Loris Sandrucci artista del sacro

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Al Palazzo Pretorio di Figline sono esposte fino al 28 luglio, in una collettiva, alcune opere vecchie e nuove di Loris Sandrucci, l’ artista che ha innalzato la tecnica del collage a risultati poetici ed espressivi raramente raggiunti prima.

Sono collage che assemblano liberamente materiali plastici contaminandoli con interventi pittorici diretti, ma con una sapienza ed una maestria che sembrano provenire direttamente dalla più nobile tradizione artigianale toscana.

Che da giovane Loris Sandrucci abbia lavorato il vetro, la pelle, il metallo e finanche impastato dolci è una storia ben nota divenuta ormai leggenda metropolitana, che però da sola non spiegherebbe la genesi di un’ arte povera e al tempo stesso così barocca nel dispiegamento di colori, forme e invenzioni.

Per capire come sia nata, da quale forza vulcanica totalmente originale nonché autodidatta si sia sprigionata, bisogna far ricorso ad un’ altra storia, che va oltre le botteghe degli artigiani valdarnesi e le fabbriche nate nel dopoguerra, e si ricollega alla tradizione medievale e rinascimentale dell’ arte sacra che trova momenti di espressione altissima nella collegiata di Santa Maria con “La Madonna in trono col Bambino” del Maestro di Figline e, nel museo attiguo alla pieve di Cascia, con il “Trittico di San Giovenale”, capolavoro assoluto del giovane Masaccio.

E proprio guardando ancora una volta la “Madonna senza bambino” oppure il nuovo “Cristo-robot crocifisso”, mi accorgo che Loris Sandrucci è profondamente e radicalmente un artista del sacro, o meglio dell’ assenza del sacro nel mondo contemporaneo.

Quello di Loris è un grido disperato che ci attraversa e ci percuote visceralmente, e ci costringe a interrogarci sulla nostra fede, laica o religiosa che sia. Siamo ancora capaci di credere? E’ possibile oggi credere?

Le braccia della Madonna che stringono il buco nero dell’ assenza di Cristo sono, dunque, una notevole icona del XXI secolo, sacra e dissacrante al tempo stesso, che andrebbe sicuramente collocata in un museo dell’ arte contemporanea.
Quel museo che, si spera, potrebbe nascere un giorno a Figline, se il palazzo delle ex-scuole Lambruschini risorgesse a nuova vita: un museo in cui le opere di Sandrucci meriterebbero di essere conservate per sempre.

Ecco un compito epocale per i futuri amministratori del Comune unico di Figline-Incisa.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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