Il capitale dis-umano

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“Avete scommesso sulla rovina di questo paese, e avete vinto” sono le parole cruciali e la “morale” dell’ ultimo bel film di Virzì, “Il capitale umano”. A pronunciarle è la moglie del finanziere brianzolo, gestore di un fondo d’ investimento che promette rendimenti sul 40%, e nella cui rete cascano in tanti, tutti attirati dal miracolo della speculazione, dalla frenesia dell’ alta finanza, dalla cupidigia della ricchezza facile, rapida e senza fatica.

Praticamente, è la filosofia del sistema economico che ha prodotto la grande crisi del 2008 e che ha nei banchieri-tecnocrati di Bruxelles e Francoforte il suo principale centro di potere europeo.

Da quando la finanza ha preso il sopravvento sull’ economia reale, il concetto di ricchezza si è orribilmente deformato: non più l’impresa e il lavoro sarebbero il motore dello sviluppo, ma l’investimento parassistario è diventato l’obiettivo principale dei grandi finanzieri e speculatori.

Cosa è successo, dunque? I grandi capitali non sono stati più reinvestiti nei settori che producono beni reali e creano posti di lavoro e ricchezza diffusa (innanzitutto attraverso l’innovazione tecnologica, la ricerca e la formazione), bensì nell’accumulazione finanziaria (quindi ricchezza virtuale) che teoricamente dovrebbe autoriprodursi all’ infinito.

E i risultati della malattia del capitalismo controllato dai banchieri e non dagli imprenditori sono stati la recessione e la disoccupazione, che in tutti i paesi della UE, a parte la Germania, è ancora altissima.

Da quando le banche hanno smesso di essere il veicolo principale degli investimenti imprenditoriali e si sono trasformate in istituti di speculazione (come la storia recente di Mps testimonia) il credito ai piccoli e medi imprenditori (così come alle famiglie) è stato chiuso, e la catena dei suicidi continua ad allungarsi tragicamente giorno dopo giorno.

Pochi ricchi sempre più ricchi, da una parte, e, dall’altra, l’impoverimento crescente del ceto medio sono le conseguenze delle politiche di austerity volute dall’oligarchia che governa l’ Unione Europea e che ha sottratto sovranità alle Nazioni e ai loro governi.

La partita che si giocherà quest’anno sarà pertanto importantissima: se il governo Letta-Alfano riuscirà a contrattare un nuovo accordo con i signori di Bruxelles, che permetterà all’ Italia di sforare il famigerato rapporto deficit-Pil del 3%, allora si potrà andare nella direzione giusta, ovvero riduzione delle tasse sul lavoro, forti investimenti pubblici per combattere la disoccupazione giovanile, rinnovamento della macchina statale.

Chi in questo momento sta sparando quasi ogni giorno contro il governo (Renzi da una parte e,dall’ altra, Forza Italia) sta rischiando di consegnare definitivamente il nostro Paese in mano ai banchieri, agli speculatori internazionali e ai tecnocrati della UE. E mentre si discute (troppo) sulla sacrosanta nuova legge elettorale, non ci accorgiamo che gli imprenditori italiani, la linfa vitale del capitalismo sano, continuano a lanciare segnali di allarme e ad uccidersi.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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