Una strana idea di Giustizia

monte dei paschi

Mentre, da un lato, le procure milanesi, le Corti d’ appello e per finire l’ alta Corte di Cassazione si sono adoperate con passione, scrupolosità e celerità per assicurare alla giustizia l’ imputato Silvio Berlusconi (da ieri condannato per frode fiscale in via definitiva non sulla base di prove dirette, ma solo in virtù del principio per cui “non poteva non sapere”); da un’ altra parte stiamo assistendo, come su un doppio schermo televisivo, al ridimensionamento o meglio all’ annacquamento del processo contro l’ ex-vertice del Monte dei Paschi di Siena, accusato per ora soltanto di insider trading, ovvero di aver fornito informazioni riservate sull’ acquisto di Antonveneta al sindaco di Siena, Maurizio Cenni, e al presidente della Provincia di Siena, Fabio Cecchini.

Perché, dunque, siamo qui a parlare di strana giustizia o di giustizia strabica?

Proprio perché il suddetto principio del “non poteva non sapere”, che è stato introdotto nella prassi processuale solo in questi ultimi anni, viene applicato dai magistrati secondo criteri soggettivi e non di tipo generale, come dovrebbero essere le leggi in uno Stato di diritto.

Quindi, accettiamo pure la sentenza definitiva della Cassazione che conferma le due precedenti e consideriamo Berlusconi colpevole di aver frodato il fisco per il fatto che sono state riscontrate in Mediaset delle fatturazioni non regolari; perché le sentenze definitive vanno accettate e rispettate, punto e basta, senza gridare istericamente “al complotto” e senza dichiarare stupidamente la morte della democrazia italiana, che è sopravvissuta a momenti storici ben più drammatici.

Ma al tempo stesso interroghiamoci sul fatto quantomeno strano che i pm, chiudendo l’ inchiesta principale sul Monte dei Paschi, abbiano sostenuto che non sia mai esistita una tangente, mentre le Fiamme Gialle stanno ancora cercando i famosi tre miliardi che fanno esattamente la differenza tra i 10 con cui Mussari e company hanno acquistato Antonveneta e i 7 che corrispondevano al valore reale della banca.

Perché nel caso del Mps la Procura si è mossa con tale passo felpato e soprattutto ha ignorato il principio del “non poteva non sapere”? Ma è chiaro, e ce l’ ha spiegato benissimo l’ ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, il quale ha raccontato ai pm come tutte le nomine al Monte venivano fatte solo con l’ approvazione dei vertici dell’allora Pd: Fassino, D’Alema, Bersani, Veltroni. Tutto quello che accadeva al Monte, come pure la scelta di nominare Mussari alla presidenza, veniva prima discusso e avallato nella sede del Partito democratico.

Ecco perché i dirigenti del Pd “non potevano non sapere” che l’acquisizione di Antoveneta era avvenuta ad un prezzo molto superiore al valore stimato.

Ed ecco perché in questo caso i pm non hanno ipotizzato la tangente, perché poi avrebbero dovuto tirare in ballo lo stesso principio e di conseguenza coinvolgere i pezzi da novanta del Partito.

Un momento… ma questa storia non vi sembra di averla già sentita? Non successe così anche negli anni di Mani Pulite quando sotto processo finirono Craxi e Forlani, i leader del Psi e della Dc, i quali “non potevano non sapere” che i loro partiti si finanziavano in modo illecito, mentre i vertici del vecchio Partito comunista non furono mai neppure sfiorati da quel tipo di accuse pur in presenza di valigette cariche di banconote che arrivavano puntualmente a Botteghe Oscure?

E’ vero, sembra un copione già scritto, un film già visto. Ma la storia questa volta potrebbe riservare un finale molto diverso: innanzitutto perché l’ Europa ci sorveglia attentamente, e poi perché un grande uomo di Stato, Giorgio Napolitano, tiene ancora ben saldo il timone e dirige la nave. Staremo a vedere.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

3 Comments

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  • Tutti i reati hanno sempre un movente, tutti i reati hanno sempre chi si avvantaggia da quel reato. Ora, io non sono un legale, e neppure conosco bene la vicenda che ha portato alla condanna per frode fiscale il Sig. Berlusconi, quindi forse parlerò da ignorante, ma una domanda mi viene spontanea: ” Chi si è avvantaggiato, chi ha avuto benefici economici, denaro contante,da questa frode fiscale?. Il povero ragioniere di turno, il dirigente dell’ufficio che ha dirottato quei soldi su un suo conte personale, il portiere, la segretaria del capo? Niente di tutto questo. I soldi sono finiti al proprietario di Mediaset. Silvio Berlusconi. Che gli ha usati, senza sapere la loro provenienza. Non sapeva, era all’oscuro di tutto. Francamente, non è credibile. Ammesso poi che non sapesse nulla, perchè una volta che il reato è stato scoperto non ha denunciato le persone che facendo questa frode con fatture false, gli derubavano soldi? Questo sarebbe stato più credibile, ed invece nulla. Se io fossi titolare di un azienda, e dei miei dipendenti frodassero, gli licenzerei subito e gli denuncerei per appropazione indebita. Come credo farebbe lei sig. Rivello. Ed invece, nessuna denuncia per appropazione indebita.
    Detto questo, considerato che io parlo come un ignorante, e non credo agli alieni, ai complotti massonici, e che Elvis sia ancora vivo, faccio una semplicissima considerazione. L’ uomo è uomo, e se può frodare il fisco impunemente, generalmente lo fa. Anche se non ne ha bisogno. Anche se si chiama Silvio Berlusconi. Ci ha provato, gli è andata male. E per favore, non venite a dirmi che tutti i giudici ce l’hanno con lui. Ho già sentito questa storia quando andavo al ginnasio ed in genitori del mio compagno di banco, Mauro M., tutte le volte che prendeva un brutto voto dicevano che non era colpa di Mauro, ma dei professori che, cattivissimi, ce l’avevano con lui per non so quali motivi. Oggi Mauro è un affermato imprenditore.

    riccardo 6 anni ago Reply


    • Mi fa molto piacere sapere che il suo amico Mauro sia diventato un affermato imprenditore. Anche Berlusconi lo era, ma dopo essere entrato in politica si è beccato una cinquantina di processi. Un caso? Chissà…
      Saluti

      Roberto Riviello 6 anni ago Reply


  • Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta l’eco s’arisente

    tutti ar monno dovemo soffri’
    Si’ c’e’ n’anima che cerca la pace
    puo’ trovalla sortanto che qui….

    Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta l’eco s’arisente

    e nun ce vonno crede e nun ce vonno stà
    tre tribbunali e anni de processo so come di’
    “porello dicheno che sapeva tutto ma mica e’ vero”

    Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta l’eco s’arisente

    so’ cose fatte a su nasputa eppoi c’avea artro da fa’
    artro da pensa, A Mmubark vien un po’ qua! Porta pure la nipote va!

    Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta l’eco s’arisente

    Solo che a forza d’anna’ controcorente
    comincia a paremme strano pure er fiume
    che invece va pe’ la strada sua

    Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta l’eco s’arisente

    Capo netto 6 anni ago Reply


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