La scuola abbandonata

abbandono scolastico

Gli esami di maturità sono da poco terminati ed è naturalmente subito iniziata l’ analisi dei risultati: quanti promossi, quanti bocciati, quali voti, perché, percome… Discussioni che si ripetono puntualmente tutti gli anni verso la metà di luglio, a conclusione di un rito sempre più obsoleto e, soprattutto, lontano dalla realtà.

Perché la realtà della scuola superiore italiana è molto più grave di quello che appare dai risultati degli esami che comunque si riferiscono solo a coloro i quali, bene o male, sono riusciti a portare a termine il loro percorso di studi.

Ma il dato ufficiale, davvero allarmante dal punto di vista sociale, è che in Toscana la media degli abbandoni scolastici, ovvero degli studenti che si perdono per strada tra i 15 e i 19 anni, è del 18,6% ; una media, dunque, ancora più alta di quella nazionale che si attesta sul 18,2. Questi dati raccolti dall’ Istat stanno a dimostrare che il sistema complessivo della scuola superiore italiana è praticamente un mezzo fallimento, se si considera che il tetto massimo degli abbandoni previsto dall’ Unione europea non dovrà superare il 10% entro il 2020, e inoltre che il modello di istruzione voluto dalla Regione Toscana va completamente rimesso in discussione.

Se ne accorge, anche se con un bel pò di ritardo, lo stesso Giovanni Di Fede, assessore provinciale all’ istruzione, che in un’intervista a Repubblica dell’ 11 luglio ammette candidamente: “Stiamo sbagliando tutto”.

Che cosa c’è, allora, che non va? In primo luogo l’ aver completamente smantellato il sistema della formazione professionale, mentre in una regione come il Trentino agli studenti che escono dalla scuola media è permesso di scegliere tra un percorso di istruzione e un percorso di formazione professionale con pari dignità; in secondo luogo aver trasformato gli istituti tecnici e professionali in semi-licei dove le materie tradizionali, umanistiche e scientifiche, sono molto presenti e i laboratori sono solo una parte del percorso formativo. Risultato: tutti quegli studenti che avevano scelto istituti tecnici o professionali sperando di trovare una scuola consona alle loro capacità e ai loro desideri, anziché andare avanti ed imparare un mestiere, vengono fermati già al primo o al secondo anno in percentuali elevate e molti di loro finiscono con l’ abbandonare del tutto la scuola: ogni tipo di scuola.

E’ inutile ricordarlo, in Austria e in Germania esiste da tempo un sistema scolastico in stretto contatto col mondo del lavoro, un sistema nel quale la formazione professionale non è considerata, come da noi, uno strumento di sfruttamento e di discriminazione, ma un canale privilegiato e altamente qualificato per entrare a pieno titolo nella società.

In Italia la vecchia ideologia di sinistra, a partire dagli anni settanta, ha praticamente portato alla dequalificazione della nostra scuola. E questo non lo dico soltanto io: lo sostiene anche l’ assessore Di Fede, che si definisce un vero “uomo di sinistra”.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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