I conservatori della Costituzione

viva la costituzione

Basta fare una rapida ricerca su Google, per verificare che il bicameralismo perfetto non è la regola delle democrazie occidentali, bensì l’ eccezione ed è praticamente italiana, grazie alla Costituzione del ’48 figlia di larghissime intese, estenuanti discussioni e non sempre riusciti compromessi.

Ma quello era giustappunto il 1948 e ai nostri padri e nonni quella Costituzione parve la più bella del mondo, visto che la precedente era stata concessa da un re piemontese e in seguito completamente stravolta da un dittatore romagnolo. Inoltre, diciamo la verità, c’ erano problemi ben più urgenti, come la ricostruzione dell’ Italia uscita sconfitta e semidistrutta dalla guerra, per soffermarsi a leggere con attenzione tra le pieghe dei 139 articoli e relativi commi; e poi i suoi stessi autori sapevano bene che la nuova Costituzione non era la Bibbia, per cui ne avevano previsto la modifica, anche se attraverso procedure complesse.

Come ricorda Galli della Loggia nel Corriere della Sera di domenica 30 marzo, da decenni il dibattito sul bicameralismo ha prodotto ampi studi e lavori di commissioni parlamentari che si sono espressi a favore delle riforme istituzionali che oggi sono in via di attuazione (grazie soprattutto al nuovo motore turbodiesel chiamato Matteo Renzi). Ma mentre si assiste finalmente a quell’accelerazione che purtroppo era mancata quando governava il centrodestra berlusconiano e non c’è dubbio che la stragrande maggioranza degli italiani vede molto positivamente la prospettiva di risparmiare sulle spese del Senato e contemporaneamente di sveltire il processo legislativo, ecco riparte subito il coro dei grandi intellettuali di sinistra, ovviamente, tutti preoccupati e scandalizzati perché la Costituzione italiana rischia la deriva autoritaria.

E dunque i soliti arcinoti, predicatori noiosissimi e altezzosi, da Rodotà a Zagrebelsky (ma ve lo immaginate un presidente della Repubblica di quella specie?) firmano il solito appello sul quotidiano più radicale in circolazione per avvertire gli italiani che la democrazia è nuovamente in grave pericolo: scongiurata la minaccia Berlusconi, oggi se ne intravede un’ altra non meno dannosa nella persona dell’ attuale capo del governo. Attenti italiani, la patria sarebbe in grave pericolo perché, se il Senato non fosse più elettivo e non dovesse votare più la fiducia al governo nè le leggi di bilancio, ma diventasse solo l’ Assemblea delle Autonomie, com’è oggi in Germania tanto per capirsi, questo significherebbe l’ attuazione del piano di Berlusconi, ovvero la nascita di un “sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali”.

Così l’ ossessione antiberlusconiana si è trasformata nella fobia antirenziana, ma sostanzialmente restando identica nella struttura e nel contenuto perché trattasi sempre dello stesso conservatorismo, anche se di sinistra e profumato d’ intellighenzia, che si oppone a priori, quasi fanaticamente visto il lessico e i toni utilizzati, ad ogni forma di rinnovamento della Costituzione che possa in qualche modo rendere più moderno ed efficiente il meccanismo del legiferare e del governare nel nostro Paese.

Se poi ai suddetti corifei, si aggiunge, come è avvenuto, anche il presidente del Senato Grasso che lascia la divisa dell’ arbitro super partes ed entra a gamba tesa contro il progetto di riforma costituzionale del governo, allora è chiaro che il premier Renzi, se vuole sopravvivere, deve guardarsi le spalle soprattutto dalle reazioni della sinistra radicale, che nel suo partito è ancora agguerrita e male intenzionata.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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