Electro-dux

electrolux

La proposta dell’ Electrolux, la multinazionale svedese degli elettrodomestici, suona più come un diktat e ha il sapore della provocazione: per salvare i quattro stabilimenti italiani, bisogna che i lavoratori accettino paghe dimezzate, come quelle che si ricevono in una fabbrica simile in Polonia, dove però il costo della vita è molto inferiore e soprattutto ancora circola la moneta nazionale.

Insomma, la trappola della globalizzazione ( e dell’ euro) si manifesta ancora una volta in tutta la sua cruda realtà e mette i sindacati italiani nella condizione di spettatori ed evocatori del fantasma dell’ interventismo statale, per non parlare poi del Ministro del (sotto)sviluppo Zanonato che è una vera e propria nullità nel governo Letta, al punto da essersi meritato la richiesta di dimissioni persino da parte della sua collega democrat presidente della regione Friuli.

Certo è che se alla globalizzazione dei mercati e quindi dello stesso mercato del lavoro, per cui un operaio italiano di sana e robusta costituzione, con figli a carico e un tetto sopra la testa da pagare ogni fine mese non potrà mai accontentarsi del livello di stipendi indiano, polacco o cinese , si risponde con l’ assenza completa della politica industriale come è avvenuto da noi negli ultimi trent’anni, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi: le grandi aziende delocalizzano, ovvero se ne vanno dall’ Italia a causa dell’ eccessivo costo del lavoro dovuto alla tassazione predatoria dello Stato, e non solo i loro operai ma tutto il tessuto imprenditoriale e lavorativo dell’ indotto viene a trovarsi praticamente con l’ acqua alla gola.

Pensare che questo avviene nel Paese che, pur uscito distrutto e sconfitto da una guerra, era riuscito a realizzare in pochi anni una ripresa che gli storici chiamarono “boom economico” e che l’ aveva portato a sedersi al tavolo delle grandi potenze industriali del mondo, fa veramente male e ci lascia quasi storditi. Ciononostante bisogna cercare almeno di immaginare una possibile via d’ uscita.

La risposta del sindacato tradizionale, evidentemente, non è più adeguata. Non si tratta ormai di contrattare migliori condizioni salariali come avveniva nella fase pre-globalizzazione, perché è ovvio che le aziende siano attirate laddove è più facile fare impresa e fare business (è la naturale logica del profitto sulla quale si è edificata la civiltà moderna e che ha prodotto benessere e progresso, almeno fino all’ ultima grande crisi). Il sindacato nazionale italiano, che è una creatura del secolo scorso, dovrebbe fare una vera e propria rivoluzione culturale e, da difensore della cassa integrazione e degli impossibili posti di lavoro, diventare un soggetto pensante e propositivo all’ interno dei consigli di amministrazione.

Il punto sul quale si deve riflettere è che ormai in Italia il manifatturiero deve necessariamente prendere la strada dell’ alta qualità, del tecno-artigianato, della specializzazione in settori innovativi che si caratterizzino e si qualifichino per la loro unicità. Competitività, nel mondo globalizzato, può derivare solo da un elevato standard qualitativo, non certo dalla corsa alla riduzione del costo del lavoro che ci vedrebbe oggettivamente perdenti. Allora ci vogliono investimenti in ricerca, innovazione tecnologica, formazione continua dei lavoratori, una visione sul futuro, una politica industriale per dirla in parole povere. E naturalmente una nuova classe dirigente che queste cose le voglia e le sappia fare.

