C’ era una volta la scuola italiana

Al liceo classico Giulio Cesare di Roma, due professoresse democratiche (è una tipologia specifica del corpo docente italiano, nata e cresciuta nel post-sessantotto) hanno pensato bene di far acquistare e leggere ai loro studenti del ginnasio il romanzo “Sei come sei” di Melania Mazzucco, che racconta la storia di una famiglia “normale” (per l’autrice) composta da due padri gay e una figlia nata grazie all’ utero preso in affitto da una donna dell’ est, dietro generoso compenso.

Le professoresse democratiche, come tutte quelle che a scuola arrivano sempre con Repubblica sotto il braccio e un giorno sì e uno no parlano di diritti civili e lotta all’omofobia, hanno poi chiesto ai ragazzi di scrivere un saggio breve (ora si chiamano così i temi ) a partire dalla celebre domanda retorica di papa Francesco (“chi sono io per giudicare?”) che, secondo loro, sarebbe l’ apologia più qualificata dell’ etica Lgbt.

Tanto per capirsi, con la sigla Lgbt si intendono tutte le varianti sessuali possibili e immaginabili tra gli esseri viventi, sulle quali è stata recentemente costruita una vera e propria cultura che le organizzazioni omosex stanno cercando di diffondere nella scuola, addirittura nella primaria, proprio con l’utilizzo di materiale elaborato ad hoc e, ovviamente, con l’ aiuto degli insegnanti e talvolta dei dirigenti conniventi.

E’ evidente che il romanzo in questione è una pubblicazione pro-gay perché vuole trasmettere l’idea che una famiglia come quella sopra descritta sia perfettamente accettabile e naturale. Le professoresse democratiche hanno poi spinto l’acceleratore della propaganda, fino al punto di leggere in classe una pagina in cui si descrive la “fellatio” tra due maschi adolescenti, come se fosse un affettuoso gesto di amicizia, chessò una stretta di mano o un abbraccio. E così è scattata la comprensibile denuncia da parte di alcuni genitori che hanno ravvisato un possibile tentativo di corruzione di minori, visto che gli studenti destinatari hanno tra i 14 e i 16 anni.

Fatta questa premessa e ricordando anche che opuscoli Lgbt in cui si spiega come fare sesso anale in modo protetto sono già stati distribuiti in altre scuole pubbliche da associazioni gay, vorrei mettere da parte la questione e, come si dice in questi casi, aspettare con fiducia che i giudici facciano il loro lavoro. Ma vorrei spiegare qualcosa sulla scuola pubblica italiana, che conosco molto bene.

La vicenda delle professoresse di un liceo che possono spendere del prezioso tempo scolastico leggendo e commentando un romanzetto rosa come quello della Mazzucco si spiega evidentemente con la loro formazione cultural-ideologica sinistrorsa, ma soprattutto col fatto che il lavoro degli insegnanti e delle scuole complessivamente non viene sottoposto ad alcuna verifica di merito.

Ora gli strumenti per controllare e quantificare il livello degli apprendimenti dei singoli studenti e il livello di efficienza delle scuole esistono, tanto è vero che i cosiddetti test Invalsi vengono già fatti a campione in alcune classi, però i loro risultati non hanno nessuna conseguenza pratica e neppure vengono resi noti. In Inghilterra, dove le scuole pubbliche sono valutate seriamente, dopo un certo periodo di continua negatività, i dirigenti vengono licenziati (ripeto: licenziati), le scuole chiuse e gli insegnanti trasferiti in altre scuole dove saranno costretti ad adeguarsi a standard più elevati, cioè a lavorare meglio.

Ovviamente lo stipendio, in un sistema meritocratico, dovrebbe essere commisurato alla qualità del lavoro prodotto, quindi non stipendi bassi e uguali per tutti com’ è adesso, ma composti da una parte fissa ed una parte aggiuntiva concessa sulla base di una valutazione oggettiva. Chi si oppone alla riforma della scuola pubblica mediante il sistema meritocratico? Beh, provate a indovinare: i sindacati, tutti i sindacati, confederali e autonomi, tutti compatti nel rifiutare la valutazione delle scuole e degli insegnanti.

Un’ultima cosa: il nostro premier Renzi ha detto che la scuola è la priorità di questo governo e quindi sono stati stanziati molti soldi per l’edilizia scolastica che dovrebbe ripartire già dall’ ormai vicina estate. Giustissimo, le nostre scuole sono vecchie e cadono a pezzi e talvolta, purtroppo, sulle teste di chi ci studia o ci lavora. Ma non basta riscostruire i controsoffitti: ci vuole una rivoluzione copernicana per cambiare la scuola pubblica italiana, e i suoi strumenti si chiamano meritocrazia, incentivi e valutazione.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

3 Comments

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  • Vero, Luca. Ho riletto. Volevo fare il simpatico. Il senso doveva essere questo: leggere un romanzetto rosa è una perdita di tempo. E’ vero. Per me, lo era leggere ” I Promessi Sposi”. Su questo la scuola italiana non transige. Ha fatto perdere del tempo prezioso a milioni di studenti.

    Enrico Martelloni 7 anni ago Reply


  • Concordo. L’hai presente una matassa di lana aggrovigliata con tanti nodi fitti e ben stretti? Questa è l’Italia. Una cosa l’aggiungo: in questa scuola è obbligo, dico obbligo, leggere ” I promessi Sposi”; che sia un insegnante sinistrorso o come ti pare. Certo dovevano essere etero davvero, per passare quei triboli cui nessuno frega nulla, fuori che a un folle innominato ed innominabile. Lo fanno passare per quello che non è, e nessuno al mondo conosce, in modo da farcene un rapporto anale perpetuo a chi a scuola è stato, va e continua ad andare.

    Enrico Martelloni 7 anni ago Reply


    • Commento oscuro e incomprensibile.

      Luca 7 anni ago Reply


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