Dagli al meteorologo

Il sindaco di Genova, Marco Doria, discendente molto chic di un’antica famiglia nobiliare convertitosi al marxismo e all’ ecologia, ha lanciato la solita accusa al dipartimento per l’ Ambiente che non aveva diramato l’ allerta maltempo. L’ assessore regionale ha poi passato il cerino alla Protezione civile, la quale a sua volta ha scaricato le responsabilità sui meteorologi che hanno sbagliato le previsioni e non sono stati in grado di annunciare l’ arrivo della “bomba” d’acqua. La conclusione sarebbe dunque : dagli al meteorologo.

Tre anni fa, per la verità, le previsioni meteo furono più precise, ma poi la sindaca di allora evidentemente non le prese sul serio, e le vittime risultarono molte di più. Questa volta è toccata a un infermiere di 57 anni, bloccato in un sottopassaggio, mentre esondavano il Bisagno e il Rio Ferreggiano, e la piena travolgeva il centro della città, portando l’acqua a quasi due metri d’ altezza.

Ma siamo certi che la colpa di questa tragedia annunciata sia degli algoritmi matematici e di chi li usa non sempre alla perfezione? Non è che i meteorologi stiano diventando il facile capro espiatorio, un po’ come gli untori manzoniani durante la peste del ‘600?

Sì, perché ora si scopre che dopo il disastro del novembre 2011 erano stati stanziati 35 milioni per regimentare le acque del Bisagno e, guarda caso, questi soldi non sono stati mai spesi. Queste benedette opere pubbliche, di cui oggi tanto si parla perché sarebbero una manna per i lavoratori disoccupati, anche laddove i fondi erano pronti, neppure sono partite, perché bloccate o meglio “affogate” nel fango della burocrazia italiana e della pessima amministrazione.

Prima si è messo di traverso il tribunale amministrativo della Liguria (i Tar, infatti, sono una delle piaghe peggiori della nostra giustizia), poi quando finalmente i ricorsi sono stati annullati, l’ ente preposto a far partire i lavori, ovvero la regione Liguria, ha abbandonato la pratica nel cassetto di qualche dirigente strapagato. E così veniamo al cuore di tenebra (come direbbe Conrad) di tutta la faccenda: d’autunno le precipitazioni sono ormai sempre più frequenti e di tipo tropicale, i meteorologi talvolta le prevedono e talvolta no, per cui non ci si deve basare solo sull’ allerta della Protezione civile per evitare i morti affogati in pieno centro cittadino. Bisogna che la Regione faccia per tempo le opere pubbliche necessarie alla cura dell’ ambiente, con particolare attenzione per l’ assetto idrogeologico del territorio.

Allora, anziché crocifiggere i matematici del meteo, bisognerebbe andare a cercare le responsabilità da un’ altra parte, nel Palazzo; e poi iniziare a chiedersi seriamente che fare di quei carrozzoni di potere, di spreco e di inefficienza talvolta criminale, che sono ormai le Regioni italiane.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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