About This Author

Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

3 Comments

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  • Caro Roberto,
    questo suo post è pieno di luci e di ombre, e ha il difetto, mi consenta se lo faccio notare, di essere fatto da chi non gioca la partita, ma sta solo in tribuna.
    Chi ha una piccola impresa, con dipendenti, sa bene che il costo del lavoro è altissimo, ma sa anche bene come me, che tutti i mesi faccio i bonifici dello stipendio ai miei dipendenti, che il netto in busta paga, è molto inferiore del lordo che noi paghiamo.
    La differenza, lo pretende lo Stato, che lei chiama giustamente predatorio.
    Stato che poi rende questi soldi, non sempre in maniera equa.
    Tutti sappiamo che i dipendenti pubblici in Italia, sono troppi, e nonstante il loro numero eccessivo, poco produttivi.
    Ebbene, io nel mio piccolo lancio una provocazione, diminuiamo lo stipendio dei dipendenti pubblici del 20%, almeno fin tanto non passa la crisi, e con quello risparmiato non facciamolo più pagare alle imprese le eccessive e esose tasse che dobbiamo pagare.
    Torneremo subito competitivi, e nessuna multinazionale penserà più di spostarsi in Polonia.
    La casta dei dipendenti pubblici, sarebbe favorevole a questa ipotesi?
    Non credo, per loro i sacrifici gli devono fare gli altri, non certo loro, che sono pieni di diritti, ma pochi doveri.
    Le sembro troppo radicale nei miei pensieri?
    Tra due anni, quando a causa della chiusura di tutte le imprese, lo Stato, non potrà più prenderi i soldi da chi lavora, per pagare chi non lavora, e dovrà licenziare il 20% dei dipendenti pibblici, allora questa mia proposta, le sembrerà sensata

    P.S.
    Non prenda questa idea Roberto come una questione personale nei suoi confronti, considerato che lavora nel pubblico. Sarebbe in errore.

    riccardo 6 anni ago Reply


    • Un tema questo molto interessante non solo per il caso specifico ELX in cui siamo di fronte a una situazione di crisi aziendale del la cui un management incapace o isterico dopo aver fallito cerca di salvare il cu…. la faccia mettendo in piedi questa storia del costo del lavoro, che cosa cui che risolvono 2 Eurini a lavatrice sin un prodotto venduto a 1200 se il problema c’è la ELX deve cercarlo e risolverlo ma non nel mondo del lavoro.

      Veniamo al tema più grande quello della perdita complessiva dei posti di lavoro. Qui la cosa si complica e come dicevamo qui sopra da paese distrutto a grande potenza economica…….
      Quale era stata la chiave del successo il mix fra società private e statali la dove le prime producono nei settori dove si può competere ad alto valore aggiunto e lo stato le supporta con i servizi anche in riammessa con i servizi se considerati singolarmente
      La regola che il capitalismo avrebbe aggiustato automaticamente per mezzo della competitività i mercanti non è risultata valida.
      Adesso mi si dirra che le società statali sono una banda di mangiapane a tradimento io posso solo dire che cosi non potrà più essere quello è l’unico percorso che può portare ad un economia funzionante in un paese come il nostro….. che per altro ha funzionato dal 50 a gli anni 80 distrutto solo da la disonestà dei singoli e dei politici.

      GoriLo 6 anni ago Reply


    • Un tema questo molto interessante non solo per il caso specifico ELX in cui siamo di fronte a una situazione di crisi aziendale con un management incapace o isterico dopo aver fallito cerca di salvare il cu…. la faccia mettendo in piedi questa storia del costo del lavoro, che cosa vui che risolvono 2 Eurini a lavatrice in un prodotto venduto a 1200 se il problema c’è la ELX deve cercarlo e risolverlo ma non nel mondo del lavoro.

      Veniamo al tema più grande quello della perdita complessiva dei posti di lavoro. Qui la cosa si complica e come dicevamo qui sopra da paese distrutto a grande potenza economica…….
      Quale era stata la chiave del successo il mix fra società private e statali la dove le prime producono nei settori dove si può competere ad alto valore aggiunto e lo stato le supporta con i servizi anche in riammessa se considerati singolarmente
      La regola che il capitalismo avrebbe aggiustato automaticamente per mezzo della competitività i mercanti non è risultata valida.
      Adesso mi si dirra che le società statali sono una banda di mangiapane a tradimento io posso solo dire che cosi non potrà più essere questo è l’unico percorso che può portare ad un economia funzionante in un paese come il nostro….. che per altro ha funzionato dal 50 a gli anni 80 distrutto solo da la disonestà dei singoli e dei politici.

      GoriLo 6 anni ago Reply


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