Crescita zero

La verità, dunque, è venuta a galla: almeno per tutto il 2014 la luce in fondo al tunnel resterà un puntino luminoso come la fiammella asfittica di una candelina. I dati di Bankitalia, confermati anche da Confindustria, parlano chiaro e smontano anche le più rosee previsioni del Governo, che davano il nostro Pil in crescita di un 0,8%. Purtroppo la ricchezza complessiva italiana non cresce e non crescerà quasi per niente, perché il dato ormai certo è che il Pil si attesta intorno allo 0,2% se le cose non peggioreranno, altrimenti il segno prima dello zero potrebbe anche essere un meno.

Che significa questo per tutti noi? Innanzitutto va chiarito che quanto ha recentemente dichiarato Matteo Renzi in un’intervista al giornalista americano Alan Friedman (secondo il premier crescere dello 0,2 o dello 0,8 o dell’ 1,5% non fa alcuna differenza per la gente) è una sciocchezza totale e dimostra anche una certa sua pericolosa faciloneria . Lo ha spiegato benissimo l’ editorialista del Corriere della Sera, Antonio Polito: anche un solo punto percentuale in più farebbe, invece, la differenza tra l’attuale situazione di “deflazione” e un processo virtuoso che, crescendo come le palle di neve che rotolano giù per un pendio, porterebbe nel medio termine sviluppo e benessere per tutti.

Quindi la differenza c’è e come: un Paese come la Spagna che ha fatto rapidamente le riforme economiche (forte riduzione delle tasse e riforma del lavoro) è cresciuto di un punto e mezzo in percentuale, mentre l’ Italia, dove si sta bloccati sulla riforma del Senato da settimane e ci si è dimenticati delle riforme urgentissime (il Jobs Act, la riforma fiscale, la riforma della PA, la riforma della giustizia), siamo purtroppo condannati alla crescita zero.

Perché bisognava fare urgentemente le riforme economiche? Innanzitutto perché grazie alla riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) si sarebbe creata più flessibilità e quindi maggiori opportunità per i giovani di essere assunti con contratti di apprendistato o contratti a tempo indeterminato a garanzia crescente. La riforma fiscale, poi, è l’unica che potrebbe realmente rimettere in moto i consumi interni e quindi spingere le imprese a realizzare nuovi posti di lavoro, visto che l’ esperimento degli 80 euro non ha dato i risultati sperati (se non in ambito elettorale). Terza: la riforma della giustizia, in modo particolare dei tempi dei processi civili, è uno dei requisiti fondamentali per attrarre investitori stranieri in Italia. Quarta: la riforma della Pubblica Amministrazione servirebbe a snellire lo Stato, velocizzare e rendere efficienti i suoi apparati, tagliare la spesa pubblica, colpire la burocrazia e la corruzione che ne deriva.

Queste sono le riforme che andrebbero fatte in tempi rapidissimi, se si vuole veramente rimettere l’ Italia in grado di crescere, competere con gli altri Paesi produttori e, così, sanare l’ orribile piaga della disoccupazione. La Spagna l’ ha fatto, persino la Grecia si sta riprendendo. Ma noi no, nonostante abbiamo i livelli di disoccupazione più alti d’ Europa, noi continuiamo a discutere della eleggibilità dei senatori e dell’ Italicum. Non era questo che Matteo Renzi ci aveva promesso. Non è questo che gli italiani si aspettavano da lui.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

11 Comments

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  • per chi volesse approfondire il discorso sui risultati positivi della Spagna nel 2014: http://www.lastampa.it/2014/08/04/economia/madrid-tornata-a-crescere-grazie-alle-riforme-pi-difficili-UBhVa6sB0vWq5g4l6snXdJ/premium.html?wtrk=cpc.social.Twitter&utm_source=Twitter&utm_medium&utm_campaign

    L’articolo è di Irene Tinagli, brillante economista italiana che insegna all’ Università di Madrid

    Roberto 7 anni ago Reply


    • beh, Tinagli o Sole 24 ore lei si ostina a non voler vedere i dati ( che probabilemte non riesce nemmeno a leggere).
      Si accontenta di slogan di propaganda senza andare alla fonte.
      Le ho mostrato le basi dati dell’UE dove la verità è un’altra.

