La grande romana schifezza

L’ operazione Mare Nostrum era stata propagandata come un obbligo morale per gli italiani che, avendo la sventura di vivere nel paese più vicino all’ Africa, dovevano per forza impegnarsi nel salvataggio, accoglienza e mantenimento delle migliaia e migliaia di immigrati e disperati in arrivo. Il buonismo ce lo imponeva.

Fu così che il reato di clandestinità venne abolito e le navi della nostra marina militare furono impiegate, a spese dei contribuenti, come traghetti per prelevare in alto mare gli immigrati dai loro barconi e portarli in salvo nei porti italiani. Gli immigrati poi venivano incanalati nella fitta rete di centri di accoglienza e case alloggio tutte gestite da cooperative private, che sono andati ad aggiungersi, come nel caso della periferia romana, ai già esistenti campi per nomadi, i quali ormai nomadi non sono più da un pezzo.

Ebbene, tutto questo è servito anche ( o forse, come presto capiremo, in primis) a foraggiare una delle reti di criminalità più organizzate della storia recente, per cui il responsabile dell’inchiesta tuttora in corso ha ipotizzato il reato di associazione mafiosa, pur trattandosi di soggetti indagati che con la ‘ndrangheta calabrese o la mafia siciliana niente hanno a che fare. Da qui il nome di “Mafia capitale”.

Il boss della Cupola romana, Massimo Carminati, ex fascista dei Nar poi legatosi alla famigerata banda della Magliana, lo spiega chiaramente in una telefonata intercettata, quando dice a un suo socio in affari: ” C’ hai idea quanto ce guadagno coi zingari e gli immigrati? La droga rende meno”. Ma se Carminati è, per così dire, l’ anima nera dell’organizzazione, Salvatore Buzzi ne rappresentava l’ anima candida, o meglio quella apparentemente ripulita e convertita alla sinistra. Perchè a Buzzi, ex detenuto “modello”, diventato poi imprenditore di una cooperativa di ex detenuti, ormai fa capo molto più che una cooperativa, bensì un mosaico di srl, consorzi e altre coop, il cui bilancio nel 2013 segnava un totale di attivo pari a quasi 29 milioni di euro, grazie agli appalti che regolarmente riceveva dal Comune di Roma, dalla Provincia e dalla Eur spa.

Gli appalti, ovviamente, si prendevano tramite gli agganci col “mondo di sopra”, ovvero con i politici corrotti e collusi della precendente amministrazione Alemanno e con quelli dell’ attuale, come Mirko Coratti, presidente dimissionario del Consiglio comunale del sindaco Marino, e poi con altri personaggi posti in ruoli chiave come Luca Odevaine, consigliere regionale del Pd, membro del Tavolo di coordinamento nazionale per l’ accoglienza ai rifugiati.

Tutto questo, di norma, basterebbe a sciogliere un qualsiasi comune d’ Italia per evidenti infiltrazioni mafiose. Nel caso di Roma, una volta caput mundi e oggi capitale della corruzione, invece si tentenna, Marino resta incollato alla poltrona e, nonostante la stragrande maggioranza dei romani non ne voglia più sapere di lui, lo stesso premier Renzi lo difende. Ma un sindaco che non si era accorto di niente o è cieco o è un perfetto incapace. Delle due l’una.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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  • Situazione complicata, quella dell’immigrazione dal sud del mediterraneo. Da la mia cultura e la mia religione mi imporrebbero “l’accoglienza” solo che è comodo essere accoglienti con le case degli altri. Tutto sommato sono le zone di frontiera a farne le reali spese, al di là del fatto che le operazioni vengono svolte con i nostri soldi.
    Ci sono migliaia di operazioni statali inutili o stolte che ogni giorno vengono svolte con i nostri danari e non servono davvero a niente.
    La questione di “mare nostrum” è molto delicata, non mi trovo d’accordo con l’attuale sistema, prima di tutto perché l’Europa sta a guardare, secondo perchè con questo metodo abbiamo tolto un tappo ad una vasca, attirando verso di noi tutto il flusso invece di lasciarlo tracimare un po’ da tutto il bordo.
    Non mi trovo in accordo però neanche con chi, dimostrando di non avere idea di quali drammi si consumino prima, durante e dopo questi viaggi, grida populisticamente “Rimandiamoli tutti a casa!”.
    A casa dove? casa quale? C’è gente che per arrivare ad imbarcarsi l’ha venduta la propria casa. C’è gente che attraversa il deserto … noi parliamo di drammi per le morti in mare, ma non credo si possa avere idea del cimitero che si potrebbe incontrare nel deserto libico, un cimitero di persone che hanno tentato, ma non sono neppure arrivate al mare.
    Ho sentito (letto) di ammassi di gente nelle periferie dei villaggi, dove chi arriva per imbarcarsi staziona, ai bordi delle strade, cercando di sopravvivere in attesa di partire, o cercando di racimolare i soldi necessari a comprarsi, ancora una volta, un giro di roulette russa.
    L’osceno, e il motivo scandaloso per cui ci dovremmo mettere una macina al collo e affogarci è che noi , su questo dramma, siamo riusciti a metterci un bel carico da 10.

    Filippo Fiani 4 anni ago Reply


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