C’è chi scende e chi sale

silvio processo

La questione principale delle prossime elezioni europee, che le rende forse per la prima volta terribilmente interessanti ed appetibili, sarà in sostanza la verifica del nuovo assetto che la politica italiana ha preso con l’ avvento di Renzi e la caduta di Berlusconi.

Due fenomeni che nella loro specularità hanno ridisegnato la mappa e modificato il campo da gioco, al punto che si è reso necessario prevedere un nuovo ordinamento istituzionale e un’altra regola elettorale, anche se i tempi della loro realizzazione fluttuano e si dilatano verso un orizzonte che a sua volta sembra spostarsi sempre più in là.

Il primo ha superato la fase della rottamazione e del ribellismo generazionale, che ancora caratterizzava il Renzi movimentista segretario del Pd, essendo passato al gradino successivo, la guida del governo; quindi dalla categoria del possibile a quella della realtà, dagli slogan al programma trasformato in “crono-programma”, dalle chiacchiere a ruota libera della Leopolda fiorentina alle voci circostanziate del Def e, last but not least, dalla camicia bianca perennemente sbottonata alla cravatta blu ministeriale.

Grazie a tutto ciò il Pd è rinato quando pareva affogato nella nebbia padana dei Bersani e dei Zanonato, e nei sondaggi ora viaggia oltre il 30% perché un fatto è acclarato: il sindaco è diventato un premier e, piaccia o no ai colonnelli berlusconiani ormai in delirio perpetuo come Brunetta e Verdini, ha incassato un buon viatico sia da Obama che da Cameron (i sorrisetti viperini della Merkel sappiamo bene di doverli tenere nella giusta considerazione). Certo anche per lui la strada non è tutta rose e fiori, soprattutto perché l’ ala radicale del suo stesso partito trova ogni occasione per seminare mine, come l’ultima appena innescata dal brontosauro rosso di nome Vannino Chiti, e da altri venti più o meno della stessa pasta, con un disegno alternativo di riforma del Senato secondo il quale i senatori sarebbero sempre eletti e di conseguenza sempre strapagati.

Il secondo: caduto per via giudiziaria ma anche e soprattutto condannato da un tribunale ben più alto e neutrale, la Storia, che è stata implacabile persino con leader del calibro di De Gaulle, De Gasperi e Margaret Tatcher, per cui a un certo punto l’ora del declino suona anche per i grandi ed è un guaio se qualcuno, come il nostro Cavaliere, si ostina a non voler sentire quella campanella e, anziché preparare la successione senza traumi per il popolo dei suoi elettori, si chiude in un bunker dorato con i fedelissimi e si prepara alla battaglia finale. Con i risultati che abbiamo sotto gli occhi e che i sondaggi in discesa libera ormai certificano. Dalle ceneri del Pdl, quindi, non è rinata Forza Italia, il grande partito liberale e popolare delle origini, ma un brutto clone che sembra uscito da un film di fantascienza, con i vecchi dirigenti diventati maschere irriconoscibili ed imitazioni crozziane di se stessi, che guardano in cagnesco i volti nuovi e arrembanti del consigliere Toti e di donna Francesca Pascale.

Che ne sarà, dunque, del centrodestra quando, a maggio, andremo a contarci finalmente, anche se per eleggere un Parlamento europeo che non ha potere legislativo e sembra più un’ accademia di alti studi in retorica e comunicazione?

Soccomberà sotto il fuoco incrociato dei populismi di Grillo, di Salvini e della Meloni, i quali cavalcano l’onda rabbiosa dell’euroscettismo, che pure ha fondate ragioni di essere visti i risultati nefasti della politica di austerity impostaci dalla Bce e dalla Commissione? Sarà surclassato dall’ avanzata del Pd, sulla scia dei primi risultati indubbiamenti positivi del governo Renzi che hanno soffiato una brezza di ottimismo tra gli italiani, soprattutto quelli beneficiati dall’ aumento in busta paga del prossimo mese?

Molto probabilmente Forza Italia diventerà il terzo partito e, se ciò veramente accadesse, sarà destinato a sbriciolarsi in breve tempo, visto che il padrone di casa ad oggi non ha ancora deciso da chi e come farsi sostiuire, se si escludono le ipotesi ereditarie e altamente improbabili dei figli o dell’ amatissimo Dudù.

Ma se il centrodestra, non sarà più quello che abbiamo conosciuto e che ruotava attorno alla figura carismatica di Silvio Berlusconi, quale potrà essere allora la sua nuova fisionomia? E’ realistico pensare che il neonato Ncd possa, nel medio termine, diventare la nuova forza di aggregazione dei moderati e dei conservatori?

Con Renzi dominatore assoluto del centrosinistra e Berlusconi ai servizi sociali come anticamera del pensionamento dalla politica, Ncd ha saggiamente deciso di giocare alle europee la carta del Ppe, cercando la sponda nell’ Udc di Casini e nei Popolari di Mauro. E poi?

Quando, prima o poi, si tornerà a votare per eleggere il nostro Parlamento, con la speranza di votare solo per una camera di deputati e senza le liste bloccate, ci vorranno una strategia vincente, soprattutto una forte immagine di partito moderno non bloccato su rigidi schemi e a quel punto, forse, anche un nome che faccia pensare al futuro e non più al passato.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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