Le municipalizzate vanno rottamate

Vi ricordate il Cottarelli della Spending review? Quel signore che aveva competenze di finanza internazionale e che era stato assunto da Letta per indicare un programma di revisione della spesa pubblica, da attuarsi mediante tagli efficaci su determinati capitoli?

Uno dei punti fondamentali su cui, secondo lui, si sarebbe dovuti intervenire per eliminare gli sprechi colossali e insieme bloccare la corruzione dilagante (come il recente caso di Mafia capitale insegna) erano le 8000 municipalizzate italiane; che hanno in gran parte bilanci in rosso e la sola funzione di garantire posti di lavoro agli amici degli amici, ovvero sistemare politici a prescindere dalle competenze e organizzare la raccolta del consenso elettorale.

Che fine ha fatto la Spending review di Cottarelli? Praticamente la stessa dei precedenti commissari speciali (tre prima di lui) alla spesa pubblica: il supermanager è stato ignorato e di conseguenza se n’è tornato a lavorare a Washington, dove la politica economica è considerata una cosa seria.

Dopo la partenza di Cottarelli, era praticamente calato il silenzio sul tema delle municipalizzate, fino a quando un magistrato scrupoloso ha scoperchiato la pentolaccia nauseabonda delle coop romane e dei loro affari con i politici corrotti delle amministrazioni Alemanno e Marino e i dirigenti delle varie aziende pubbliche della capitale.

A questo punto, dinanzi all’indignazione e la rabbia montante dei comuni cittadini, il premier Renzi è dovuto per forza intervenire con una delle sue altisonanti dichiarazioni: ” Nel 2015 affronteremo anche il tema delle liberalizzazioni, a partire dai servizi pubblici locali” ipotizzando persino un intervento su ” l’ incredibile nugolo di municipalizzate che sono una vergogna inaccettabile”.

Quindi adesso, a quanto pare, si è finalmente accorto che la vera grande riforma da fare in questo paese sarebbe quella di smontare i potentati locali (una specie di moderni signori feudali) che da sempre si sono incistati nei centri di potere economici locali e che la riforma del titolo V della Costituzione ha fatto poi ulteriormente rafforzare. Ecco perché le aziende municipalizzate sono tutte soggette a nomina politica, come lo sono gli enti fieristici (da cui l’altro gigantesco scandalo dell’ Expo), gli aeroporti e persino le fondazioni bancarie (come quella famigerata del Monte dei Paschi di Siena).

Insomma, fino a un po’ di tempo fa si scriveva sui giornali e si predicava nelle piazze che era il capitalismo liberista la causa principale del disastro economico da cui non riusciamo ancora ad uscire; ma adesso sembra chiaro che le cose non stanno così: sprechi, inefficienza, pessimi servizi ai cittadini, aumento delle imposte locali, corruzione e malaffare sono il frutto diretto della della gestione pubblica, ovvero della politica economica statalista e corporativista iniziata in questo paese durante il ventennio fascista e poi continuata ininterrottamente con i governi di centro, di centrosinistra, di centrodestra o, per dirla con una parola sola, con il consociativismo, per cui il sodalizio tra il camerata romano Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ex omicida e presidente della coop rossa 29 giugno, è come la forma del cancro all’ultimo stadio.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

4 Comments

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  • Non c’è da scomodare i salotti romani, basta guardare quelli nostrani.
    Il nostro benemerito sindaco Pasquini incentró parte della sua campagna politica di protesta (quando lo trombonno) sulla necessità di chiudere l’istituzione partecipata di cui oggi è presidente “a titolo gratuito”.
    Solo che io non mi fido, mai, di nessun politico, perché ci hanno abituato alle peggio nefandezze.
    Non solo, ogni volta che pensiamo che abbiano toccato il fondo, prendono una vanga e scavano ancora.

    Mi domando cosa ci guadagni … perché qualcosa ci guadagna per forza.

    http://valdarnopost.it/news/istituzione-le-fornaci-il-sindaco-sceglie-i-nuovi-membri-del-consiglio-incarichi-a-costo-zero

    Filippo Fiani 4 anni ago Reply


  • Caro Syntax error, la prego, non confondiamo la scuola pubblica, dove lavorano persone perbene che si occupano di educare i giovani nella stragrande maggioranza dei casi con dedizione, competenza e compensi da proletari, con quelle fogne a cielo aperto che sono le aziende municipalizzate…Lo stato (minimo) deve continuare a fare almeno un paio di cose: sicurezza e scuola. Altrimenti che stato (minimo) sarebbe? Non sono mica un anarchico. Merry Christmas.

    Roberto 4 anni ago Reply


    • Sono d’accordo con Lei. Infatti non penso che l’istruzione sia un problema. Anzi è un problema lasciata in questo stato così come lo è la sanità. Penso però che lo Stato non debba essere proprio minimo, anche perchè non è scritto da nessuna parte l’ampiezza che deve avere l’influenza dello Stato in un’economia. Siamo, già ridotti ai minimi termini per presenza statale nell’economia; i risultati parlano da soli (abbiamo svenduto tutto il meglio e di quello che è rimasto ce ne occupiamo in questi giorni). Per lo meno rispetto agli altri grandi paesi europei (Gran Bretagna esclusa). Quello che sicuramente emerge è la mala gestione e/o il clientelismo. Ma quello non si risolve cambiando l’assetto proprietario (e ne dovremo avere diversi esempi).

      syntax error 4 anni ago Reply


  • “sprechi, inefficienza, pessimi servizi ai cittadini, aumento delle imposte locali, corruzione e malaffare sono il frutto diretto della della gestione pubblica, ovvero della politica economica statalista e corporativista iniziata in questo paese durante il ventennio fascista e poi continuata ininterrottamente con i governi di centro, di centrosinistra, di centrodestra ….”

    Diciamo che i servizi pubblic vanno reinternalizzati totalmente altro che venduti al mercato.
    Quello che succede oggi è solo un antipasto della gestione privatistica pura. Che sia poi serbatoio di nomine e malaffare è solo una questione conseguente.
    Infine, vista l’esito del referendum, la società publiacqua dovrebbe essere liquidata e sciolta e la gestione dovrebbe ritornare direttametne ai comuni.
    Ma lei ovviamente non sarà d’accordo così convinto della teoria dello stato minimo e del mercato efficiente.
    Poi mi sembra un pò ingrato Prof.
    Da dipedente pubblico come è non dovrebbe sputare nel piatto dove mangia

    syntax error 4 anni ago Reply


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