Vecchia Fiom

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Ma il lavoro è veramente un diritto?

Evidentemente pensano che lo sia, gli sbandieratori rossi della Fiom che hanno sfilato sabato a Roma, guidati dai loro leader di ieri e di oggi, a cui si sono aggiunti Nichi Vendola, un bel pò di grillini e pochi (in verità) onorevoli del Pd di sinistra. Naturalmente c’era anche Rodotà, che per fortuna non è diventato il nostro Presidente e mai lo sarà.

Secondo il giovane Landini e il vecchio Cofferati, il lavoro sarebbe un diritto degli uomini, come la libertà di espressione o di culto, che si garantisce con un articolo della Costituzione e, in tempi di crisi, si ottiene con massicci investimenti pubblici.

E’ la vecchia favola inventata da un celebre economista inglese di nome Keynes che fu applicata negli USA dopo la grande crisi del ’29 ed ebbe un risultato importante: altri vent’ anni di recessione.

Praticamente l’idea è che, se non ci sono posti di lavoro, li può creare lo Stato. Come? Finanziando opere pubbliche: strade, ponti, gallerie, disboscamenti, rimboschimenti, canali, canaletti, canal grandi eccetera eccetera.

Ma lo fanno già in Sicilia, e da un pezzo. Lì, sapete, ci sono più forestali assunti dalla Regione di quanti ce ne siano in Tentino. Ma tanto, cosa importa? Mica paga la regione Sicilia, paga lo Stato italiano, cioè tutti noi.
Perché è questa la verità: per finanziare le opere pubbliche bisogna aumentare le tasse ai cittadini. E’ questo il trappolone.

Il lavoro vero, quello sano, non lo crea lo Stato con colpi di bacchetta magica, ma le imprese. A patto che si realizzino le condizioni per far lavorare le imprese.

Ecco cosa dovrebbe fare uno Stato moderno: liberare le imprese italiane dalla burocrazia, dall’imposizione fiscale assurda, dal cumulo di leggi farraginose che oggi le soffocano; e poi pagare i debiti della Pubblica amministrazione, come il governo Letta-Alfano ha giustamente iniziato a a fare,

E’ vero che la priorità oggi è il lavoro dei giovani, io lavoro con i giovani da trent’anni e conosco benissimo i loro problemi dopo la scuola. Ma non sarà certo mandandoli tutti a lavorare nei boschi o a costruire strade che si risolverà la questione della disoccupazione giovanile.

Serve molto di più: bisogna rivoltare questo nostro Paese come un calzino e fargli fare veramente un salto verso la modernità.

Le bandiere rosse della Fiom, ahimé, sanno veramente d’antico.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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