Quando la scuola dà lavoro agli studenti

saffi

Nel grigiore del panorama scolastico italiano, questa è davvero una notizia sorprendente che ci mette di buon umore: l’ Istituto alberghiero di Firenze “Aurelio Saffi” abbandona la via dell’insegnamento tradizionale e, tramite un’ apposita fondazione, si trasforma in impresa dando vita ad un ristorante vero e proprio, “La prova del Nove”, situato in via dei Conti 9, dove lavorano solo suoi studenti ed ex-studenti.

Non si tratta di una semplice novità, bensì di una vera e propria rivoluzione che infrange il tabù radicatosi ormai da qualche decennio nel nostro Paese, contribuendo non poco alla creazione di quel mostruoso tasso di disoccupazione giovanile intorno al 40%, per cui scuola e mondo del lavoro dovevano essere due compartimenti stagni, rigidamente divisi da una scansione temporale e da ordinamenti legislativi. Come a dire, i giovani italiani prima finscono la scuola e poi possono andare a cercarsi un lavoro, con i risultati che ben conosciamo, tra i quali un elevatissimo abbandono scolastico anche in regioni come la Toscana.

Il ” Saffi”, con la sua coraggiosa iniziativa fortemente voluta dal suo illuminato dirigente Valerio Vagnoli, sta facendo quello che ormai è la norma in un grande paese come la Germania, dove i ragazzi studiano e lavorano in un percorso che continuamente si intreccia e si arricchisce di nuove esperienze.

Scuola e mondo del lavoro devono iniziare a comunicare anche qui da noi, perché i nostri studenti imparino come inserirsi in una società che ormai richiede flessibilità e conoscenze torico-pratiche.
L’ alternanza scuola-lavoro, che attualmente nelle scuole italiane è prevista solo per alcuni indirizzi e per una durata molto limitata di ore, deve invece diventare un metodo di apprendimento durante tutto il percorso delle scuole superiori, dagli istituti professionali ai licei. Nell’ ultimo anno di studi, poi, potrebbe essere ampliata nella direzione dell’inserimento lavorativo e trasformarsi in un vero e proprio strumento di impiego, come l’ esperienza del “Saffi” dimostra che è possibile fare.

Anche per gli studenti che intendono continuare il loro percorso all’università, l’alternanza potrebbe offrire molte opportunità per il futuro e comunque servire da orientamento.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

1 Comment

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  • Caro Roberto,
    questo nuovo tipo di impostazione scolastica, studiare e lavorare, è da eretici, da abiura, da bruciare al rogo senza neppure un processo.
    Se insiste su queste insane teorie, si farà nemici tutti i suoi colleghi.
    Cosa vuole che gli ne importi alla maggioranza di chi lavora nella scuola, se gli studenti riusciranno poi a trovare un posto di lavoro?
    Nulla.
    La sola cosa importante è lo stipendio sicuro a fine mese.
    Non sarà alto, ma considerato lo sforzo fatto da molti addetti all’istruzione, non tutti, e i loro privilegi, è anche troppo.
    E ho scritto addetti l’istruzione, e non professori o insegnati, di proposito.
    Le parole hanno un loro peso e significato.
    Certo non si può generalizzare, ma è innegabile che il maggior ostacolo ad un cambiamento in positivo della scuola, viene proprio da chi nella scuola ci lavora.
    Pensi che bello, avere Presidi trentenni, che ricoprono quel ruolo per le loro capacità, o insegnati, che oltre che insegnare, sanno anche fare quello che insegnano a livello pratico, e non solo in una nebuosa teoria.
    Aumenti di stipendio in base alle effettive capacità d’insegnamento, e non per semplice anzianità.
    Pensi che bello, potere abbattere il livello d’assenteismo o di malattie che fanno ammalare i prof., sempre, stranamente il fine settimana o l’inizio.
    Pensi che bello………………………………
    Caro Roberto, mi dispiace dirglielo, ma una volta, quando le classi erano piene di studenti, trenta per classe, senza computer, con meno insegnati, si studiava molto ma molto più di ora e, chi arrivava infondo agli studi, era molto più preparato di oggi.
    E trovava subito lavoro nel campo in cui aveva studiato.
    Oggi giorno invece, la negligenza ha preso il posto dello zelo, il demerito dell’essere meritevole, la mediocrità dell’eccellenza.
    E lo chiamano progresso.

    riccardo 6 anni ago Reply


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