      Complimenti per perseveranza

      syntax error 7 anni ago Reply


  • Che Rodotà non piacesse era scontato. Non perché non sia economista ma perché piagnucolone, ovviamente. Del resto per esser esperti economisti e scriver di pil, disoccupazione, ripresa e misure da adottare basta comprare il sole e italia oggi. Magari se si leggessero anche e si capisse ciò che si legge non si prenderebbero cantonate sulla spagna e sulla grecia, ma tant’è. Capisco che chi è abituato a guardar le figure trovi difficoltà a legger in generale e di economia in particolare. Sulla macelleria se non piace Rodotà si potebbe cunsultare la Treccani. Che non è cosa faunistica ma una en ci clo pe dia. Mai sentito dire enciclopedia? No? Ecco invece esiste. E riporta il termine
    “Macelleria Sociale
    Neologismi (2008)
    macelleria sociale loc. s.le f. In senso figurato, strage delle conquiste sociali; ecc. ecc.”
    Mi spiace non ci son figure per esplicitare il concetto.

    disonesta 7 anni ago Reply


  • Cara Disonesta, sei davvero bizzarra: io ti cito Zingales, notissimo professore di economia all’ Università di Chicago…e tu te ne vieni col solito piagnisteo vievente di Rodotà, che è notoriamente un costituzionalista e non un economista, e che per fortuna, grazie al Pd di Renzi ,non faranno mai presidente della Repubblica…via rinnovati un po’, magari guardati Tarantino se non ce la fai a leggere Zingales…
    Per quanto riguarda le mie fonti sono molto semplici e facilmente consultabili andando in edicola la mattina e con poca spesa: Sole 24ore e ItaliaOggi. Mistero svelato. Grazie per l’intervento interessante, Syntax error, ma purtroppo, come la storia del Novecento ci insegna, non c’è giustizia sociale se non c’è ricchezza da ridistribuire…quindi, prima di tutto, bisogna produrre riccheza creando occupazione e abbassando le tasse.

    Roberto 7 anni ago Reply


    • Salve,
      quello che forse non ha capito è che questa è una crisi di domanda.
      Quindi gli inutili interventi volti a flessibilizzare il mercato del lavoro (agire dal lato dell’ offerta) non servono a nulla se non a preparare l’attacco al pubblico impiego e ai dipendenti delle grandi aziende.
      Riguardo alle tasse dobbiamo ringraziare i salvatori della patria (monti-letta-renzi) per aver dato , dall’autunno 2011, il colpo di grazia alle sperequazioni tributarie italiane (google, facebook, amazon continuano imperterrite nelle maxi elusioni fiscali impunite ed impunibili).
      Però se vede bene i dati non è per le tasse che le imprese sono in crisi (la nostra bilancia dei pagamenti è negativa dal 2003). Diciamo che le nostre imprese, rispetto alle concorrenti nordeuropee, offrono prodotti ad un prezzo maggiore del 20% mentre le nordeuropee offrono prezzi inferiori del 20% rispetto al valore reale delle loro merci.
      Inoltre paesi come la Germania hanno da tempo scelto di sostenere politiche di dumping salariale estremo ( eliminazione contrattazione aziendale, differenze retributive est ovest, retribuzioni orarie fino a 1 euro l’ora ecc ecc).
      Infine un consiglio, Luigi Zingales è un noto economista che insegna in una prestigiosa università di Chicago , la Booth, ed ha anche un buon ranking nelle pubblicazioni, ma si occupa di corporate finance, corporate governance e business administration, cose che non hanno a che fare molto con la macroeconomia e la politica economica in generale.
      In altre parole sarebbe come farsi fare un trapianto di cuore da un dermatologo

      syntax error 7 anni ago Reply


  • Quelli che usano termini come “macelleria sociale” mi spaventano più dei presunti macellatori, probabilmente hanno letto solo Stephen King e i suoi imitatori, visto cinema splatter e giocato per anni alla play-station. Così, immaginano la nostra Europa governata da oligarchie crudeli e assassine che divorano la povera gente. Beh, non è così, la realtà è molto più complessa, Si legga, per esempio, l’ultimo libro di un economista serissimo come Luigi Zingales e impari ad essere un po’ più intellettualmente Onesta.

