L’ Italicum rovina la festa alle donne

donne parlamento

Certo è che quest’ anno l’ 8 marzo sarebbe potuto passare alla storia ed essere ricordato come il giorno in cui finalmente la parità di genere, messa nero su bianco negli articoli 3 e 51 della Costituzione, veniva riconosciuta persino nel mondo notoriamente maschilista della politica italiana attraverso l’approvazione della norma che prevede l’alternanza uomo-donna nelle liste elettorali.

E invece niente da fare. Il suddetto emendamento alla legge elettorale che si sta discutendo e votando alla Camera, chiamata Italicum da Renzi e Verdini nonostante la tragica assonanza con il nome di un treno che nel lontano 1974 anche proveniva da Firenze e che non giunse mai a destinazione, non è stato approvato come auspicato il giorno prima della festa a causa del parere contrario in primis di Forza Italia, ma è stato rimandato a lunedì della settimana seguente, con un esito che pare già segnato a lutto.

Come dire: più che 8 marzo festa delle donne, quest’ anno la festa alle donne l’ha fatta l’ Italicum, o meglio il patto originario tra Renzi e Berlusconi che non prevede sorprese e variazioni in Parlamento.

Eppure trattasi di due leader che hanno rivendicato come un gran vanto la nutrita presenza di donne ministro ( o se preferite di ministre) nei loro governi, fino a raggiungere il perfetto fifty-fifty in quello attuale.

E allora perché le pari opportunità di genere non hanno trovato la strada spianata, ma si sono scontrate con l’aperta opposizione dei big forzisti come Brunetta e Giovanni Toti ( il personal counselor del Cavaliere l’ ha definita “un’assurdità”) e persino contro l’opposizione della Gelmini e della Santanché, perfettamente allineate con il loro capo?

Davvero l’introduzione delle quote rose nelle liste elettorali sarebbe uno schiaffo al sacrosanto principio del meritocrazia, perché, stando al falchetto Brunetta, la Tatcher non è arrivata a fare il Primo ministro inglese grazie alla “gender equality”?

E come mai Mattteo Renzi, lo sponsor principale della Boschi, della Madia e delle altre, non ha speso, almeno finora, una sola parola a favore degli emendamenti per la parità di genere?

La questione, per essere sviscerata, va guardata da un altro verso. E allora si comprende che è tutta una faccenda di realpolitik, sì perché l’ accordo o il peccato originario dell’ Italicum non prevede né le quote rose né l’ introduzione delle preferenze né tantomeno l’innalzamento della soglia di sbarramento. Tra Renzi e Verdini (ovvero Renzi e Berlusconi) l’ intesa è stata raggiunta intorno all’ idea di un sistema forzosamente bipolare, anzi bipartitico, che andasse a spazzare via le forze intermedie, Nuovo centrodestra e Scelta civica giusto per citarne un paio, colpevoli di muoversi in uno scenario pericolosamente centrista e di conseguenza alternativo al Pd e a Forza italia, entrambi partiti a forte impronta leaderistica, anche se il secondo connotato in modo decisamente padronale.

Se sfondano le quote rose, si apre una falla nel patto d’acciaio, e magari poi si passa alle preferenze, che è la battaglia personale di Alfano iniziata con una prima sconfitta alla Camera di soli 42 voti ma non ancora conclusasi perché sostenuta anche dalla sinistra Pd e da Fratelli d’Italia, per finire con la richiesta di modifica delle quote di sbarramento e del bonus elettorale visto che c’è già pronto un altro emendamento firmato da Scelta civica.

Insomma, con la settimana che inizia vedremo se l’appello congiunto di novanta deputate di tutti i partiti e indirizzato ai leader di maggioranza e opposizione verrà preso in considerazione al punto da sancire per legge la parità di genere, il che sarebbe certamente un bene per il funzionamento della nostra democrazia. Ma se il Parlamento, insieme all’obbligatorietà delle donne in lista, non ripristinerà anche il diritto sacrosanto per gli elettori di scegliere liberamente i loro candidati tramite il sistema delle preferenze, allora il marzo del 2014 sarà meglio cancellarlo per sempre dal nostro calendario.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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