L’ illuminato

La lettera che Sandro Bondi ha indirizzato alla Stampa del 23 aprile si può riassumere con due battute (“Forza Italia ha fallito, sosteniamo Renzi”) che rischiavano di passare alla storia come quelle del maresciallo Lapalisse, se non fosse giunta la prevedibile e parziale smentita della sera stessa (“Sono stato frainteso, resto fedele a Berlusconi”), che invece resterà per sempre un esempio di moderno donabbondismo.

Sì perchè, a parte la facile assonanza dei nomi, tra il Sandro Bondi toscanaccio e il Don Abbondio manzoniano mi pare ci siano diversi aspetti comuni: innanzitutto quell’aria parrocchiale, mite e rassicurante che, se è comprensibile in un curato di campagna sulle rive del lago di Como, mi ha sempre incuriosito e finanche inquietato in uno che doveva coordinare il più grande partito liberale della nostra storia.

Ma la mitezza non è certo un peccato, come l’ esser nato vaso di coccio in un mondo di vasi d’acciaio, se chi la possiede ne fa una missione, una ragion d’essere e la trasforma in servizio per gli altri, come hanno fatto in passato schiere di uomini miti e coraggiosi anche al di fuori del cristianesimo, basti pensare a Ghandi giusto per fare un nome. Il problema nasce quando questa virtù dell’animo rasenta o addirittura sconfina nel servilismo tout court, nell’ incapacità di stabilire una linea di demarcazione tra sé e gli altri e soprattutto tra sé e i propri superiori, che in quel caso rischiano di diventare capi se non padroni. Ecco il perché dell’ espressione “servo vostro”, che Don Abbondio usa quando i bravi gli riferiscono l’ordine di Don Rodrigo.

E diciamo la verità: il rapporto tra Bondi e il Cavaliere ha sempre viaggiato sul filo dell’adulazione e della devozione quasi fideistica, roba che si spiega soltanto con la psicologia del profondo e rischierebbe di portarci chissà dove, magari in prossimità di quei legami patologici che hanno unito celebri dittatori del secolo scorso con il loro colonnelli, per cui è meglio piantarla subito qui.

Ricordo male o quando Alfano fondò NCD insieme a un gruppo di ex del Pdl, fu proprio Sandro Bondi che usò pubblicamente parole sprezzanti e, con la collaborazione dei falchi Brunetta, Verdini, Santanché, Biancofiore eccetera, rifondò la categoria politica del “tradimento”, che certo non era una loro invenzione ma dei bolscevichi e dei fascisti? Perché, in verità, questi uomini miti e al tempo stesso devoti al loro capo sanno anche essere particolarmente aggressivi, nei toni e nel linguaggio, contro coloro che osano mettere in discussione la sacralità della leadership.

Evidentemente ora Bondi ha cambiato idea e, illuminato o ipnotizzato, come ha detto qualcuno, da Matteo Renzi, si è reso conto del fallimento di Forza Italia. Ma non di Berlusconi. Perché lui non critica mai Berlusconi nella lettera al quotidiano torinese, ma si limita ad accusare i suoi vecchi alleati, Fini, Casini, Bossi e persino il suo ex ministro dell’Economia Tremonti, che avrebbero remato tutti contro la rivoluzione liberale.

Ergo, Bondi tira il sasso nello stagno, ma poi candidamente ritrae la mano e conferma la sua fedeltà al grande Capo, che non avrebbe nessuna personale responsabilità se nei dieci anni di governo del centrodestra non sono state abbassate le tasse, non è stato liberalizzato il mercato del lavoro e lo Stato ha continuato a crescere e a spendere sulle spalle dei cittadini.

Sinceramente io non so cosa Sandro Bondi abbia fatto da coordinatore del Pdl e neppure riesco ad immaginare che risultati abbia ottenuto come ministro della Cultura, prima che quel maledetto muro di Pompei gli franasse sul capo. Per me quel signore dall’aria diafana e candida resta una specie di mistero, un uomo senza qualità, e per questo indecifrabile, incomprensibile, distante anni luce da noi normali terrestri.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

1 Comment

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  • Io sinceramente,sig. Riviello non mi sono meravigliato dell’uscita estemporanea del senatore Sandro Bondi ( ” Forza Italia ha fallito sosteniamo Renzi ” ) . Le dico questo perchè la carriera politica dell’ex coordinatore nazionale del popolo delle libertà è caratterizzata da cambi di casacca . In gioventù il senatore era un attivista del PCI paesano ( Fivizzano ) , poi sindaco del suo paese 1990-1993 ( Comunista ) . Nel 1995 aderì a Forza Italia di Berlusconi. In ogni caso non fu mai accettato dagli attivisti del partito di Fivizzano . Infatti era paragonato ad un ravanello ( rosso fuori bianco dentro ) .
    Ossia comunista fuori e democristiano dentro . Quindi la rottura da forza Italia con le sue dichiarazioni ( poi smentite ) fanno parte dellìambiguità del personaggio Sandro Bondi . Uomini che nella storia sono stati ben descritti dal Manzoni con la celebre frase ” un vaso di terracotta costretto a convivere con vasi di ferro ” .

    andrea 5 anni ago Reply


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