    Roberto 7 anni ago Reply


    • Play station? Cinema splatter? Qualche argomentio un pò più sostanzioso no vero?
      Se interessa questo che segue – uno tra i tanti – è Stefano Rodotà da la Repubblica del 24 luglio 2011 ripreso da MicroMega on-line.
      ……È così tornata, in ambienti insospettabili, la vecchia espressione “macelleria sociale”. Ma è una macelleria ben selettiva, vista la cura con la quale si è voluto tenere lontano da alcuni ceti anche un contributo poco più che simbolico al risanamento dei conti pubblici. Rivelatrice è la cinica dichiarazione di un ministro della Repubblica che, di fronte alla proposta di un significativo aumento della tassa per le automobili di maggiore cilindrata, ha esclamato: «Ma quelli votano per noi!»……..
      Forse per qualcuno è meglio continuare a leggere topolino molto più alla portata.

      Macelleria 7 anni ago Reply


  • Salve,
    Volevo chiederle dove prende i dati macroeconomici per dichiarare in modo così sicuro che la Spagna e addirittura la Grecia si stanno riprendendo da questa crisi, quando invece ci stanno finendo dentro anche la Finlandia, la Danimarca e l’Olanda (la Francia c’è già dentro da un pezzo).
    I dati messi a disposizione dall’Unione Europea confermano tutt’altro.
    Le allego due link dove potrà vedere da sé che la situazione non è assolutamente quella che ha descritto. E non ci si avvicina nemmeno un po’. Anzi, penso che lei abbia parlato per slogan, per altro sentiti chissà dove. Forse sul Tg o scritti su qualche giornalino italiano.
    http://it.tradingeconomics.com/spain/indicators
    http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/ameco/index_en.htm
    Certo che per interpretare questa tabelle un po’ di infarinatura macroeconomica bisogna conoscerla sennò il rischio è quello di andare a casaccio ( cioè vedere un segno più e non 450 segni meno, oppure, per farla più facile, non sapere in che modo e con quali differenze si formano il PIL e il PNL o non sapere la differenza tra un tasso di interesse nominale o reale).
    La Spagna dal 2008 ha avuto una contrazione del pil del -16% e dalle timide riforme sembra che il tasso di crescita sia all’incirca di uno 0,6% annuo. Dai dati disponibili adesso sembra che di questo passo ci vogliano circa 20 anni per tornare ai livelli pre crisi.
    Inoltre se ha aperto il link che le allego vedrà che ci sono dei grafici alla fine di ogni riga. Se ci clicca sopra vedrà dei dati abbastanza curiosi.
    Provi a vedere cosa succede al PIL A PREZZI COSTANTI, PIL PRO CAPITE e alla FORMAZIONE LORDA DEL CAPITALE FISSO (ovvero da dove nascono gli investimenti).
    Poi vada alla sezione PREZZI. Non c’è una previsione positiva. E sa che vuol dire? Che sebbene abbiano fatto le riforme sul mercato del lavoro (precarizzazione) esse sono servite soltanto pagare di meno i lavoratori assunti dopo le riforme (da qui le stime al ribasso sull’inflazione). Infatti, come ben saprà, se non è possibile, in seguito a shock esterni aggiustare il tasso di cambio, si dovranno aggiustare i salari (ovviamente al ribasso).
    Nella sezione SOLDI potrà vedere, escludendo gli aggregati monetari per farla breve, gli andamenti del TASSO di INTERESSE (deciso dalla BCE) e i PRESTITI AL SETTORE PRIVATO. L’andazzo è sempre lo stesso.
    Poi andando alla sezione COMMERCIO diventa palese la causa della crisi dei piigs, ovvero gli squilibri della bilancia commerciale. Ovvero Esportazioni – Importazioni che determinano un deficit commerciale verso l’estero che corrisponde ad un indebitamento estero del settore privato.
    Tra le prime preoccupazioni dei governi c’è ovviamente quella di sterilizzare questo squilibrio.
    Infatti, a parità di esportazioni, come si evince dalla tabella, per fare andare il saldo a zero, o farlo diventare positivo, si necessita di un taglio delle importazioni. In altre parole deve essere distrutta la domanda interna (come diceva alla CNN in nostro salvatore Monti https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc) perchè essa è indirizzata verso il consumo di beni esteri.
