Cambieranno anche i sindacati?

La Legge di stabilità appena arrivata in Parlamento certamente manda alcuni segnali positivi in direzione del cambiamento e dello sviluppo, perché qualcosa verrà tagliato alla spesa pubblica improduttiva e qualcosa, dall’ altra parte, sarà messo a disposizione degli investimenti per sostenere le imprese e le famiglie.

Come ha spiegato l’ economista Nicola Rossi sul sito leoniblog.it qualche giorno fa, tutto ciò andrebbe benissimo in condizioni di normalità, ma rischia di rivelarsi una manovra completamente inadeguata di fronte alla gravità della situazione economica, che invece richiederebbe interventi shock: aggredire veramente la spesa pubblica, nella misura e nei modi indicati dall’ ex commissario straordinario Cottarelli, a partire dalle migliaia di società partecipate comunali e regionali che , ahimé, non verranno neppure sfiorate dalla spending review e quindi continueranno a mungere le casse dello Stato; fare un taglio ben più radicale di quello deciso dell’ Irap, la tassa più odiosa e iniqua mai inventata (seconda forse solo al canone Rai), perché in pratica colpisce le imprese che creano posti di lavoro nel momento storico in cui bisognerebbe, invece, incentivare e premiare fiscalmente chi genera occupazione.

La Legge sarà certamente votata, per cui non ci resta che aspettare i suoi risultati, ovviamente augurandoci che ne arrivino, per il bene di tutti. E per questo bisogna attendere almeno il primo semestre del 2015; per capire se l’ Italia finalmente ce la farà ad uscire dalla stagnazione dove si è impantanata ormai da anni, nonostante le previsioni rosee di Monti e di Letta rivelatesi poi sbagliate, visti i numeri orribilmente vicini allo 0 che indicano il tasso di crescita del Paese negli ultimi tre anni.

Quello che, però, veramente di buono ha fatto Matteo Renzi, senza incertezze e dimostrando grande coraggio, lo abbiamo visto di recente, quando ha praticamente ricondotto i sindacati ad una realtà precedente il ’68 e molto più consona alla loro autentica natura. Perché i sindacati sono nati per rappresentare i lavoratori nella dialettica sociale con le loro controparti, private e pubbliche, e non per condizionare attraverso la concertazione le scelte legislative dei governi.

Con l’ autunno caldo del ’69 iniziò appunto un ciclo storico, durante il quale la Triplice sindacale usava l’arma dello sciopero generale per chiedere di modificare leggi approvate o, peggio ancora, in via di approvazione nel Parlamento. Non si facevano lotte per migliorare le condizioni dei lavoratori, ma per cambiare la società in direzione di un egualitarismo che si è rivelato nefasto, basti pensare all’ apertura indiscriminata delle facoltà universitarie a tutti i diplomati.

Per più di un trentennio abbiamo dovuto subire la concertazione, per la quale ogni governo doveva necessariamente passare attraverso le forche caudine dei sindacati. Addirittura nel più grande partito della sinistra, prima Pci e infine Pd, si era creata una “cinghia di trasmissione” per cui la politica della Cgil influenzava automaticamente le sue scelte, tanto che personaggi come Cofferati e Damiano potevano tranquillamente passare dalle poltrone sindacali agli scranni parlamentari. Ma finalmente Renzi ha interrotto questo metodo e, se continuerà così, forse riporterà il mondo sindacale a svolgere la sua antica funzione, che non è fare politica, bensì tutelare gli interessi dei lavoratori delle varie categorie. Sarebbe un bene per tutta la nostra società, e di questo bisognerà dargli atto.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

3 Comments

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  • Se il Governo Renzi fosse credibile proprio dalle partecipate e municipalizzate ( 34 miliardi di debito per il 2013 certificato dalla corte dei conti ) doveva iniziare con la revisione della spesa . Poi svecchiare anche il sindacato oramai obsoleto e inadatto alle nuove esigenze dei lavoratori . Purtroppo così non è e quindi avremo un autunno caldo che non favorirà il dialogo e la comprensione reciproca delle parti .

    andrea 4 anni ago Reply


  • Sinceramente sig.Riviello tutti questi segnali positivi che vede lei con la legge di stabilità espansiva del governo Renzi non li vedo. Anche l’ISTAT afferma : ” nel 2015 e 2016 avrà effetto zero su crescita e PIL ” . Il ministro Carlo Padoan ,presentando la legge di stabilità non ha dato numeri precisi relativamente all’impatto sul PIL . Inoltre in base alle previsioni di Bruxelles , Roma ( L’Italia ) non riuscirà a raggiungere l’obbiettivo del pareggio di bilancio nel 2017. Il debito pubblico toccherà nel 2015 un picco del 133,9 % del PIL . Con questo quadro sconcertante c’è poco da stare allegri sig. Riviello . Che cambi il sindacato ci importa poco se non cambia tutto il sistema del paese .
    Oppure siamo tutti dei gufi sig. Riviello ?

    andrea 4 anni ago Reply


    • Per carità, io non credo al “gufismo”, anzi sono come lei molto allarmato per quello che ci dice l’ Istat . Infatti ho detto “alcuni segnali” non “tutti questi segnali”, e poi mi sembrava di aver spiegato, riprendendo l’economista N.Rossi, che la manovra necessaria sarebbe dovuta essere molto più consistente, soprattutto laddove non è stato fatto niente: aziende partecipate comunali e regionali, la patria degli sprechi.

      Roberto 4 anni ago Reply


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