I bronzi di Riace possono viaggiare

I bronzi di Riace sono la rappresentazione più evidente della bellezza e della grandezza di quella civiltà che si sviluppò sulle sponde del Mediterraneo, cinque/sei secoli prima della nascita di Cristo, e che dalle poleis greche poi si diffuse nel sud della Penisola, in un’ ampia regione che i Romani chiamarono con rispetto e ammirazione Magna Grecia.

Quella che noi oggi consideriamo la civiltà occidentale, con le sue specifiche istituzioni politiche e i suoi valori fondamentali, civiltà che si è sempre caratterizzata per un tipo di pensiero interessato ad indagare razionalmente gli aspetti fisici della realtà, nonché per forme di arte e di artigianato particolarmente raffinate, ha origine in quel mondo, per questo definito “classico”.

I più convinti assertori di questo legame ombelicale tra l’ Italia e l’ antica Grecia, furono i filosofi, i letterati e gli artisti toscani che gravitavano intorno alla dimora principesca di Cosimo il Vecchio e poi di suo nipote Lorenzo de’ Medici. Basterebbe ricordare il grande traduttore di Platone, il figlinese Marsilio Ficino, o guardare la Venere di Botticelli agli Uffizi, per capire che senza la civiltà classica non ci sarebbe mai stato il Rinascimento.

E senza il Rinascimento non avremmo quel talento tipicamente italiano, quel genio apprezzato in tutto il mondo, che si esprime nell’ arte come nella tecnologia, nella manifattura e nella enogastronomia, e che oggi riassumiamo con la formula del “made in Italy”.

Ecco perché i bronzi di Riace non appartengono soltanto al museo e alla città di Reggio Calabria, che pur li ospitano in modo eccellente. Essi sono un patrimonio nazionale perché ci ricordano chi siamo e da dove veniamo: cittadini europei ed italiani che dai Greci hanno appreso il valore della libertà di parola (parresìa) quale bene supremo e l’amore per la Natura come condizione dell’ esistenza umana.

Se l’ Expo (Esposizione Universale Milano 2015), dedicata per altro al tema attualissimo dell’ alimentazione mondiale e dell’ educazione alimentare, significherà anche la possibilità per l’ Italia di mostrare quanto di meglio è riuscita a creare nei settori della tecnica, del design e dell’industria eno-gastronomica, con la speranza di offrire un segnale di ripresa in tutti gli ambiti commerciali, allora i bronzi di Riace dovrebbero andare lì, a Milano, non solo perché custodi del nostro passato ma come protettori del nostro futuro. E subito dopo, ovviamente, far ritorno in Calabria dove, il 16 agosto 1972, furono incredibilmente scoperti da un appassionato di pesca subacquea.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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  • You must be a real thinker to be able to write such a great quality article like this. I agree with many of your views. You’ve done your research and it shows in this writing.

    dillards homecoming dress 5 anni ago Reply


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