    Questo spiega due cose: la riforma del mercato del lavoro (pagare meno i dipendenti) e la conseguente bassa inflazione (derivante dalla compressione dei redditi pro capite) .
    La correlazione tra queste due grandezze è spiegata nella curva di Philiphs.
    Sezione Governo, anche qui diverse sorprese.
    Il Bilancio del Governo, tradotto un po’ a cavolo, è il cosiddetto rapporto deficit/pil. Lo vede a quanto sono loro? Noi nemmeno al tre loro al 7.1% (se lo è mai chiesto perchè il 3% lo dobbiamo rispettare solo noi quando i primi a sforarlo furono i tedeschi?).
    Altre cose interessanti ce le dice l’ammontare di SPESA PUBBLICA in diminuzione in termini assoluti, ma se la si confronta in rapporto al PIL, SPESA PUBBLICA SU PIL, vediamo da dove nasce la ripresina spagnola.
    Tanto per essere chiari la spesa pubblica è un addendo del PIL. Riducendo la spesa pubblica, in periodi di recessione, si riduce il PIL e si aggrava il rapporto Debito / PIL. Cosa puntualmente successa qui da noi con mr monti che ha realizzato un +13% annuo di incremento di tale rapporto (nemmeno tutta la prima repubblica c’è mai riuscita).
    Ha notato poi come nel 2008 il rapporto debito/pil della spagna a quanto era? Nemmeno alla metà di adesso e questo vuol dire due cose. La prima è che la crisi non era causa dal debito pubblico, che stava diminuendo (così come irlanda, portogallo e Italia), e la seconda è che le pezze al disastro spagnolo, pagamento debiti contratti verso l’estero, ce l’ha messi di nuovo pantalone, cioè i cittadini spagnoli (da noi idem).
    IMPRESE: qualcosina si muove se ci fa caso. Ma è ovvio che si muove qualcosa dopo aver tolto di mezzo un numero esorbitante di imprese. Praticamente sono rimaste solo quelle esportatrici mentre quelle che servono in mercato interno sono alla canna del gas (idem in Italia). Per dati più precisi dobbiamo aspettare un po’.
    CONSUMATORE
    La vendita al dettaglio mensile e annuale sta già ritornando negativa dopo un timidissimo segnale di vita. Questo conferma la bassissima inflazione (deflazione) spagnola.
    Analogamente sono in diminuzione la SPESA DEI CONSUMATORI e il REDDDITO DISPONIBILE. Quindi quale ripresa ha effetti negativi su tutti questi fattori? Nessuna.
    IMPOSTE:
    aumentate quelle sulle persone fisiche e diminuite quelle a carico delle società di capitali (strano è?).
    Infine, ritornando ai tempi della giustizia civile che attirerebbero secondo lei investitori esteri, sarebbe da ricordarle che gi investimenti esteri diretti sono rilevati, nella contabilità nazionale. nella stessa “sezione ” dei debiti, in quanto si fa riferimento a capitali esteri investiti in Italia, il cui valore aggiunto va a remunerare prima il capitale e poi la quota salari dei lavoratori italiani.
    Poi se ha seguito la vendita/svendita di moltissime aziende italiane in questi anni (tipo bulgari-ducati-loro piana-parmalat-telecom-edison la lista è lunghissima) a concorrenti straniere si accorgerà che gli investimenti esteri diretti sono già arrivati in abbondanza ed inoltre sono totalmente scollegati dai tempi della giustizia civile. Lei pensa davvero che una multinazionale tipo la General Electric siano vincolate dalle scelte di uno staterello debole e succube ai mercati come il nostro?
    Poi fossi in lei, visto che è professore, non aspetterei tanto le prossime riforme ultra-flessibilizzanti del mercato del lavoro perché serviranno per licenziare lei e non me che lavoro in una piccola impresa privata e lo sono già da un bel pezzo. Purtroppo.
    L’unica verità che è venuta a galla, e non lo dico certo io, è che le riforme, che i più sinceri chiamano smantellamento dello stato sociale, non servono proprio a niente.

