Guerra al Chianti?

Non stiamo parlando di un posto qualunque, ma del Chianti, che la prestigiosa rivista americana Wine Enthusiast ha appena inserito tra i cinque candidati come miglior regione vinicola al mondo del 2014, insieme alla francese Champagne, giusto per fare un esempio e capirsi. Il top del top, dunque, un fiore all’ occhiello della nostra Regione, frutto dell’ intelligenza e del lavoro appassionato di generazioni di viticoltori.

Ebbene, il nuovo Piano di Indirizzo Territoriale (Pit) della Regione Toscana, che si esprime anche in materia di paesaggio ed è stato approvato in luglio, stabilisce che i vigneti sono troppi, troppo intensivi e monocolturali, con un serio rischio dal punto di vista morfologico e idrogeologico per il territorio. Per questo suggerisce di riconvertire parte dei vigneti in altre attività agricole, come i pascoli.

I contadini toscani, che alle spalle hanno una secolare tradizione di civiltà, finora non hanno imbracciato i forconi, ma hanno fatto sentire la loro voce di comprensibile dissenso verso una visione del territorio chiaramente determinata dall’ ideologia ambientalista, che già in passato ha causato danni all’ economia toscana. Soprattutto in un momento come questo, che vede il mercato globale del vino in continua crescita, nonostante la crisi continui in quasi tutti gli altri settori produttivi.

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti, definisce il piano “anacronistico e sbagliato”. Il Consorzio del Brunello ha chiesto un incontro con la Regione per capirne di più. La Confartigianato di Siena teme “per l’intera filiera”. Il marchese Frescobaldi, che durante un colloquio col presidente Enrico Rossi, era stato definito un “conservatore”, si è detto orgoglioso di quest’ appellativo, perché “provare a conservare la bellezza del paesaggio toscano è un titolo di merito”.

Il Piano, fortemente voluto dall’ assessore Marson, esponente di punta dell’ambientalismo radicale, è costato ai contribuenti circa 1.140.000 euro, come da accordo attuativo stipulato tra la Regione Toscana e il Centro Interuniversitario di Scienze del territorio, il centro di consulenza che lo ha elaborato.

La guerra al Chianti, dunque, è iniziata? Dobbiamo prepararci a vedere pecore pascolare laddove un tempo erano bellissimi e ordinati filari di vite? E l’ aria del Chianti profumerà più di pecorino che dell’ aroma inebriante del mosto? Sembra un incubo, ma potrebbe essere la realtà di domani.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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