiva che nel suo caso consiste nella guerra dichiarata all’ Occidente e ai principi fondamentali delle democrazie liberali.

Certamente la componente religiosa-islamista costituisce l’ anima culturale dell’ Isis, ma non dimentichiamo che anche il nazismo e il comunismo novecenteschi, pur mostrandosi in una veste apparentemente atea e materialista, si basavano invece sulla mistica della razza e l’ esoterismo (il nazismo) o sull’ideologia marxista trasformata “religiosamente” nella forma estrema del leninismo (il comunismo sovietico). Non fu certo un caso che la Seconda guerra mondiale iniziò proprio con un patto siglato tra le due potenze totalitarie per la spartizione della Polonia e la creazione in Europa di due imperi fondati sulla dittatura e sui lager.

E’ probabilmente a questo quadro storico che il Papa si riferiva indirettamente, quando ha parlato con grande acume politico dello scoppio, già annunciato, di una terza guerra mondiale (anche se frammentata). Francesco ha capito e ha voluto far capire che le minacce dell’ Isis devono essere intese nel contesto di uno stato belligerante contro i paesi occidentali, e non più come un “semplice” programma di tipo terroristico.

Se, dunque, la realtà attuale è quella di un totalitarismo islamista che si è già dato un’ organizzazione militare e politica all’interno dei confini del cosiddetto Califfato e che ha chiaramente annunciato attraverso i suoi nefasti proclami via Internet di voler conquistare l’ Europa, la domanda che bisogna farsi è: ma l’ Europa è in grado di difendersi? Oppure, se la vogliamo articolare in modo più compiuto: l’ Europa ha una politica estera che sia capace di erigere una barriera contro le prossime invasioni barbariche?

La questione è molto più complicata di quello che potrebbe sembrare, soprattutto perché i paesi europei (l’ Italia è certamente in prima fila, essendo Roma la sede della Chiesa cattolica) non dovranno affrontare un esercito regolare con truppe di terra e dell’ aria come avvenuto nelle guerre del secolo scorso e neppure gruppi terroristici tradizionali come fu con le Brigate Rosse negli anni Settanta, ma i famigerati “foreign fighters”. Costoro sono cittadini europei, figli o nipoti di immigrati, che si sono convertiti alla Jiad e stanno combattendo a fianco dei tagliagole dell’ Isis oppure aspirano a raggiungerli. Prima o poi i “foreign fighters” torneranno in Inghilterra, in Francia, In Italia, in Germania eccetera, se non verranno uccisi in Iraq o in Siria come il genovese Giuliano Ibrahim Delnevo, e saranno pronti a morire per la loro allucinante causa: ovvero a lanciarsi in missioni suicide contro civili o militari nelle nostre città, come già avvenuto a Ottawa alcuni giorni fa.

Se l’ Europa vuole veramente difendere i suoi cittadini dalla minaccia dell’ Isis, deve muoversi e diventare veramente un’ unione politica, con una capacità autonoma militare che non dipenda esclusivamente da Washington e con la possibilità di stabilire relazioni internazionali in prima persona, quindi avere una politica estera forte e chiara. Riuscire a coinvolgere la Russia di Putin nella guerra all’ Isis sarebbe ovviamente il primo utilissimo passo. Ma l’ attuale lady Pesc, Francesca Mogherini, sarà all’ altezza di questo compito difficilissimo e di portata storica?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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