    syntax error 7 anni ago Reply


  • Chiarissimo esempio – del resto ripetuto più e più volte – di come le menzogne sorreggono la disonestà intelluttale e morale.
    Spagna e Grecia che hanno fatto misure da mecelleria sociale son le due nazioni con tassi di disoccupazione più alti d’Europa, significativamente ed in particolare più alti che in Italia.
    Daltra parte si è dileggiato fino a ieri chi denunciava che senza investimenti e senza una politica industriale non c’era speranza di una ripresa. Si è bollato – disonestamente – questa denuncia, lapalissiana, come voglia di assistenzialismo.
    Del resto cosa vogliamo sperare da chi crede che l’economia sia una materia per la preparazione di giovin fanciulle da marito. Confondendo l’economia domestica con l’economia politica.
    Aerei e ristoranti pieni ecco i veri indici economici che sanno capire.
    Poveri giovani da chi sono istruiti.

    Disonesta 7 anni ago Reply


  • Salve,
    l’unica cosa che condivido del suo post è la palese incapacità di comprendere qualsiasi dato economico da parte del nostro governo. E non solo.
    Prima dell’infelice battuta dell’infelice premier aveva esordito Zanonato sulla vicenda Telecom (acquisizione del pacchetto di maggioranza della controllante TELCO da parte di Telefonica) affermando che secondo lui non era cambiato nulla. In pratica era cambiato l’assetto proprietario e la sua nazionalità. Non mi sembra roba da poco.
    Per il resto volevo chiederle dove lei prenda i dati macroeconomici per dichiarare in modo così sicuro che la Spagna e addirittura la Grecia si stanno riprendendo da questa crisi, quando invece ci stanno finendo dentro pure la Finlandia, la Danimarca e l’Olanda (la Francia ormai non fa più notizia).
    I dati messi a disposizione dall’unione europea, volutamente in minuscolo, confermano tutt’altro.
    Le allego un link dove può vedere da sè che la situazione non è assolutamente quella che ha descritto. E non ci si avvicina nemmeno un po’.
    http://it.tradingeconomics.com/spain/indicators
    http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/ameco/index_en.htm
    Certo che per interpretare questa tabelle un po’ di infarinatura macroeconomica bisogna averla altrimenti il rischio è quello di andare a casaccio ( cioè vedere un segno più e non 450 segni meno meno, oppure, per farla più facile, esultare di gioia se la diminuzione del Pil su base mensile passa da -1,8 ad aprile e -1,7 a maggio).
    La Spagna dal 2008 ha avuto una contrazione del pil del -16% e dalle timide riforme sembra che il tasso di crescita sia all’incirca di uno 0,6% annuo. Il tempo che ci vuole per recuperare il tutto si aggira intorno alla ventina di anni rispetto ai livelli pre-crisi.
    Inoltre se ha aperto il link che le ho inviato vedrà che ci sono dei grafici alla fine delle righe. Se ci clicca sopra vedrà dei dati abbastanza curiosi.
    Provi a vedere cosa succede al PIL A PREZZI COSTANTI, PIL PRO CAPITE e alla FORMAZIONE LORDA DEL CAPITALE FISSO (fonte per gli investimenti tanto agognati).
    Poi vada alla sezione PREZZI. Non c’è una previsione positiva. E sa che vuol dire? Che sebbene abbiano fatto le riforme sul mercato del lavoro (precarizzazione totale) esse sono servite soltanto pagare di meno i lavoratori ( da qui le stime al ribasso sull’inflazione).
    Infatti, come ben saprà, se non è possibile, in seguito a shock esterni aggiustare il tasso di cambio, si dovranno aggiustare i salari (ovviamente al ribasso). Inoltre non si assume non perchè non conviene ma perchè non ce n’è bisogno.
    Nella sezione SOLDI potrà vedere, escludendo gli aggregati monetari per farla breve, gli andamenti del TASSO di INTERESSE (deciso dalla BCE) e i PRESTITI AL SETTORE PRIVATO.
    Poi andando alla sezione COMMERCIO diventa palese la causa della crisi dei piigs, ovvero gli squilibri della bilancia commerciale. Ovvero Esportazioni – Importazioni.
    Se le prime rimangono costanti, o per lo meno non molto diverse, per fare andare il saldo a zero, o farlo diventare positivo, si necessita di un taglio delle importazioni. In altre parole deve essere distrutta la domanda interna (come diceva alla CNN in nostro salvatore Monti https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc) perchè essa è indirizzata verso il consumo di beni esteri. Questo spiega due cose: la riforma del mercato del lavoro (pagare meno i dipendenti) e la conseguente bassa inflazione. La correlazione tra queste due grandezze è spiegata nella curva di Philiphs. In realtà spiegherebbe anche l’inizio di una desertificazione industriale con lo smantellamento di interi settori produttivi nazionali che vengono via via sostituiti da quelli esteri.
    Sezione Governo, anche qui diverse sorprese.
    Il Bilancio del Governo, tradotto un po’ a cavolo, è il cosiddetto rapporto deficit/pil.
    Lo vede a quanto sono loro? Noi nemmeno al 3% loro al 7.1% (perchè il 3% lo dobbiamo rispettare solo noi quando i primi a sforarlo furono i tedeschi?).
    Altre cose interessanti ce le dice l’ammontare di SPESA PUBBLICA in diminuzione in termini assoluti, ma se la si confronta in rapporto al PIL, SPESA PUBBLICA SU PIL, vediamo da dove nasce la ripresina spagnola. Semplice. Da un maggior indebitamento pubblico.
    Tanto per essere chiari la spesa pubblica è un addendo del PIL. Riducendo la spesa pubblica, in periodi di recessione, si riduce il PIL e si aggrava il rapporto Debito / PIL. Cosa puntualmente successa qui da noi con mr monti che ha realizzato un +13% annuo di incremento di tale rapporto (nemmeno tutta la prima repubblica c’è mai riuscita). E poi proprio lei che fa il Professore a sparare a zero sulla spesa pubblica. Pensi che la spesa pubblica è divisa in spesa corrente e spesa per interessi. Su quella corrente, ovvero per mandare avanti la baracca, spendiamo meno ( e sicuramente peggio) della Germania, ci frega quella per interessi. Chissà perchè.
    Ha notato poi come nel 2008 il rapporto debito/pil della spagna a quanto era? Nemmeno alla metà di adesso e questo vuol dire due cose. La prima è che la crisi non era causata dal debito pubblico, per altro in diminuzione (così come irlanda, portogallo e Italia), e la seconda è che le pezze al disastro spagnolo ce l’ha messe di nuovo pantalone, cioè i cittadini spagnoli (proprio come da noi).
    IMPRESE: qualcosina si muove se ci fa caso. Ma è ovvio che si muove qualcosa dopo aver tolto di mezzo un numero esorbitante di imprese. Praticamente sono rimaste solo quelle esportatrici mentre quelle che servono in mercato interno sono alla canna del gas (idem in Italia).
    CONSUMATORE
    La vendita al dettaglio mensile e annuale sta già ritornando negativa dopo un timidissimo segnale di vita. Questo conferma la bassissima inflazione (deflazione) spagnola.
    Analogamente sono in diminuzione la SPESA DEI CONSUMATORI e il REDDDITO DISPONIBILE. Quindi quale ripresa ha effetti negativi? Nessuna.
    IMPOSTE:
    aumentate quelle sulle persone fisiche e diminuite quelle a carico delle società di capitali.
    Infine, ritornando ai tempi della giustizia civile che attirerebbero secondo lei investitori esteri, ci sarebbe da ricordare che gi investimenti esteri diretti sono rilevati, nella contabilità nazionale, nella stessa “sezione ” dei debiti, in quanto si fa riferimento a capitali esteri investiti in Italia, il cui valore aggiunto va a remunerarli in modo maggiore rispetto alla quota salari.
    Poi se ha seguito la vendita/svendita di moltissime aziende italiane in questi anni (tipo bulgari-ducati-loro piana-parmalat-telecom la lista è lunghissima e desolante) a concorrenti straniere si accorgerà che gli investimenti esteri diretti sono già arrivati in abbondanza ed inoltre sono totalmente scollegati dai tempi della giustizia civile.
    Certo i tempi della giustizia civile, la corruzione e le vere riforme (non lo smatellamento dell’ordinamento costituzionale) sono esempi di giustizia sociale ma a livello macroeconomico influenzano ben poco l’andazzo generale.

    Ps.
    provi a dare un occhio alla Grecia se ha voglia

    syntax error 7 anni ago Reply


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